Martini: autoritratto

Martini: autoritrattoAlberto Martini

Oderzo 1876-Milano 1954 

Vanitas con Autoritratto  

1920 circa 

Pastello su carta, 540 × 460 mm 

Firmato con monogramma e per esteso al centro: “AM ALBERTO MARTINI” 

Provenienza: Padovacollezione privata 

Alberto Martini, il grande disegnatore immaginifico e illustratore simbolista, interprete con il suo aristocratico dandysmo della figura dell’artista decadente e poi riconosciuto precursore e antesignano del surrealismo, sperimentò anche visioni più fedeli al verisimile negli anni Venti: opere in qualche modo compartecipi del ritorno all’ordine novecentista, soprattutto nel ritratto e nella produzione pittorica a olio e pastello (Alberto Martini mostra antologica, a cura di Marco Lorandi, Milano 1985).  

Questa inedita Vanitas con Autoritratto, impaginata classicamente sui tessuti decorati a motivi metamorfici, ne costituisce un saggio, dove i diversi elementi simbolici suggeriscono la personalità e la visione dell’autore. La conchiglia è l’emblema della conoscenza esoterica dell’artista iniziato e veggente. Il teschio non allude solo alla caducità della vita umana ma anche al gusto del macabro, poggiando sul volume che richiama l’ispirazione letteraria dei cicli grafici dell’illustratore di Poe, Dante e Shakespeare. La penna di pavone, simbolo dello spiegamento cosmico dello spirito e dell’immortalità dell’opera di un artista che ambiva al riconoscimento del suo ruolo storico, è infilata nel vaso di vetro, che richiama l’amata Venezia.  

Sul vaso si riflette il volto di Martini, non distante dall’iconografia dell’Autoritratto a penna del 1911 (Oderzo, Pinacoteca Civica “Alberto Martini”), non distanziandosi dunque di molto da quella datazione. L’effigie ci richiama la famosa descrizione di Ettore Cozzani per il numero monografico della rivista Eroica del 1927: “Alto, esile, pallido, con un abbigliamento e un passo di aristocratica compostezza. Il viso immobile e gli occhi fissi davanti a sé”, “in una orgogliosa espressione di impassibilità” che si distacca “dalla vita comune in un sogno raffinato e crudele”. Il tema dell’apparizione riflessa richiama il motivo creativo dello “specchio interiore”, lo specchio “rivelatore”, al quale guardava l’artista traendovi la sua immaginazione surreale.  

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