Joseph Deym von Střítež, alias Jospeph Müller Wognitz,

Wognitz 1752–Praga 1804

Leonhard Posch

Fügen (Austria) 1750–Berlino 1831

Sir William Hamilton

ca. 1793

Cera policroma, con teca in vetro piombato su plinto in marmo Portoro Buono, h cm 39 (con piedistallo dorato)

Inscritto sul retro: “S.W.HAMILTON”

 

Il conte Joseph Deym von Strítez (Wognitz, 1752 – Praga, 1804), dopo aver intrapreso la carriera militare, abbandona l’esercito per motivi ignoti, forse in seguito a un duello, e – mutato il nome nel più anonimo Joseph Müller – ricompare a Vienna come scultore in cera. Non si hanno informazioni sul suo apprendistato, ma una notizia apparsa sul «Wiener Zeitung» del 6 febbraio 1793, cita un suo soggiorno in Francia dove avrebbe già realizzato figure in cera. Verso il 1791 si associa con lo scultore Leonhard Posch (Finsing, 1750 – Berlino, 1831) che, abbandonata la scultura in marmo per motivi di salute, si dedicava alla realizzazione di piccoli ritratti in cera e di medaglie. Come Posch ricorda nella sua autobiografia, a lui spettava il compito di realizzare le figure, che venivano colorate, vestite e fornite di capelli veri da Müller-Deym.

L’esposizione viennese che si teneva nel 1789 al Kohlmarkt e, pochi mesi dopo, sulla Stock-Im-Eisen-Platz, ottiene da subito un grande successo nonostante lo spiacevole episodio dell’intervento della polizia per la rimozione, su ordine dell’imperatore, delle figure di Maria Antonietta, del cardinale di Rohan e di Marie Nicole Leguay d’Oliva, i protagonisti, cioè, del celebre «affare della collana» che vide la regina falsamente accusata dell’acquisto di un costoso gioiello per il tramite del cardinale di Rohan e che fu uno dei prodromi della Rivoluzione francese. I rapporti tra Müller-Deym e la corte restano comunque buoni, al punto che gli viene concesso, nel febbraio 1790, di trarre un calco dal viso dell’imperatore Giuseppe II due ore dopo la morte e di mostrarlo nella sua esposizione. L’esposizione includeva, oltre alle figure in cera, oggetti da Wunderkammer, calchi in gesso di sculture classiche, automi e un organo meccanico che suonava una Trauermusik, una musica funebre composta appositamente da Mozart: la Fantasia in fa minore.

Nel 1792 Maria Teresa di Borbone, moglie dell’imperatore Francesco II, richiede le figure in cera a grandezza naturale della famiglia reale da inviare a Napoli alla madre Maria Carolina. Müller-Deym, dopo averle realizzate, ne cura il trasporto e si reca a Napoli con Posch. Nel novembre 1793 scrive da Napoli sul felice esito della consegna, specificando che le figure, molto apprezzate, sono state collocate negli appartamenti privati. Che il realismo delle figure in cera fosse stato effettivamente apprezzato a corte è testimoniato da una serie di lettere inviate nel mese di novembre e in quello successivo da Maria Carolina e dalla figlia Maria Cristina a Maria Teresa (cit. in Goudie 2013).

A Napoli, dove resteranno alcuni mesi, Posch e Müller-Deym realizzano i ritratti in cera della famiglia reale, che durante il loro soggiorno gli corrisponde un salario. Di queste opere ci restano il busto di Ferdinando IV di Borbone (Vienna, Österreichische Nationalbibliothek, Porträtsammlung, Bildarchiv und Fideikommissbibliothek), in parte snaturato da un pesante restauro ottocentesco, e quello di Maria Carolina ritrovato nei depositi di Palazzo Reale a Napoli e correttamente attribuito da Alvar González-Palacios (in Civiltà del ’700 1980, p. 258).

A Napoli i due artisti entrano in contatto con Sir William Douglas Hamilton, il celebre diplomatico, collezionista di antichità e naturalista britannico, e ottengono il permesso di trarre calchi dalla sua celebre collezione di vasi antichi. I vasi “etruschi” di Hamilton, capaci di condizionare l’intera cultura figurativa europea grazie alla pubblicazione in splendide tavole del 1766-67, diverranno nelle traduzione in cera una delle attrazioni dell’esposizione di Müller-Deym a Vienna e in un opuscolo per i visitatori del 1797 si poteva leggere “eine Sammlung von etwa 150 theils großen etrurischen Originalvasen, von denen Ritter Hamilton nebst dem berühmten Director Tischbein ein weitläufiges Werk, mit den Abzeichnungen der Figuren, publizirte” (Beschreibung 1797, p. 60).

Il busto qui presentato fu verosimilmente realizzato in quell’occasione, durante il soggiorno napoletano dei due artisti austriaci, quando Hamilton, che mostra sul petto l’insegna britannica dell’Ordine del Bagno, aveva 63 anni, un’età compatibile con quella apparente nel ritratto in cera. Suffraga questa cronologia ad esempio la rassomiglianza fisionomica con i due disegni rappresentanti Hamilton di Dominique Vivant Denon, eseguiti anch’essi a Napoli intorno alle stesse date (1782-1787).

Andrea Daninos ha generosamente suggerito l’attribuzione del busto ai due ceroplasti austriaci, indicandoci con grande disponibilità i dettagli della loro vicenda artistica e i rapporti con Sir William Hamilton. Nell’elenco delle opere oggi note riconducibili ai due, ci ricorda l’esistenza di un busto dell’Arciduca Joseph Anton Johann, firmato e datato 1793 (già Vienna, collezione Khöler Kollektion Dr. Köler 1917, p. 27, n. 180), realizzato in formato ridotto, inferiore al vero, alla pari del ritratto di Hamilton.

Bibliografia

Kollektion Dr. Köler, Wien, Kunstauktion C. J. Wawra, Wien, 30 gennaio 1917, p. 27, n. 180

Goudie 2013

A. Goudie, The Wax Portrai Bust as Trompe-l’oeil? A Case Study of Queen Maria Carolina of Naples, in «Oxford art journal», 1, 2013, pp.55-74

Civiltà del ’700 a Napoli 1734-1799, catalogo della mostra (Napoli, Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte, dicembre 1979 – ottobre 1980), II, Firenze 1980

A. Daninos, Atlante illustrato delle figure in cera conservate in Europa, in J. von Schlosser, Storia del ritratto in cera, a cura di A. Daninos, Milano 201, pp.212 -264

O. E. Deutsch, Count Deym and His Mechanical Organs, in «Music & Letters», 29, 2, 1948, pp. 140-145

A. Forschler- Tarrasch, Leonhard Posch (1750-1831) Portraitmodelleur und Bildhauer, Berlin 2002

G. Hatwagner, Die Lust an der Illusion. Ueber den Reiz der «Scheinkunstsammlung» des Grafen Deym, der sich Müller nannte, Phil. Diplomartbeit, Universität Wien 2008 (http://othes.univie.ac.at/850/)

A. Kahr, Faszination oder Abscheu? Studien zum keroplastischen Portrait in Österreich. Materialikonologische Aspekte anhand ausgewählter Beispiele in österreichischen Sammlungen, Phil. Diplomarbei, Universität Wien 2006

O. Kurz, Hagenauer, Posch, and Mozart, in «The Burlington Magazine», CX, 1968, pp. 325-329

La Galleria Carlo Virgilio & C. ricerca opere di Leonhard Posch (1750-1831)
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