Bossi

Bossi

Giuseppe Bossi

(Busto Arsizio 1777-Milano 1815) 

Enea indossa le armi in procinto di accorrere alla vana difesa di Troia, ormai caduta

1795-1800 circa 

Matita, penna a inchiostro bruno, acquerello a inchiostro grigio su carta, mm 352 x 480 

Al verso tracce di matita 

Provenienza: Italia, collezione privata 

 

La scena, liberamente tratta dal secondo libro dell’Eneide, rappresenta Enea che indossa le armi per tentare la vana difesa di Troia, ormai preda della strage e della distruzione.

In dialogo con i rilievi virgiliani di Canova, la Morte di Priamo e Achille che restituisce Briseide, il disegno spetta verosimilmente al primo soggiorno romano di Bossi (1795-1800). Da quei modelli recupera la composizione a bassorilievo su sfondo astratto, pur chiaroscurata con efficaci esiti pittorici, e la centralità del nudo eroico maschile.

Come emblematica figura di artista e poeta, Bossi considerava centrale il rapporto tra le arti figurative e le fonti letterarie. Il poema virgiliano poteva dunque sollecitarlo a indagare le diverse attitudini e psicologie compresenti in quel momento concitato: la cupa astanza di Panto, che ha appena riferito della rovina della città, l’inquieto sgomento di Enea, che dopo aver assistito alla cruenta morte di Priamo si risolverà alla fuga per salvare la stirpe, l’inconsapevole fierezza di Astianatte di fronte al coraggio del padre, i severi ammonimenti di Creusa destinata poco dopo ad apparire all’eroe come ombra e “triste simulacro” e infine la disperata invocazione di Anchise a Giove.

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