Bargellini: idillio

Bargellini: idillio

Giulio Bargellini

Firenze 1875-Roma 1936

Studio per Idillio (autoritratto)

1892-95

Olio su tela, 21 x 38

Firmato in basso al centro: “Giulio Bargellini”

Provenienza: Rome, heirs of the artist; Rome, Galleria dell’Emporio Floreale, 1982; Rome, private collection

Bibliografia: Pasqualina Spadini, Opere inedite di Giulio Bargellini: oli-pastelli-carboncini-studi di architetture e progetti per mosaici dal 1980 al 1936, Galleria dell’Emporio Floreale, Roma 1982; Serenella Rolfi, in Quadreria 2001. Arte in Italia 1780/1930, tradizione e continuità, catalogo della mostra, Roma, Galleria Carlo Virgilio, a cura di Stefano Grandesso, con uno scritto introduttivo di Roberta J.M. Olson, Roma 2001, pp. 90-91.

Sul tema Idillio Bargellini tornerà ripetutamente prima sulla falsariga di Alma Tadema e poi aderendo alla matrice iconica dello Jugendstill di Gustav Klimt, saggiando dell’immagine la potenzialità di tradurre uno stato d’animo. Ne proporrà diverse varianti: nel 1895 per la Galleria Hauptmann di Firenze, ancora nel 1896 per l’Esposizione fiorentina della Festa dell’Arte e dei Fiori e nel 1897-99 (tutte tele di ubicazione ignota). Lo stesso tema torna, complicato da riferimenti letterari, nella decorazione murale della Villa Targioni a Calenzano (1907-08). Lo studio qui presentato, degli anni 1897-99, è parte anch’esso di una serie ben documentata di bozzetti, analoghi per tema e ricerca compositiva, di cui si conosce una tempera e carboncino su tela del 1892 circa e uno schizzo a penna su cui Bargellini annota sul margine laterale destro “6 febbraio 1895” aggiungendovi la considerazione: “soggetto commerciale ritrovato non commerciale per mancanza di fronzoli e ninnoli da divertire il profano”. Proprio il carattere ermetico e poco commerciale delle immagini di Bargellini, evidente anche nel Pigmalione con cui vinse nel 1896 il Pensionato artistico Nazionale, è già evidente nella ravvicinata e sospesa oggettività della figura ritratta. Gli strumenti della regia di Bargellini manifestano in questo foglio una scoperta volontà autobiografica dato che è il pittore stesso a vestire i panni d’Idillio; la fotografia usqata come controllo del processo d’ideazione, la correttezza del disegno e l’uso sperimentale delle tecniche (tempera e carboncino), costituiscono i mezzi con cui il pittore ferma la propria immagine demandando alla pittura “quello che la parola e le altre arti non potrebbero mai fare”. Il frammento di scena consente di individuare pochi accenni d’ambiente e di costume che nei dipinti finiti si amplificano nella cornice attica alla Alma Tadema, pittore che Bargellini dovette conoscere attraverso l’esposizione romana del 1883 e la recensione di D’Annunzio su “Il Fanfulla della DOmenica” (1 aprile 1883), denunciando nel metodo di lavoro la formazione con Francesco Vinea a Firenze, e soprattutto poi a Roma il rapporto con Cesare Maccari e Francesco Paolo Michetti

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