Matteini: giovinetta

Matteini: giovinettaTeodoro Matteini

(Pistoia, 1754 – Venezia, 1831)

Ritratto di giovinetta con medaglione

1797

Olio su tela, 67 x 49,5 cm

Firmato e datato in basso a destra: “Teodoro Matteini  / f.[fece] in Berg.[amo] / 1797”

Provenienza: Bergamo, collezione Davide Cugini; Bologna, collezione Eugenio Busmanti

 

 

All’ombra di una quinta boscosa, che si apre in lontananza verso l’orizzonte montuoso illuminato dalla luce rosata de tramonto, una giovinetta dalla candida veste altocinta siede su una roccia erbosa, in atteggiamento melanconico, con il capo teneramente reclinato e  il dolce sguardo  pensoso. Appoggiata al tronco di un albero avviluppato da tralci di edera, simbolo di fedeltà e di eterna  passione, stringe nella mano sinistra un medaglione con il profilo in miniatura dell’amato lontano, nel quale va riconosciuto con certezza, grazie ai particolari dell’uniforme, in tessuto blu, con alto colletto rosso, un ufficiale francese dell’Armée di Bonaparte all’epoca della sua prima folgorante campagna d’Italia.

Come documenta l’iscrizione autografa tracciata dal pittore in bella evidenza  sulla roccia, in basso a destra, l’opera fu eseguita dal pistoiese Teodoro Matteini, nel fatidico anno 1797, a Bergamo, dove il 13 marzo i rivoluzionari locali posero fine, con l’appoggio francese, al plurisecolare dominio della Repubblica di Venezia sulla città e sul suo territorio.

L’incantevole teletta, di altissima qualità pittorica e dalla raffinatissima cromia, sobriamente giocata nella gamma dei bruni, dei verdi e dei grigi, in perfetto equilibrio con il tenero incarnato e con il candore dell’ampia veste dell’effigiata, assisa in primo piano, al centro della composizione, si connota come uno dei migliori esempi della ritrattistica di Matteini, che alla più tradizionale esecuzione di effigi a mezzo busto, a grandezza naturale e su fondo unito, giocate sulla sapiente resa naturalistica e psicologica dei soggetti, affiancava con successo la produzione di questi seducenti ritratti a figura intera di piccolo formato, per lo più ambientati all’aperto, di forte intonazione sentimentale e di gusto anglicizzante, accostabili alle coeve produzioni ritrattistiche di Giovanni Battista Dell’Era, Jacques-Henri Sablet e Louis Gauffier, ch’egli aveva preso a dipingere verso la fine del suo quasi trentennale soggiorno nella Città Eterna, iniziato nel 1770.

Abbandonata Roma nel 1794 per raggiungere Firenze e quindi Milano (1795-1796) e Bergamo, dove risiedette tra il giugno 1796 e il gennaio-febbraio del 1798, Matteini si stabilì entro il marzo di quell’anno a Venezia, dove risiederà stabilmente – dopo una parentesi padovana protrattasi per pochi mesi, tra l’estate del 1799 e il gennaio 1800 -, divenendo titolare, nel 1807, della prestigiosa cattedra di pittura nella rifondata Accademia di Belle Arti, dove sarà apprezzato maestro di un’intera generazione di pittori; basti citare i nomi di Odorico Politi, Giovanni Demin, Francesco Hayez  – che lo ricorderà nelle sue Memorie con parole d’affetto e di stima[1] -, Ludovico Lipparini, Michelangelo Grigoletti, Placido Fabris e Cosroe Dusi[2].

Tra la quindicina di prove ritrattistiche di Teodoro Matteini eseguite con certezza nel corso del suo soggiorno bergamasco a tutt’oggi tornate alla luce[3], due sole altre effigi rispondono all’accattivante tipologia dall’aggiornata cifra internazionale del nostro dipinto: il Ritratto di giovane signora con foglio di musica, firmato e datato “Teodoro Matteini fece / in Bergamo 1797” (Venezia, Gallerie dell’Accademia, in deposito dal 1938 a Ca’ Pesaro; fig. 2)[4], e il Ritratto di giovane repubblicano, firmato e datato in modo lacunoso (1796 o 1797?), “[Teodoro] Matteini / F. in Bergamo / 179[?]” (Roma, Museo Napoleonico; fig. 3)[5], più correttamente identificabile come un Ritratto di giovane ufficiale dell’armata francese, grazie all’individuazione del colore blu della giacca[6], apparentemente nera a causa dell’alterazione del pigmento pittorico, nel quale saremmo tentati di riconoscere il pendant dell’opera in esame. Ma va ricordato anche il Ritratto di giovinetta con lettera (Venezia, Gallerie dell’Accademia, in deposito dal 1938 a Ca’ Pesaro; fig. 4)[7], che pur essendo tradizionalmente datato al 1802, sulla base di un’iscrizione a nostro avviso male interpretata, oggi non più leggibile, va collocato anch’esso al 1797, per l’evidente somiglianza, sia nell’impianto compositivo sia nella figura della giovane effigiata, con la nostra teletta.

Il dipinto, pervenuto per via ereditaria all’avvocato Davide Cugini, celebre giurista bergamasco del Novecento, notissimo mecenate, storico dell’arte, e collezionista di arte antica e contemporanea, passò nel corso degli anni novanta del secolo scorso al mercato antiquario della sua città (Galleria Michelangelo – Galleria d’Arte Due Bi), e quindi a quello di Milano (Carlo Orsi)[8], venendo acquistato nel 1997 dal collezionista e storico dell’arte bolognese Eugenio Busmanti, prematuramente scomparso nel  novembre 2018.

 

Bernardo Falconi

 

Bibliografia:

Enciclopedia Universale SEDA dell’Arte Moderna, Milano, Istituto per la diffusione delle arti figurative, 1969, p. 1773 (ill. a colori); Vincenzo Bonomini. I disegni, i Macabri, l’ambiente, catalogo della mostra, a cura di Renzo Mangili, Bergamo, Accademia Carrara, 22 maggio – 21 giugno 181, Bergamo, “Monumenta Bergomensia”, 1981, pp. 24, 27; Nina Gori Bucci, Matteini, Teodoro, in La Pittura nel Veneto. L’Ottocento, II, Milano, Electa, 2003, pp. 758-761, in particolare p. 759; Nina Gori Bucci, Il pittore Teodoro Matteini (1754-1831), Venezia, Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2006, pp. 162-163, 366, cat. 4.

[1] “Intanto sotto la direzione del Pr.[ofessore] Matteini io avanzava ne’ miei studi che indefessamente continuavo con grande amore: l’insegnamento di questo maestro era ben diverso dagli altri ch’io aveva avuto. Scolaro come egli era stato del Batoni (pittore esimio benché sentisse un po’ dei tempi barocchi), Matteini camminava per una strada più pura del disegno e aveva per massima  d’insegnare ai giovani il vero bello. Aveva molto amore per la gioventù ed insegnava con passione, e se avessi a dire fra gli studenti mi prediligeva” (Francesco Hayez, Le mie memorie, a cura di Fernando Mazzocca, trascrizione di Caterina Ferri, Vicenza, neri Poazza, 1995, p. 40).

[2] Giuseppe Pavanello, Venezia: dall’età neoclassica alla ‘scuola del vero’, in La pittura nel veneto. L’Ottocento, I, Milano 2002, pp. 13-94, in particolare pp. 13-21

[3] Nina Gori Bucci, Il pittore Teodoro Matteini (1754-1831), Venezia, Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 2006, pp. 146-147, 366, 378-379, 383, 389, 391. Per la ritrattistica di Teodoro Matteini si vedano anche: Bernardo Falconi, Ritratto della famiglia dell’avvocato Giovanni Battista Cromer, 1805-1807, collezione privata (scheda in Da Canova a Modigliani. Il volto dell’Ottocento, catalogo della mostra, Padova, Palazzo Zabarella, 2 ottobre 2010 – 27 febbraio 2011, a cura di Francesco Leone, Maria Vittoria Marini Clarelli, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, Venezia, Marsilio, 2010, pp. 215, 285-286, cat. 118); Fernando Mazzocca, Bernardo Falconi, Nuovi ingressi nel catalogo di Teodoro Matteini pittore storico e ritrattista: Caio Gracco trattenuto dalla moglie Licinia all’incamminarsi che fa all’Aventino per sostenere la legge agraria; I ritratti di Louis Marie Auguste Denis-Lagarde e di Fanny Dervieu du Villars coi figli Auguste ed Eugène, in “Nuovi studi. Rivista di arte antica e moderna”, 16, anno XV, 2010, pp. 157-163, ill. XVI, XVII, 210-216

[4] Olio su tela, 63 x 50 cm (Gori Bucci 2006, cit., pp. 197, 383, cat. 32).

[5] Olio su tela, 66,5 x 51,5  cm (Bernardo Falconi, scheda in Napoleone e la Repubblica Italiana (1802-1805), catalogo della mostra, Milano, Rotonda della Besana, 11 novembre 2002 – 28 febbraio 2003, a cura di Carlo Capra, Franco Della Peruta, Fernando Mazzocca, Milano, Skira, 2002, pp. 177-178, cat. 77, non riprodotto; Gori Bucci 2006, cit., pp. 184-185, 378, cat. 21).

[6] Si ringrazia Marco Pupillo del Museo Napoleonico di Roma per la preziosa collaborazione.

[7] Olio su tela, 59 x 47  cm (Gori Bucci 2006, cit., pp. 197-198, 383, cat. 33).

[8] “Gazzetta Antiquaria”, Nuova serie, n. 32 – 1 / 1997, p. [7], ill. a colori).

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