Domenico Baccarini

Faenza 1882–1907

Autoritratto

1903

Penna su carta, mm 170 x 135

Firmato e datato in basso a destra: “D Baccarini 1903”

 

 

La serie ininterrotta di autoritratti eseguiti da Domenico Baccarini costituisce un denso diario visivo nella sua breve vita. Un filo rosso che annoda con forza la sfera privata con la ricerca artistica, la tensione a conoscere lo spirito della nuova realtà umana che si va delineando all’inizio del secolo con la volontà di estrarre le pulsioni e i sentimenti assoluti dentro di sé: “Baccarini sta con gli artisti che, entro il primo decennio del XX secolo, riuscirono a spostare il realismo (umano e sociale) verso la sensibilità simbolista, senza tradirlo, realizzando il miracolo di un’arte che riesce a rendere universale un’esperienza umana profondamente radicata in un piccolo angolo di mondo e di storia, che è il suo luogo di origine (…) – scrive Anna Maria Damigella (2007, p.27)- Faenza è stata sempre Il punto fermo e un punto di forza, il luogo dei ritorni di una vita poco stanziaria, nella sua brevità, segnata da viaggi e lunghi soggiorni a Firenze e Roma, degli affetti e dei fatti di vita, dove mettere alla prova conoscenze e conquiste acquisite fuori, vagliarle e portarle nel mondo che sente suo.” E’ il disegno a occupare un ruolo preminente nell’articolata produzione baccariniana, mezzo di espressione autonomo e versatile, adatto per vedere nel fondo della realtà, oltre le apparenze, come succede per molti altri artisti del tempo: dai Divisionisti ad Alberto Martini, fino agli esordienti Gino Severini (che ricorderà l’artista per la bellezza dei suoi lavori grafici) e Mario Sironi.
Nel 1903, anno in cui realizza questo autoritratto, Baccarini lavora intensamente a Faenza, dopo un soggiorno fiorentino, operando su quel labile confine tra l’osservazione diretta della realtà e un linguaggio simbolista che fruga in maniera ossessiva dentro il caotico quadro della vita. E’ anche l’anno in cui si innamora della bellissima popolana Elisabetta Santolini, che diventa la sua compagna, musa ispiratrice, modella ma anche modello ideale per le figure femminili che caratterizzano le sculture e le ceramiche di questa fase. Nel gruppo plastico Sensazioni dell’anima morbidi e sinuosi corpi nudi si affollano, sono trattenuti entro lo spazio virtuale della scultura, gli stessi che, singolarmente o a gruppi, danno forma a vasi, cache-pot e bugie dal carattere liberty.
Lo stesso motivo di nudi femminili si ritrova in questo Autoritratto a penna, in cui il ventunenne Baccarini si effigia di profilo, immerso in una luce saturnina. I baffi, la barbetta e il cappello dalle falde larghe sembrano volere mascherare la sua giovinezza, ma con esiti goffi. Il cappello è leggermente inclinato in modo da lasciare il profilo scoperto. L’espressione assorta e inquieta del volto lascia emergere il tormento interiore, ancora più evidente in altri disegni coevi, tra cui l’Autoritratto frontale, che insiste ossessivamente sugli occhi. La teoria di nudi femminili alitati dalla bocca dischiusa rendono visivamente lo stato d’animo che dilania l’artista. Al segno sapientemente guidato, che risente della conoscenza delle tecniche grafiche, risponde lo schema compositivo ottenuto attraverso un gioco di triangoli, che convergono sull’immagine dell’artista.

Bologna1977
Il Liberty a Bologna e nell’Emilia-Romagna, catalogo della mostra (Bologna, Galleria d’arte moderna), a cura di Francesco Solmi e Renato Barilli, 1977

Ravenna 2007
Anna Maria Damigella, Baccarini e il disegno: dentro e oltre la realtà umana, in Domenico Baccarini. Catalogo generale delle sculture e dei dipinti con i disegni dalle collezioni comunali di Faenza, a cura di Stefano Diragni e Claudio Spadoni, 2007

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