Zuan Permeniatis

Creta 1501-Venezia (?) 1550

Crocifissione

1520-1530 ca.

tempera all’uovo su tavola, cm 99,5 x 92,5

Provenienza: Padova, collezione privata

 

 

 

 

Il dipinto del pittore cretese, attivo a Venezia nella prima metà del XVI secolo, raffigura la Crocifissione di Cristo e dei due ladroni sul calvario con gruppo di Santi e di spettatori.

La scena compositiva è divisa in quattro piani paralleli. Dal basso, in primo piano, a sinistra, vi sono due figure maschili che si giocano a dadi il mantello di Cristo. Sulla veste scura, due grandi dadi indicano entrambi il numero 1, come scritto nei vangeli apocrifi, indicato anche dalla mano della figura a destra. Più a destra si trovano due levrieri, uno marrone e uno bianco, che camminano verso le croci, seguendo un felino. Al centro della scena il Teschio di Adamo, nella piccola grotta che simboleggia il  Calvario,  il Monte Calvo.

Nel piano successivo si svolge la scena principale del dipinto, ossia la crocifissione. Il centro della scena è dominato dalle tre croci lignee. A quelle laterali sono legati con corde nere, e non crocifissi, i due ladroni, mentre, sulla croce centrale è crocifisso il Cristo. La testa del Signore è ornata dalla corona d’oro e da una sottile aureola. La Sua croce reca in cima l’epig rafe I.N.R.I., mentre a destra e sinistra dell’asta superiore vi sono le abbreviazioni IC  –  XC  (lrioouc; XpLmoc;).  Attorno alle tre  croci si distribuiscono tre  gruppi di persone. Sotto la croce centrale vi sono la Maddalena inginocchiata alla base dell’asse verticale, Giovanni Evangelista a destra e la Madonna con tre donne velate a sinistra. A destra delle croci vi sono quattro cavalieri: un soldato romano che tiene lo stendardo con la scritta S.P.Q. R. e tre anziani uomini orientali, un Mamelucco con turbante bianco, un Ottomano  con copricapo rosso con una lancia in  mano e un  nero  con  capello  bizantino.  Nella  parte  sinistra  delle  croci, altri quattro  cavalieri in posture analoghe, guardano la scena: un soldato romano tiene uno stendardo col simbolo del segno dello Scorpione, mentre un altro regge una lancia, gli altri due sono anziani, incappucciati. Il secondo piano appoggia su campo fiorito che si stende attorno all’altura del Calvario.

Il terzo piano compositivo si apre dietro ad un sipario di alberi, a sinistra del dipinto. Si tratta di una pianura di steppa o sabbia con tre figure: due cavalieri orientali, un Mamelucco con turbante bianco e un Ottomano con copricapo rosso (forse gli stessi della scena principale), che seguono un fante romano. Tutti e tre tengono in mano una lancia.

Il quarto livello è occupato dal paesaggio che incornicia l’intera scena religiosa. Trattasi di uno scorcio di paesaggio marino, con velieri e golfi di colline orlate di architetture in stile romanico e rinascimentale tra cui si notano, castelli, chiese, torri e un mulino ad acqua.

L’iconografia del dipinto segue con precisione il sistema compositivo della seconda metà del XV secolo. Ricordiamo come celebre riferimento la Crocifissione di Andrea Mantegna eseguita tra il 1457-1459 per la Pala di San Zeno, oggi conservata nel Musée du Louvre di Parigi, che segue la stessa linea di quella di Antonello da Messina, nelle varie versioni di Crocifissione eseguite nella seconda meta del XV secolo. Precisamente, la tavola segue i canoni della composizione quattrocentesca sia nella forma sia nei contenuti: il paesaggio presenta rilievi, spesso con acqua e insediamenti coevi, i personaggi presenti sono, oltre alle figure sacre, personaggi orientali e soldati romani, quasi sempre della legione dello scorpione, i ladroni non sono mai crocifissi a chiodi sulle aste delle croci ma legati, mentre Cristo domina con l’imponente apertura delle braccia, sulla sua croce centrale. Spesso è presente la scena dei soldati che si giocano le vesti sacre a dadi. Un senso elegiaco pervade sempre la scena, in contrasto con la tragicità dell’evento. Il tutto è quasi dominato dalla natura e dal paesaggio umanizzato. La scenografia e i costumi, i cavalli e le armi, danno alla composizione un senso teatrale, e i protagonisti hanno sempre espressioni contenute, misurate, anche nei casi della Madonna, della Maddalena e Giovanni che perdono il loro caro. La stessa iconografia prosegue e si evolve nel ‘500 partendo da Floriano Ferramola a San Salvatore in Brescia, eseguito negli stessi anni della nostra tavola, sino al celeberrimo dipinto del Tintoretto alla Scuola Grande di San Rocco. Al contrario dei casi Cinquecenteschi, la tavola presentata qui tiene un’arcaicità notevole, non evolve i temi e si cristallizza in modi più primitivi. Questa è la caratteristica, d’altra parte, dei pittori cretesi, di tradizione bizantina, che operano in Italia: conservatori, arcaici con elementi occidentali più o meno adattati allo stilema bizantino. Questo è il caso di Andrea Pavias, di Andrea Ritzos, di Angelo Bizamano, di Nicola Zafuris e di Zuane Permeniatis.

La qualità pittorica della tavola è raffinata, elegante. Deriva dalla grande tradizione cretese e presenta le caratteristiche del disegno definito e del colore cristallino come il Pavias. Le pennellate sono spesso sfumate e impostate con il colore della base, le luci e i lineamenti sono fatti con pennelli sottili e lunghi, come nel caso di Zafuris. Il paesaggio è attento e dettagliato, gli elementi naturali e le architetture sono fatte da pennellate sottili e morbide. Gli incarnati sono dolci e gentili, senza nessuna esagerazione. I chiaro scuri sui corpi e i visi sono assolutamente morbidi e si assimilano alla base di ocra gialla. Le capigliature sono lavorate, come le barbe, con sottilissimi pennelli e riproducono un naturale pettinatura con mosse di vento. Al contrario degli incarnati, le vesti non presentano tante morbidezze occidentali, mantengono una certa rigidità nei contorni marcati. Lo stato di conservazione del dipinto è da considerarsi straordinario, interessato solamente da leggere mancanze nella parte superiore ed inferiore.

Il pittore cretese Zuan Permeniatis (1501-1550), ha lavorato a Venezia dove ha avuto la possibilità di conoscere e assimilare elementi occidentali nella sua arte, contribuendo allo stile bilingue che inizia nel XV e procede verso il XX secolo. Il pittore è particolarmente attratto dal paesaggio e dal suo uso nel Rinascimento, ed è affascinato dalla prospettiva, che cerca di impiegare sempre. Crea, così delle scene italiane con personaggi bizantini che parlano un dialetto misto. Sarebbe importate notare la misura nella quale Permeniatis usa i due stilemi estetici e affrontarlo con pittori bilingui come Michele Damasceno, Georgia Klontzas, Emmanuel Lampardos e Domenico Theotokopulos. Sopratutto con l’ultimo, il noto El Greco, che opera 50 anni dopo, il confronto è fruttuoso nell’uso che i due fanno della prospettiva e nella complessità del racconto scenico che sviluppano. Senza dubbio Permeniatis produce a Venezia opere che soddisfano i gusti sia dei devoti ortodossi sia dei cattolici.

La tavola della Crocifissione presenta alcune delle caratteristiche più identificative del pittore che la collegano con i noti esempi. Le opere di Permeniatis sono rare e si trovano principalmente in musei italiani e greci, in chiese e collezioni private. Prenderemo in considerazione due esempi che, per analogie tematiche, si offrono meglio al confronto con la tavola che presentiamo per dimostrare l’attribuzione di paternità al pittore cretese. Trattasi dell’Adorazione dei Magi e della Madonna in Trono con San Sebastiano e San Rocco. La prima si trova al Museo Benaki di Atene, mentre la seconda, in una collezione privata (passata dalla casa d’aste svizzera Schuler Auktionen).

Il paesaggio è assolutamente analogo in tutti e tre i casi. Sia come concetto stilistico che come soggetto formale. La natura e le architetture nei tre dipinti sono identiche. Oltre al cielo e all’acqua, ai rilievi precisamente paragonabili, gli alberi si rifanno allo stesso archetipo: folte chiome di verde con lumeggiature alle foglie e sottili tronchi con diramazioni basse e molteplici. Nello stesso modo, altrettanto ‘familiari’ sono gli elementi antropici: le architetture sono quasi identiche, assolutamente precisi sono i singoli elementi (le chiese romaniche con campanile a pianta quadrata, la cupola di chiesa ortodossa, le torri, il mulino, le fortezze). Impressionante è la coerenza del modo in cui il pittore rappresenta le imbarcazioni, con vele particolarmente gonfie,triangolari e con andature parallele ai primi piani. Tornando agli elementi naturali, i prati fioriti presentano, nei tre dipinti, la stessa forma, la stessa tipologia floreale e la stessa tecnica esecutiva: fatti di sottili pennellate verdi con lumi e tocchi di punta bianchi per i fiori. Ugualmente, le parti rocciose: con forme rotonde e morbide, con rilievi fitti e sottili e aperture di grotta semicircolari (Calvario e grotta della natività). Gli animali sono eseguiti, nei casi in questione, nello stesso modo. Specialmente gli animali della stessa specie (cani e cavalli) sono assolutamente simili tra loro sia nelle forme, sia nei loro decori. La stessa circoscritta gamma di motivi e forme si adopera anche nei casi delle persone. Sono esattamente identiche le figure del Mamelucco, dell’Ottomano e dell’Africano nella Crocifissione e nel\’Adorazione (dove si riscontrano due volte). Le fattezze dei visi presentano molte similitudini in tutti i volti dei dipinti: gli occhi a mandorla, i nasi dritti, le bocche. Anche nei casi di corpi nudi i punti comuni sono molti. Tra i corpi dei crocifissi e quello di San Sebastiano (oltre alla naturale differenza data alle misure diverse) si trovano elementi coerenti come l’ombelico a spirale, la doppia sottile piega tra la seconda fascia di addominali e il ventre, le sottili e innumerevoli costole, le linee di luce verticali sullo sterno. Mani, piedi e vestimenti si presentano analoghi sulle tre tavole. Cambia la capigliatura, i colori e i particolari decori delle vesti, le leggere espressioni dei visi, ma le forme restano uguali. La complessità delle sue composizioni è particolare e lo caratterizza nelle tavole grandi che raffigurano scene, più che nei ritratti di Santi. Questo concerto di composizione è basato sulle esperienze dell’Italia centrale, ma è frutto di una tradizione conservatrice di un post bizantino. Oltretutto, questa è la caratteristica che rende il pittore cretese unico, facendo parte di una tradizione estremamente conservatrice ma con aperture di stile e di esperienze rivoluzionarie come quelle del Rinascimento italiano.

Il dipinto a tempera all’uovo su tavola raffigurante la Crocifissione è da considerare un raro e, dunque, eccezionale esempio di pittura fatta dal cretese Zuane Permeniatis. Le sue imponenti misure, lo stato di conservazione e la ricchezza compositiva del dipinto ci permettono di definirlo come raro e importante esempio di pittura veneto-cretese della prima metà del XVI secolo. La qualità del pittore ha collocato sue opere in musei come il Correr e le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Il suo ruolo di rilievo nella storia dell’arte post bizantina è indubbio. In questa luce va vista e valutata la Crocifissione qui presenta.

Dr  losif Hadjikyriakos

 

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