Lorenzo Bartolini

(Savignano di Prato 1777-Firenze 1850)

George Gordon VI Duca di Byron

1822

Terra cruda essiccata, h 50 cm

Provenienza: Milano, collezione privata

 

Dalle testimonianze note sappiamo che il 3 gennaio 1822 Byron, allora a Pisa, posava per Bartolini il quale aveva espresso il desiderio di eseguire il suo ritratto. Il poeta aveva accolto la richiesta ma a condizione che lo scultore eseguisse anche quello della sua amata Teresa Gamba Guiccioli, che lo aveva accompagnato nel suo soggiorno pisano. I lavori ai due busti procedettero molto rapidamente, poiché risulta che già nell’ottobre seguente i due marmi erano stati completati, ma questi rimasero a lungo nello studio di Bartolini poiché sappiamo che alcuni anni più tardi, certamente dopo la morte del poeta avvenuta in Grecia nel 1824, vennero visti dalla contessa Gamba Guiccioli nel corso di una sua visita allo studio dello scultore; successivamente, secondo modalità per ora non note, vennero in possesso del banchiere di Byron a Genova, Charles Barry, e dopo la sua morte, per volere degli eredi, entrambi vennero trasferiti in Sud Africa e poi collocati nella South African Library di Città del Capo (per queste informazioni e i relativi documenti vedi la scheda di chi scrive in Lorenzo Bartolini 1978, pp. 74-75). Dai due bellissimi modelli in gesso, entrambi conservati nella Gipsoteca Bartolini della Galleria dell’Accademia a Firenze, sono derivate molte versioni e repliche per le quali vedi, da ultimo, le schede di Maddalena De Luca Savelli e di Silvestra Bietoletti, rispettivamente per i busti in marmo di Byron e della Guiccioli Gamba (in Lorenzo Bartolini 2011, pp. 226-230).

Il nostro busto in terra cruda, del tutto inedito e proveniente da una collezione privata milanese, è una testimonianza preziosa (oltre che rara poiché nel processo della formatura del gesso il modello in creta veniva distrutto o comunque abbandonato) di un procedimento esecutivo del ritratto del poeta che, stando alle testimonianze conosciute, venne rapidamente concluso in pochi mesi, contrariamente alle abitudini dello scultore che notoriamente era molto lento nel soddisfare le commissioni ricevute.

L’opera appare citata da una fonte diretta come Thomas Medwin nelle sue Conversations of Lord Byron annotate durante il soggiorno pisano, che aveva modo di ricordare nel confronto con il proprio ritratto letterario la somiglianza del busto di Bartolini in argilla con la fisionomia del poeta, avendo assistito di persona alle sedute di posa dal vero durante la sua modellazione.

“Being with him, day after day, some time afterwards, whilst he was sitting to Bertolini [sic], the Florentine sculptor for his bust, I had an opportunity of analyzing his feature more critically, but found nothing to alter in my portrait. Bartolini’s is an admirable likeness, at least was so in in the clay model. I have not seen it since it was copied in marble, nor have I got a cast; he promised Bertolini should send me one. Lord Byron prided himself on his neck; and it must be confessed that his head was worthy of being placed on it. Bertolini destroyed his ébauches more than once before he could please himself. When he had finished Lord Byron said, “It is the last time I sit to sculptor or painter.” This was on the 4th of January 1822.” (Medwin 1824, p. 5).

È interessante notare che esso corrisponde per simili dimensioni al modello in gesso della Galleria dell’Accademia, alto 65 cm con il peduccio, 48 senza, una misura che è analoga a quella delle versioni in marmo note, ma non a quella di alcune derivazioni in misura ridotta, tutte repliche dell’atelier, che sono alte circa 38-39 cm, come nel piccolo marmo che si presenta in questa stessa occasione. Tuttavia il modello in argilla si differenzia da quello in gesso nei dettagli della modellazione. Se ne deve dedurre che Bartolini, dopo aver modellato in creta il nostro busto rapidamente, verosimilmente a Pisa nel gennaio 1822 come descritto dalla testimonianza citata e lasciandolo volutamente essiccare nell’impossibilità di formarlo in gesso lontano da Firenze, se ne sia servito come esemplare per l’esecuzione in studio di un secondo modello in terra, di diversa finitura appropriata alla traduzione plastica finale, che poi è stato da lui utilizzato per plasmare il gesso da mettere ai punti per la lavorazione del marmo.

Il confronto del busto in terra cruda con il modello dell’Accademia rivela alcune differenze significative nella parte superiore della capigliatura, che qui appare più semplificata rispetto a quanto vediamo nel gesso e nelle versioni in marmo note, che in questo particolare sono tutte sostanzialmente simili fra loro. Questa semplificazione appare evidente soprattutto nella visione laterale del busto, che rivela un trattamento dell’acconciatura abilmente rapido e sintetico. Un trattamento simile caratterizza anche il taglio degli occhi e quello delle labbra che nel gesso appaiono più “naturali” rispetto alla lieve astrazione avvertibile nel modello in terra. Il motivo espressivo delle sopracciglia lievemente aggrottate è reso qui non a rilievo aggettante come nel gesso, ma attraverso il disegno del solco inciso dalla stecca. Inoltre in esso il volto è più arrotondato rispetto al modello dell’Accademia, e la fossetta sul mento del poeta è meno pronunciata in confronto con le redazioni in gesso e in marmo.

Ad eccezione di queste lievi differenze il trattamento formale dei particolari fisiognomici del poeta è del tutto simile a quello che distingue i tanti ritratti maschili eseguiti da Bartolini, sia prima che dopo quello di Byron. Per esempio appaiono elementi costanti della sua ritrattistica, evidenti soprattutto nei modelli in gesso, il taglio sgusciato degli occhi e quello, molto definito, delle labbra; ed ancora il trattamento dei capelli, sempre più sommario nei modelli rispetto a quello che caratterizza le rispettive versioni in marmo (vedi, fra i tanti esempi possibili di ritratti maschili, i gessi per quelli di Francesco Benedetti, di Giovan Battista Niccolini, di Rossini, di Pio IX nel catalogo Lorenzo Bartolini 1978, rispettivamente alle pp. 70, 81, 85, 90).

Per le ragioni esposte, dunque, l’opera rappresenta una testimonianza importante degli inizi del processo esecutivo per la realizzazione di uno dei ritratti più significativi fra quelli eseguiti da Bartolini, e al tempo stesso davvero rara, per le sue caratteristiche materiche che la rendono un unicum nel contesto dell’opera dello scultore.

 

Ettore Spalletti

 

Lorenzo Bartolini 1978

Lorenzo Bartolini. Mostra delle attività di tutela, cat. della mostra (Prato febbraio-maggio 1978), Firenze 1978.

 

Lorenzo Bartolini 2011

Lorenzo Bartolini scultore del Bello Naturale, cat. della mostra (Firenze 31 maggio- 6 novembre 2011) a cura di F. Falletti, S. Bietoletti, A. Caputo, Firenze 2011.

 

Medwin 1824

Thomas Medwin, Conversations of Lord Byron noted during a residence with his Lordship at Pisa in the years 1821 and 1822, London 1824.

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