Zecchin - credenza

Zecchin - credenzaVittorio Zecchin

(Murano, 1878-1947)

 

Credenza

1923-1929

Mobile in legno laccato e dipinto, 110,5 x 137,5 x 52

Provenienza: Brescia, collezione Mirko Lupezza

 

 

 

Zecchin pancaPanca

1923-1929

Mobile in legno laccato e dipinto, cm 148 x 134 x 56

Provenienza: Brescia, collezione Mirko Lupezza

 

Bibliografia specifica: I. de Guttry, M.P. Maino, M. Quesada, Le arti minori d’autore in Italia dal 1900 al 1930, Bari, Laterza, 1985, p. 308, fig. 5 (illustrata la Panca)

Bibliografia di riferimento:

I. de Guttry, M. P. Maino, Il mobile liberty italiano, f. 1 e copertina, Laterza, Bari-Roma 1994; M. Barovier, M. Mondi, C. Sonego (a cura di), Vittorio Zecchin 1878-1947. Pittura, vetro, arti decorative, p. 287, Marsilio, Venezia 2002, p. 289, cat. 365 (sedia della serie della collezione Mirko Lupezza); Maria Monaci Gallenga. Arte e moda tra le due guerre (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, 17 aprile – 3 giugno 2018), a cura di I. de Guttry e M.P. Maino con la collaborazione di G. Raimondi e G. Tarquini, Palombi, Roma 2018; Matteo Piccioni, Note a margine di alcuni mobili di Vittorio Zecchin alla Prima Biennale di Monza, in “Ceramica e arti decorative del Novecento”, n. VI, Milano 2020, p. 72, ill. 8, 9.

I mobili disegnati da Vittorio Zecchin confermano la sua natura di artista impegnato su più fronti nell’ambito della creazione artistica, dai progetti per tessuti, arazzi e vetri (gli ambiti per i quali è più noto) sino ai complementi d’arredo. Si tratta di produzione di alto artigianato, ben lontana da quel matrimonio (mal digerito in Italia) tra arte e industria che era chiamato a gran voce dalla Exposition internationale des Arts Décoratifs et industriels modernes di Parigi del 1925 (a cui, peraltro, lo stesso Zecchin partecipa) e caratterizzata da forme più o meno severe e geometrizzanti. Sono mobili in rovere scuro contrassegnati da intagli nella parte superiore, di cui si conoscono almeno cinque serie che differiscono lievemente l’una dall’altra. Una prima versione, con cerbiatti, cervi e fiori laccati in oro, fu esposta come arredo per una sala da pranzo, secondo quanto riferito dalla bibliografia (cfr. de Guttry, Maino 1994, p. 272), in occasione della prima esposizione Biennale di arti decorative di Monza, nel 1923, e nella personale di Zecchin alla Galleria Pesaro di Milano; una, dalle forme più severe, già déco, caratterizzata da decori – sempre in oro – che rappresentano fondali marini e pesci, si trova nella collezione Wolfsoniana di Genova; una serie vicina a quest’ultima, sempre con pesci e fiori, di cui si conosce un buffet passato in un’asta Christie’s di Londra nel 2004 (Important 20th Century Design, 3 novembre 2004, lot. 74); una serie in rovere nero con intagli in argento di fiori, uccelli e cerbiatti, di cui si conoscono una panca e un mobile da ingresso, dalle forme più severe rispetto alle altre note, ma anche più “moderna”, in collezione privata; la serie in esame, dalle forme più sinuose, e intagli con uccelli in volo e fiori, di cui fanno parte anche un tavolo e delle sedie con schienale inciso sempre con fiori e uccelli (cfr. ivi, p. 272) che sono datate dalla letteratura al 1929, termine ante quem rispetto alla datazione dei lavori.

Qualunque sia l’iconografia degli intagli che caratterizzano le serie di mobili menzionate, fanno parte dei motivi ricorrenti nei lavori di arte applicata realizzati da Zecchin negli anni 1919-23, vale a dire gli anni in cui comincia a collaborare con Maria Monaci Gallega e che, anzi, potrebbe essere stata lo stimolo principale nell’interessarsi alla progettazione di mobili. Solo per fare alcuni esempi, i mosaici con cervi e lepri della collezione Marco Arosio di Milano (cfr. de Guttry, Maino 2018, pp. 42, 58) o la tovaglia ricamata su mussola a “punto Valmarana” sempre con cerbiatti ed altri elementi naturali (cfr. ivi, p. 60), sia dal punto di vista delle forme che dello stile rimandano agli intagli degli arredi sopra menzionati. Che Monaci Gallenga possa aver spinto la produzione applicata di Zecchin verso immaginari zoomorfi siffatti può emergere anche dal gusto proprio della stilista romana, laddove gli echi bizantini ed esotici tipici del suo gusto – di per loro già parte dell’orizzonte ornamentale dell’artista – presenti nei suoi tessuti e finanche nel suo marchio dove sono presenti, oltre a due dame di foggia pisanelliana, anche rabeschi abitati da uccelli oltre a due caprioli speculari. Se l’immaginario di Maria Monaci Gallenga può aver suggestionato Zecchin, certamente egli lo ha reinterpretato secondo il suo gusto (i fiori e i motivi circolari che intervallano gli animali sono una reinterpretazione dei suoi ben noti motivi ornamentali), mettendo da parti gli echi più propriamente decadenti e dannunziani, neo quattrocenteschi e neo medievali, per volgere lo sguardo a forme più stilizzate e già pienamente déco. Non è del tutto peregrino affermare, infatti, che la produzione decorativa di Zecchin di cui fanno parte anche questi mobili, in cui gusto esotico e bizantino sono riletti in chiave inequivocabilmente moderna, segnano – come già i suoi vetri per Cappellin e Venini – l’adesione sostanziali al gusto internazionale entre-deux-guerres che in Italia coincide con la stagione delle Biennali di Monza.

Matteo Piccioni

 

 

 

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