descrizione mostra

Giovanni Domenico Cherubini

Roma 1754-1815

Ritratto del nobile Daniele Ippolito degli Oddi

1793

Olio su tela, cm

Provenienza: Padova, Daniele Ippolito degli Oddi; Padova, collezione Arrigoni degli Oddi; Firenze, collezione Ruffo di Calabria

 

 

 

Il dipinto, non firmato e privo di iscrizioni, aveva perduto qualsiasi tradizione o memoria legata all’identità del personaggio effigiato e al suo ritrattista. Sulla base dell’ultima provenienza si è cercato di ripercorrere le fila dei passaggi ereditari fino a ipotizzare quella originaria. L’indizio si è rivelato decisivo per poter identificare il personaggio ritratto attraverso il confronto iconografico e di qui proporre una convincente attribuzione anche per il suo autore, sulla base dei riferimenti letterari e archivistici. Come si vedrà entrambe le figure si sono rivelate di grande interesse, nel legame con l’ambiente canoviano e per il contributo alla messa a fuoco di una figura non secondaria della ritrattistica a Roma alla fine del Settecento.

Il ritratto proviene da Villa del Monte, tra Certaldo e San Gimignano, proprietà della famiglia Ruffo di Calabria. Nel 1930 al principe Ruffo di Calabria a Firenze erano pervenuti dei beni artistici appartenuti al ramo padovano dei degli Oddi, patrizi veneti, che comprendevano anche una serie di gessi canoviani. Si trattava dei calchi dai marmi che Antonio Canova aveva donato all’ambasciatore veneto Girolamo Zulian in segno di riconoscenza per la protezione ricevuta durante i primi anni romani, accolto dalla cerchia di artisti e intendenti di belle arti che si riunivano presso di lui a Palazzo Venezia e gratificato del dono del marmo dal quale ricavare un’opera dimostrativa ideata in competizione con l’antico, il Teseo seduto sul Minotauro (Londra, Victoria & Albert Museum), che inaugurò una nuova epoca della scultura. Dopo il ritorno dalla missione a Costantinopoli nel 1788, Zulian aveva creato una galleria canoviana nella residenza padovana, decorata sotto la direzione di Giannantonio Selva e ornata dei gessi di Canova, in attesa di ricevere anche il marmo della seconda versione della Psiche (Brema, Kunsthalle) di cui aveva voluto contraccambiare il dono promettendo il conio di una medaglia d’oro in onore dell’autore. Alla sua morte nel 1795, i gessi venivano ereditati dai cugini, cinque fratelli della famiglia Priuli, mentre il marmo, non avendo questi voluto realizzare il progetto della medaglia, tornava nella disponibilità dell’autore che lo cedeva a Giuseppe Mangilli, un ricco collezionista veneziano. I rilievi canoviani di Zulian rimasero ai Priuli (Venezia, Museo Correr), mentre gran parte dei calchi in gesso furono acquistati da un colto esponente del patriziato padovano, Daniele Ippolito degli Oddi (Padova 1771-1854), che aveva conosciuto Canova nel 1792 quando si era recato a Roma per il soggiorno d’istruzione del Grand Tour, interessato ad approfondire le arti del disegno e l’architettura (pubblicati e discussi in Honour 2007, cfr. anche Pavanello 1993).

Durante il soggiorno, concluso l’anno seguente, degli Oddi era stato ritratto in busto da Antonio D’Este, di lì a poco direttore dello studio di Canova (cfr. Sforza 2001, p. 275, n. 4). Il confronto tra il ritratto che qui si presenta e il busto, documentato da un’antica fotografia (Padova, Biblioteca dell’Orto Botanico, iconoteca dei botanici, fig. 1) appare decisivo per sciogliere l’identità del personaggio che vi è effigiato, apparendo manifestamente la medesima. Anche il dipinto, prossimo al busto non solo per l’iconografia ma anche per l’età apparente della persona, doveva essere stato eseguito a Roma nel 1793.

Dopo il suo ritorno in patria, come ricordava nel necrologio Andrea Cittadella Vigodarzere (in Sorgato 1856, p. 26), degli Oddi esercitò l’architettura per sé (a lui spetta ad esempio Villa Arrigoni degli Oddi a Monselice) e per lo Stato, con l’incarico di Deputato alle opere edili, coltivando inoltre il collezionismo e la consuetudine con gli artisti. Rimase in rapporto epistolare con Canova, che ospitò poi nel 1795 nel corso del viaggio per la collocazione nell’Arsenale veneziano del Monumento Emo, e scrisse regolarmente anche a D’Este e Luisa Giuli, pittrice dilettante e governante dell’abitazione del grande scultore, di mano della quale degli Oddi possedeva un esemplare del ritratto di Canova (passato in vendita a Firenze presso Pandolfini, 27/10/2008). I carteggi, pubblicati dal discendente Ettore Arrigoni degli Oddi (Arrigoni degli Oddi 1921-22a; Id. 1921-22b; Id. 1922-23), testimoniano l’approvvigionamento di oggetti artistici come camei di Pikler, micromosaici, stampe di Morghen e Volpato che avveniva a Roma grazie alla mediazione dell’ambiente canoviano, da dove provenivano anche interessanti notizie artistiche e presentazioni, come quella dell’architetto Charles Heathcote Tatham presentatogli dal D’Este. Proprio lo scultore rammentava il ritratto pittorico dell’amico, eseguito a Roma, scrivendogli il 19 ottobre del 1794: “Ella mi perdonerà se mi faccio ardito di raccomandare persona a Lei molto cognita, sì per la sua probità, come per il suo merito nell’arte. Quel Corradini Pittore ch’ebbe l’onore di fare il suo ritratto à pensato di portarsi a visitare i maestri nella nostra Scuola (che mai moriranno)” (in Arrigoni degli Oddi 1822-23, pp. 429-430).

Un pittore Corradini non è documentato a Roma per quelle date, si può dunque supporre che nella trascrizione della lettera per la pubblicazione il nome dell’artista sia stato male interpretato. Un cognome affine è quello di Giovanni Domenico Cherubini, il cui stile appare compatibile con quello del nostro ritratto, per molti versi legato all’iconografia e ai modi adottati nella sua lunga carriera da Anton von Maron, ma modernizzato attraverso una luce più tersa. Cherubini, era infatti allievo, figlio adottivo e poi erede universale di von Maron, con il quale aveva convissuto in qualità di “giovine” per quarant’anni nella casa dirimpetto la chiesa di Santa Maria in Via (cfr. Michel 1996, pp. 402-404). Rimasto nell’ombra del suo maestro, il pittore è documentato per pochi dipinti ma di eccezionale livello, quali il ritratto della miniaturista Sofia Clerk Giordano (1801, Roma, Accademia Nazionale di San Luca),  “assai felicemente influenzato dal Maron più delicato degli anni tardi” (Susinno 1974, p. 270) e il ritratto del marchese Luigi Amat di Sorso (Villa d’Orri, Sarroch), davvero simile a quello di Daniele Ippolito degli Oddi, dagli esiti pittorici parimenti elevati. Alla morte di von Maron Cherubini doveva adottarne il nome, firmando come Antonio due ritratti esposti alla celebre rassegna della Mostra del ritratto italiano del 1911 a Firenze (Anna Capalti Serafini).

Nel dipinto qui presentato una luce chiara illumina la descrizione oggettiva della nobile fisionomia e degli eleganti dettagli dell’abito da giorno, ottenuta con un fare sciolto che persegue l’effetto naturale senza cadere nella rappresentazione minuta. Pur nella fissità della posa convenzionale, la profondità dello sguardo, la naturalezza del volto e la nobile distinzione della figura sembrano suggerire un aspetto psicologico caratteristico, sottolineato nel carattere del personaggio dal Cittadella Vigodarzere: “Ebb’egli nell’indole e nei modi un che di suo proprio, o come suol dirsi, di originale: si manteneva imperturbabilmente equabile nell’umore; si mostrava sempre faceto senza mai ridere; fermissimo nelle sue opinioni, le annunziava con singolare impassibilità; s’affannava talvolta per gli altri, parendo freddo”, non andava infine superbo della propria condizione agiata, ma non mostrava neppure con affettazione di non esserne consapevole.

Stefano Grandesso

 

Susinno 1974

S. Susinno, I ritratti degli accademici, in L’Accademia Nazionale di San Luca, Rome 1974, pp. 201-270.

 

Arrigoni degli Oddi 1921-22a

E. Arrigoni degli Oddi, “Memorie Canoviane. Lettere di Luigia Giuli a Daniele Ippolito degli Oddi, in Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1921-22, t. 81, pp. 619-634.

 

Arrigoni degli Oddi 1921-22b

E. Arrigoni degli Oddi, “Sul carteggio fra Antonio Canova e Daniele degli Oddi”, Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, 1921-1922, t. 81, pp. 523-540.

 

Sorgato 1856

G. Sorgato, Memorie funebri antiche e recenti, Padova 1856.

 

Arrigoni degli Oddi 1922-23

E. Arrigoni degli Oddi, “Memorie Canoviane. Lettere di Antonio d’Este a Daniele Ippolito Degli Oddi”, in Atti del Reale Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, LXXXII [1922-23], pp. 423-468.

 

Pavanello 1993

G. Pavanello, “Collezioni di gessi canoviani in età neoclassica: Padova”, in Arte in Friuli Arte a Trieste, 12-1. 1993, pp. 167-190.

 

Honour 2007

H. Honour, I gessi di Canova per l’ambasciatore Zulian: una testimonianza di amicizia e di mecenatismo illuminato, Carlo Orsi, Milano 2007.

 

Sforza 2001

M.R. Sforza, “Antonio d’Este a Roma, 1755-1803: il completamento della sua formazione tra compravendite, copie, restauri e collezioni di antichità”, in Sculture romane del Settecento, I. la professione dello scultore, a cura di E. Debenedetti, Studi sul Settecento Romano, Roma 2001, pp. 261-288.

 

Michel 1996

O. Michel, Vivre et peindre à Rome au XVIIIe siècle, Rome 1996.

 

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