Placido Costanzi (Roma 1702 – 1759)

Narciso al fonte

1735-40 circa;

olio su tela, cm 132 x 97

Provenienza: collezione privata

 

 

Allievo di Francesco Trevisani e poi di Benedetto Luti, Costanzi fu uno dei protagonisti della pittura romana lungo gli ultimi trent’anni della sua carriera, autore di pale d’altare ed affreschi, quadri di soggetto mitologico e allegorico ed anche collaboratore come figurista nei dipinti del paesaggista Jan Frans van Bloemen (“L’Orizzonte”). Infatti Andrea Busiri Vici pubblicò nel 1983 un’altra versione di questa composizione in una collezione privata romana (Due dipinti inediti di Placido Costanzi in “Antichità Viva” XXII, 3, 1983, pp. 5-8) attribuendo lo sfondo del paesaggio all’Orizzonte: tuttavia Giancarlo Sestieri ragionevolmente giudicò quelle tele “probabilmente interamente di sua mano” (Repertorio della pittura romana della fine del Seicento e del Settecento, Torino, 1994, II, p. 659.)

Se in entrambi  le tele sono  identici la figura di Narciso che si rispecchia nel fonte, i due cani sul margine destro e la figurina di Eco distesa in lontananza, questa versione inedita proveniente da un’antica famiglia russa residente in Europa presenta alcune varianti nella configurazione del  paesaggio (più denso il fogliame, diversi i tronchi degli alberi, ecc.) ma soprattutto l’aggiunta di un arco  accanto  alla faretra posata per terra, che meglio precisa il ruolo di Narciso come cacciatore (Ovidio, Metamorfosi, III, 335-512):  Il delicato profilo e la snella figura richiamano le tipologie del suo maestro Luti, mentre il panneggiamento è analogo a quello riscontrabile nell’Alessandro ordina di costruire la città con il suo nome eseguito dal Costanzi  nel  1736-1738 per la Sala del Trono nel Palàcio Real di La Granja in Spagna. Poiché appare in quel dipinto il “ritratto” del medesimo cane pezzato bianco e nero accovacciato nelle due versioni del Narciso, sembra che risalgano allo stesso lasso di tempo, anche per ragioni stilistiche.  L’eccellente qualità esecutivo di questo Narciso è stata confermata da una recente pulitura della tela, che ne ha rivelato le pennellature e l’ottimo stato di conservazione.

                                                                                                                                     Prof. Stella Rudolph

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