Bistolfi: Filosofo

Bistolfi: FilosofiLeonardo Bistolfi

(Casale Monferrato (AL) 1859 – La Loggia (TO) 1933)

Testa di Filosofo

1900 ca.

bronzo cm 33,6 x 35,6 x 14

base in travertino cm 46,6 x 44 x 20

siglato in basso a sinistra LB +

La testa in bronzo è un particolare della figura del Filosofo (o del Pensiero) appartenente al gruppo scultoreo in marmo per il monumento funebre al senatore Tito Orsini morto nel 1899.

Conosciuto come La Croce, il monumento sepolcrale fu commissionato dalla figlia, la contessa Dattili della Torre-Orsini ed inaugurato, nel Cimitero Monumentale di Staglieno a Genova[1], il 19 gennaio del 1907.

La scultura, già in opera nel 1901, ebbe una certa risonanza quando il modello in gesso fu esposto alla personale dello scultore alla Biennale di Venezia del 1905[2] ottenendo un quasi unanime consenso di critica.

Si tratta di una complessa allegoria[3] costituita da undici figure in altorilievo che formano un unicum narrativo posizionato tra l’alto basamento e la grande croce della parte superiore.

Da sinistra il Filosofo (o il Pensiero) accanto all’Amor Filiale, composto da una madre piangente sul petto del figlio, a seguire la Giovinezza che getta fiori sull’Infanzia rappresentata da due putti che osservano smarriti il Dolore, chino con il volto tra le mani. Più a destra la Maternità e, sullo sfondo, la Fede con lo sguardo rivolto verso la croce; in ultimo, a chiudere la composizione, il Lavoro con la vanga e lo sguardo rivolto in lontananza.

Sono anni questi, in cui si fa sempre più strada una nuova e civile concezione della morte, in cui il tema del compianto acquista una dimensione collettiva ed il dolore porta ad una riflessione più generale sulla morte. Scompare la figura del defunto e ai familiari si sostituiscono, sempre più di frequente, immagini allegoriche di dolenti. Bistolfi d’altronde aveva sempre rivendicato, pur nell’ambito di un’estetica simbolista, l’importanza della funzione sociale dell’arte.

Proprio negli anni in cui realizza il Monumento Orsini è sempre più evidente nelle sue opere, il passaggio da uno stile vicino alle morbide sinuosità del liberty, ad una produzione caratterizzata da una plastica più robusta e vigorosa in cui, in particolare nei corpi maschili, è presente la suggestione delle tendenze neo-rinascimentali e michelangiolesche oltre l’eco delle opere di Rodin, la cui fama si consolida in Italia dopo la partecipazione alla quarta biennale di Venezia del 1901, dove gli viene dedicata una sala personale.

Dallo studio degli schizzi e dei taccuini oltre che di alcuni scritti emerge come l’iter creativo dell’artista prevedesse pochi passaggi: una volta concepito il bozzetto in piccole dimensioni, in cui l’idea iniziale prendeva forma facendosi plastica, lo scultore passava direttamente alla realizzazione dei modelli in gesso a grandezza definitiva.

Presso la Gipsoteca Leonardo Bistolfi sono conservati due interessanti bozzetti del Monumento funerario per Tito Orsini: uno, in cui è ben chiara l’idea compositiva definitiva, l’altro, in cui, con un modellato morbido e più sbozzato, prende forma il gruppo di sinistra, composto da tre figure tra le quali anche quella del Filosofo[4].

Un modello in gesso è conservato presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino[5], mentre una replica, sempre in gesso, viene donata dallo scultore nel 1905 al Museo Revoltella di Trieste[6]. Nel 1915 Bistolfi dona alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma un secondo monumento in marmo, in deposito presso la chiesa di San Domenico ad Alba dal 1949[7].

La felice realizzazione della composizione è evidente anche nella diffusione di alcuni particolari, come quello della testa del Filosofo, divenuto poi motivo iconografico autonomo[8]. Un volto maschile di tre quarti, non idealizzato, con lo sguardo rivolto verso il basso e l’intensità di chi è “vigile e raccolto, muto ed eloquente, alla guisa delle cose che per più parlare più si celano”[9].

Antonella Dell’Ariccia

 

[1] La tomba è situata nel porticato inferiore a levante, nicchione CXXI.

[2] Sesta Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, Catalogo illustrato, Premiato Stabilimento Carlo Ferrari, Venezia 1905, pp.79 – 80, n.8.

[3] L’interpretazione della composizione si deve a Paolo De Gaufridy in Leonardo Bistolfi a Genova: La Croce in Il Caffaro, 20 dicembre 1906.

[4] Germana Mazza (a cura di), La Gipsoteca Leonardo Bistolfi, Le Collezioni del Museo Civico di Casale Monferrato, 2001, Inv. 316, 7291, pp. 140 – 141.

[5] Alfonso Panzetta, La Croce in Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Il Novecento, Catalogo delle Opere Esposte a cura di Rosanna Maggio Serra e Riccardo Passoni, Fabbri Editori, Milano 1933, p.93. Inv. S/357.

[6] Inv. 801

[7] Inv. 1701

[8] Un gesso, particolare del modello della testa del Filosofo si trova sempre presso la Gipsoteca Bistolfi (inv. 7292). Un marmo è stato esposto alla Galleria Al Portale a Casale Monferrato nel 1983; ed un’altro, montato su una base in travertino, si trova in collezione privata a Torino.

Cfr. Sandra Berresford, Monumento Sepolcrale per il Sen. Tito Orsini in Rossana Bossaglia e Sandra Berresford (a cura di), Bistolfi 1859 – 1933, il percorso di uno scultore simbolista, catalogo della mostra Casale Monferrato, chiostro di Santa Croce, palazzo Langosco, 5 maggio – 17 – giugno 1984, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1984, p. 228.

[9] P. De Gaufridy, op.cit. 1906.

 

Bibliografia

Sesta Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia, Catalogo illustrato, Premiato Stabilimento Carlo Ferrari, Venezia 1905, pp.79 – 80, n.8.

Paolo De Gaufridy, Leonardo Bistolfi a Genova: La Croce in “Il Caffaro”, 20 dicembre 1906.

Rossana Bossaglia e Sandra Berresford (a cura di), Bistolfi 1859 – 1933, il percorso di uno scultore simbolista, catalogo della mostra Casale

Monferrato, chiostro di Santa Croce, palazzo Langosco, 5 maggio – 17 – giugno 1984, Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1984, pp. 84 – 85, 228.

Rosanna Maggio Serra e Riccardo Passoni (a cura di), Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Il Novecento, Catalogo delle Opere Esposte, Fabbri Editori, Milano 1993, pp. 89 – 96.

Franco Sborgi, Staglieno e la scultura funeraria ligure tra Ottocento e Novecento, Artema, Bologna 1997, pp. 3, 177 – 179.

Germana Mazza (a cura di), La Gipsoteca Leonardo Bistolfi, Le Collezioni del Museo Civico di Casale Monferrato, 2001, pp. 140 – 141.

Elena di Majo, Matteo Lafranconi, (a cura di), Galleria Nazionale dArte Moderna. Le collezioni. Il XIX secolo. Electa, Milano 2006, p. 399, inv. 1701.

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