Martini: spine sante

Martini: spine sante

Alberto Martini

(Oderzo 1876-Milano 1954)

Le spine sante
1897
penna di china su carta, applicato su carta di supporto, 158 x 345 mm
firmato e datato in b. a d. sul cartiglio: AMartini 97; firmato, datato e iscritto sul supporto, in b. da s. a d., a penna: “ALBERTO MARTINI. 1897. | LE SPINE SANTE | “IL POEMA DEL LAVORO”
sul verso del supporto, etichetta: Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, Milano, esposizione Alberto Martini

Accanto alle serie di disegni ispirati a opere letterarie Martini affianca, nei suoi primi anni di attività, l’esecuzione di tavole dal contenuto più libero e autonomo, incentrate su temi sociali legati soprattutto alla vita dei campi. Inizialmente definito da Martini con il titolo La vita del lavoratore, il ciclo grafico del Poema del lavoro lo impegna tra il 1896 e il 1898. Un periodo, questo, in cui si trova contestualmente impegnato a illustrare il testo de La secchia rapita di Alessandro Tassoni  così come proseguire il suo lavoro per il ciclo della Corte dei miracoli, stilisticamente prossimo alla serie in oggetto. È un momento di forte produttività per Martini, che si traduce nel giro di pochi anni in un successo che supera i confini italiani, determinato soprattutto dal positivo accoglimento di queste tavole nel contesto espositivo europeo. Certamente non estraneo ai dibattiti idealistici e sociali attivi nell’ultimo quarto di secolo in Italia, Martini rappresenta i suoi lavoratori come personaggi fuori dal tempo, partecipi di una sofferenza collettiva, pervasi da un sentimento malinconico e nostalgico verso la propria esistenza. Il canto dei contadini al crepuscolo si tramuta così in una mesta celebrazione del giorno che muore, pensata per scongiurare le incertezze e le paure dell’avvenire. Nelle Spine sante, invece, la dedizione e il sacrificio lavorativo dei boscaioli viene idealmente paragonato da Martini alla sofferenza di Cristo, che irrompe al centro del disegno come una salvifica e provvidenziale visione. Un richiamo alla religiosità cristiana che torna ancora nel foglio intitolato L’apostolo, che nella resa dei personaggi si dimostra il più prossimo ai contestuali lavori per La corte dei miracoli. I tre disegni, datati 1897, appartengono tutti al nucleo primigenio del ciclo. Un gruppo di tavole che Vittorio Pica, nel 1904, ricorda come appartenenti alla serie “esposta nel 1898 a Torino e poi nel 1902 a Roma, […] adesso in parte a Saint-Louis”.

Alessandro Botta

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