Trifoglio: chirurgo Pieri

Trifoglio: chirurgo PieriLuigi Trifoglio

Roma 1888-1939 

Ritratto del chirurgo Gino Pieri 

1931 

Olio su tela, cm 130,5 × 109,5 

Firmato: “Trifoglio Roma 1931 

Bibliografia: Gino Pieri, Luigi Trifoglio ritrattista di medici, in Nicia. Rivista medica d’arte e varietà, A. X, n. 7-8, Milano 1940, pp. 5-9 (ill.)Un ritrattista di medici Luigi Trifoglioin “L’artista moderno. Rivista d’arte pura e applicata, 1942, pp. 11-12 (ill.).  

Interprete del ritorno all’ordine e del realismo magico, Trifoglio esordì nel 1910 alle mostre della Società Amatori e Cultori di Roma, mostrando suggestioni dalla metafisica di De Chirico. Espose nel dopoguerra alla Prima Biennale Romana del 1921 e, grazie al recupero della plasticità delle forme in composizioni di cui Ettore Camesasca avrebbe più tardi riconosciuto la matrice nella “sintesi di Piero della Francesca”, partecipò alla Prima Mostra del Novecento Italiano nel 1926, apprezzato dalla curatrice Margherita Sarfatti, seguita nel 1927 dalla mostra Dieci Artisti del Novecento Italiano e l’anno seguente dalla Biennale di VeneziaTra i protagonisti dell’astrazione “magica”, fu poi paragonato a Cavalli e Capogrossi nel 1933 al Circolo delle Arti e Lettere di Via Margutta 

Da un lato l’indole schiva, introversa e malinconica, poi la malattia, la tubercolosi, che lo portò a morte immatura nel 1939, tennero Trifoglio appartato dalle posizioni pubbliche del dibattito artistico. Artista raro e documentato da poche opere note, la sua pittura sofisticata severa ci è restituita dall’Autoritratto in nero della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e dalle nature morte dove collocava la maschera funeraria di Giacomo Leopardi come chiave interpretativa della sua visione interiore e filosofica.  

Giuseppe Pensabene nel 1940 avrebbe presentato la mostra personale postuma alla IX mostra del Sindacato laziale. Ma già nel 1933 su Emporium (pp. 370-372), aveva dato una chiave di lettura della sua pittura. “Negli ultime esposizioni romane hanno destato molto interesse le opere di Luigi Trifoglio; un artista che lavora da anni appartato, in una ricerca coscienziosa, approfondendo, per conto suo, i problemi della pittura moderna!”. Nei suoi dipinti Pensabene vedeva riassunte e superate le ricerche delle avanguardie europee, come rappresentazione degli “oggetti nella concretezza della loro materia: gli oggetti dotati di una realtà assai più intensa del vero e la cui spiritualità si manifesta (in senso modernissimo) come un massimo d’obiettivazione”. L’arte dunque non era vista come liberazione dalla materia, ma come estrema realizzazione della materia stessa: trasfusione ed identificazione dell’io nelle cose” 

Il ritratto del chirurgo Gino Pieri si rivela come una delle opere più rappresentative dell’artista. L’impaginazione frontale e simmetrica, la plastica ottenuta, come scriveva Virgilio Guzzi (Pittura alla II Quadriennale, in Nuova Antologia, 1 marzo 1935, p. 101), “per intuizione diretta dei volumi ed astraendo dal giuoco delle ombre”, i colori aridi, chiarissimi e luminosi, che ricordano la pittura murale, le aperture prospettiche misteriose sul fondo guardano a fonti figurative quattrocentesche, da Masaccio a Piero. La figura ieratica del medico, la fissità profonda del suo sguardo, la gravità dellespressione come quella del suo compito, rivelato dal corpo giacente in primo piano come in un’aulica deposizione laica, sembrano davvero investite nella loro astratta materialità dalla visione esistenziale dell’artista. Il dolore universale della condizione umana è evocato pur senza violare la serenità formale della scena.    

Il protagonista, Gino Pieri (Anagni 1881-Roma 1952) fu medico eminente per molti anni a Udinesorvegliato dall’Ovra per le posizioni politiche socialiste e ciononostante chiamato da Mussolini a Roma per subire un intervento tenuto segreto. Vicino agli ambienti partigiani friulani fu arrestato dalla Gestapo e poi liberato per trattare la resa dei tedeschi con il Comitato di Liberazione Nazionale. Nel 1946 fu eletto deputato tra le fila del Partito Socialista e fece parte dell’Assemblea Costituente.   

Stefano Grandesso  

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