Lapadula progetto 2

 

 

Lapadula progetto 2

Lapadula progetto 1Ernesto Lapadula

Pisticci 1902 – Roma 1968

Due varianti di progetto per villa al mare a Monterosso alle Cinque Terre

1935

Matita e acquerelli colorati, mm 295 x 392

Iscritti e firmati in basso a dx: Monterosso 23 sett 35 / lapadula

Prima della laurea conseguita nel 1931 sotto la guida di Marcello Piacentini, Lapadula iniziò l’attività professionale e aderì al MIAR, il Movimento italiano per l’architettura razionale, formatosi nel 1928 in seguito alla I Esposizione di architettura razionale organizzata a Roma da Adalberto Libera e Gaetano Minucci. Proprio il suo studio diventò la sede delle riunioni del Movimento, nel quale confluiva anche il Gruppo 7 formatosi a Milano e che comprendeva, tra gli altri, anche Luigi Figini, Gino Pollini, Giuseppe Terragni.

L’adesione alle tendenze internazionali del Movimento Moderno, legato alla nuova estetica del funzionalismo a sua volta legata all’identità di forma e struttura, non gli impedì di progettare nel 1937 come capogruppo, con Giovanni Guerrini e Mario Romano, una delle più emblematiche realizzazioni architettoniche del regime mussoliniano come il Palazzo della Civiltà italiana all’EUR, pur modificata dalla commissione presieduta da Piacentini. L’edificio rappresenta infatti il simbolo metafisico e novecentista di un’architettura razionale e semplificata, ma pur sempre capace di evocare programmaticamente la magnificenza dell’architettura romana classica.

Nel dopoguerra Lapadula si trasferì in Argentina, dove fu docente di composizione architettonica e di urbanistica a Córdoba, collaborando con il governo per lo studio dei piani di sviluppo territoriali e di assetto urbano.

Nell’inedito progetto di una villa per la villeggiatura marina, ideata per la località ligure di Monterosso, Lapadula appare condividere l’interpretazione dinamica del razionalismo italiano di Terragni, con le aperture asimmetriche individuate come momento espressivo. Il progetto consiste in due varianti, una che privilegia in chiave costruttivista la sovrapposizione dei volumi, con l’aggetto sbilanciato del parallelepipedo superiore, l’altra che media invece l’innesto attraverso una curva espressionista di raccordo, che comporta l’estensione anche nel registro inferiore dei pannelli di rivestimento superiori.

Bibliografia di riferimento: E. B. Lapadula. Opere e scritti 1930-49, a cura di M. Casavecchia, con scritti di P. Portoghesi, G. Bilancioni, Venezia 1986;  E. Garin, La Civiltà italiana nell’esposizione del 1942, in E42. Utopia e scenario del Regime, I, Ideologia e programma dell’Olimpiade della Civiltà, a cura di T. Gregory e A. Tartaro, Venezia, 1987, pp. 3-16; A. M., Il palazzo della Civiltà italiana. Il progetto, in E42. Utopia e scenario del Regime, II,Urbanistica, architettura, arte e decorazione, a cura di M. Calvesi, E. Guidoni, S. Lux, Venezia, Marsilio, 1987, pp. 353-356; M. Casciato e S. Poretti, Il, Palazzo della Civiltà italiana. Architettura e costruzione del Colosseo quadrato, Milano 2002.

 

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