Luigi Pampaloni - Ritratto di Maria Antonietta di Borbone, granduchessa di Toscana

Luigi Pampaloni - Ritratto di Maria Antonietta di Borbone, granduchessa di ToscanaLuigi Pampaloni
(Firenze 1791-1847)

Ritratto di Maria Antonietta di Borbone, granduchessa di Toscana

Marmo, cm 72,5 x 48,5 x 30

L’identificazione del busto, non firmato, è stata resa possibile dal confronto con l’identicoRitratto di Maria Antonietta di Borbone di Luigi Pampaloni, firmato e datato 1834, conservato nella Reggia di Caserta. L’opera era stata richiesta dal fratello della granduchessa, Ferdinando II Re delle Due Sicilie. Come riferisce Carlo Pontani, primo biografo dello scultore, essa fu apprezzata dal committente “per le sembianze dell’Augusta Sovrana […] così veracemente scolpite, che non lasciano alcuna cosa a desiderare” (Pontani 1839; Margozzi 1992, p.90).

Rispetto a quel prototipo, che lo scultore toscano dovette replicare, il ritratto qui esposto reca delle varianti nell’andamento dei capelli ondulati, privi qui del ricciolo davanti all’orecchio, e nella corona, egualmente ornata da gigli stilizzati, ma in questo caso dal profilo circolare anziché a punte. Che si tratti di un’opera autografa, oltre che dalle varianti, è testimoniato dalla qualità del modellato.

La destinazione ufficiale del busto di Maria Antonietta di Borbone (Palermo 1814 – Orth, Grunden 1898), seconda moglie di Leopoldo II di Toscana, si traduce in un’immagine di aulica distinzione e di sovrana compostezza. L’elegante partito del panneggio si compone di uno scialle legato sotto il seno e dell’abito fermato sulla spalla destra, scoprendo il collo dell’effigiata. La testa volge appena a sinistra. La sobria acconciatura, dalla scriminatura centrale e i capelli sfilati e ondulati, culmina in un crocchio posteriore, legato da due trecce.

L’equilibrio tra il dato della caratterizzazione fisiognomica e l’idealizzazione è in Pampaloni la lezione del naturalismo di Lorenzo Bartolini, di cui fu allievo. Oltre a soddisfare una clientela internazionale nei campi del ritratto, della scultura funeraria e di quella monumentale a destinazione pubblica (statue di Arnolfo di Cambio e del Brunelleschi per il Portico degli Uffizi, compiute nel 1830), Pampaloni affidò la sua fortuna a un genere di opere legate al tema dell’infanzia e svincolate dal tema classico, particolarmente apprezzate per il naturalismo e il contenuto sentimentale in un clima ormai romantico (Orfano, Bambina giacente, Fanciulla con le tortore, Fanciullo che scherza con il cane;W.Pennestri, Luigi Pampaloni, in Pinto 1972; Caputo Calloud 1981; Sisi 1999, passim).

Stefano Grandesso