Angelica Kauffmann - Ritratto di fanciullo in veste di Bacco

Angelica Kauffmann - Ritratto di fanciullo in veste di BaccoAngelica Kauffmann
(Coira 1741 – Roma 1807)

Ritratto di fanciullo in veste di Bacco

1784-85 circa

Olio su tela, cm. 135 x 114

Nell’immaginare la figura di Bacco, solitamente ci vengono in aiuto tanti artisti che fin dall’antichità diedero corpo a questa divinità presentandocela come un viveur nudo e ben pasciuto,  per lo più in stato di ebbrezza e circondato da un folto stuolo orgiastico di  menadi, triadi e satiri.
A smentire attese del genere, il Bacco nel dipinto di Angelica Kauffmann ci si presenta come un bambino beneducato in posa irreprensibile, seduto solitario in un paesaggio idilliaco. L’innocente nudità del fanciullo è in contrasto con l’iconografia usuale del dionisiaco, e i tratti individualistici del Bacco bambino non lasciano invece alcun dubbio al fatto che il dipinto faccia parte della categoria ritratto.

Nell’atelier dell’artista al fanciullo, nudo e forse infreddolito è stato imposto di stare fermo ed avere pazienza. Al momento dell’esecuzione dell’opera tuttavia, sarà stato certamente ben noto che la pittrice era tra quegli artisti romani famosi per la rapidità e sicurezza della mano, tanto da rendere sopportabili le sedute ai modelli irrequieti, infantili oppure adulti, dei viaggiatori del Grand Tour che dovevano far fronte ad un denso programma di viaggio.
Il ritratto, rappresentante un fanciullo in tenera età, di circa otto anni, è un convincente esempio del virtuosismo della Kauffmann nel campo della ritrattistica. Unendo tra loro ambiti allegorici, mitologici o letterari, essa mette insieme i diversi livelli interpretativi, offrendo in tal modo esplicitamente gli spunti per risalire all’origine e alle condizioni di vita delle persone ritratte. Tale metodo le serve doppiamente per la nobilitazione non solo di persone adulte ma, – come è evidenziato nel nostro caso- anche di bambini. In questa categoria di ritratti l’artista ha in mente non il ritratto di rappresentazione ufficiale, ma l’idealizzante ritratto di ruolo. Pur tuttavia essa non intende dissimulare l’alto rango della persona raffigurata, la persona anzi viene sottratta alla sfera terrestre ed è elevata a quella divina. In tale elevazione la persona raffigurata assume una valenza che oltrepassa i confini del potere locale e temporale. Un simile procedimento di nobilitazione permette un momento libertario così da essere svincolato da qualsiasi gerarchia classista. E infatti numerosi artisti celebrati come “witty” – ad esempio William Hogarth, George Romney o Joushua Reynolds (quest’ultimo nel suo noto metodo di “borrowing”) trasferirono alla loro clientela borghese il gioco delle parti della classe nobiliare. Apparentemente l’allusione alla morale e all’etica – ma in realtà non senza una certa sfrontata ironia- in quei ritratti di ruolo sono riuniti, in un intrigante ruolo delle parti, sia il teatro che la vita. L’attrice inglese Kitty Fischer, spesso presentata caricaturalmente come la concubina, da Reynolds viene trasformata in affascinante Cleopatra. Anche nella cerchia più vicina alla Kauffmann, l’attrice delle attitudes, Emma Hamilton, offrì un inesauribile repertorio di ruoli diversissimi ai propri ritrattisti.

Ma quando un bimbo di circa otto anni di età è raffigurato con una certa serietà in grandezza quasi naturale in veste di Bacco, l’ipotesi che si tratti di un membro di un’altissima stirpe e cioè di un principe dovrebbe corrispondere alla realtà. Non solo il grande formato del dipinto, ma anche i singoli elementi, elaborati con estrema precisione, fanno pensare ad un committente di grande prestigio. Lo fanno presumere gli attributi del Bacco: il tirso avvolto da foglie di vite e dall’uva, la patera d’oro in basso a sinistra che ricorda modelli antichi, la pelle di leopardo, resa con minuziosità nella sua finissima struttura pelosa, sulla quale il fanciullo siede. Anche la ricca raffigurazione del paesaggio italiano o della fiorente natura corrisponde al soggetto mitologico. Perché Bacco, o meglio Dioniso, già presso i greci era considerata la divinità dell’opulenta crescita della natura, alla quale corrisponde la rigogliosa vite che cresce con grande rapidità. E Bacco non solo fu considerato il primo piantatore di alberi e di viti, ma anche il primo pigiatore dell’uva.

La costruzione del fondale del dipinto si presenta a più strati: lo sguardo spazia dapprima in una verde valle ed è poi diretto attraverso un ampia pianura azzurra verso le pendici salienti di un monte. In numerosi ritratti di mano della Kauffmann, principalmente di persone conosciute a Napoli, l’inconfondibile sagoma di quel cono montagnoso fa da sfondo e può perciò essere ritenuto il Vesuvio. Tale elemento probatorio offre la chiave per la provenienza del fanciullo e per la datazione dell’opera. Più volte la Kauffmann soggiornò a Napoli: la prima volta dal primo giugno all’ottobre 1782 presso la corte di Ferdinando IV re di Napoli e di Sicilia e della Regina Maria Carolina, figlia di Maria Teresa d’Austria. A Napoli l’artista fece i lavori preliminari per il grande ritratto collettivo della famiglia reale (Napoli, Museo di Capodimonte). La consegna del quadro compiuto ebbe luogo il 24 marzo 1784 nella Reggia di Caserta dove la famiglia reale in quel momento si trovava. La Kauffmann vi stette fino ad ottobre dello stesso anno, ritornando da Roma a Napoli nell’ottobre 1785 (forse per un mese soltanto). A Napoli la pittrice fece molti ritratti di viaggiatori del Grand Tour provenienti dall’Inghilterra, Polonia o Russia, e spesso dipinse il Vesuvio sullo sfondo. L’esecuzione del nostro dipinto può essere datata in questi soggiorni napoletani dell’artista, ma non è da escludere neppure che fosse eseguito successivamente a Roma come altri ritratti con sullo sfondo il Vesuvio.

Un confronto con il Ritratto a figura intera del principe Henryk Lubomirski in veste fanciullesca di Amore  (Lwow, Ucraina, Pinacoteca Nazionale) potrebbe permettere di risalire alla data ed allo stato sociale del Bacco (cfr.Bock 1986, fig.2, n.XXIII p.85). Il ritratto del principe russo nudo fu compiuto a Roma nel giugno 1786. Egli sta seduto in modo simile al nostro Bacco su una pietra coperta da un panno. Al posto del tirso egli tiene nella mano un grande arco. L’analoga concezione e composizione, seppure invertita, rendono verosimile una datazione del Bacco intorno al 1786. Il fatto che un quasi uguale dipinto della stessa categoria raffiguri un principe, rende plausibile l’ipotesi che il Bacco sia anch’esso di estrazione principesca, e ciò nonostante la mancanza di inconfutabile documentazione in relazione alla corte napoletana e la famiglia reale. Quando la Kauffmann iniziò nel 1782 il grande ritratto della famiglia reale, essa fece alcuni studi ad olio delle teste dei principini, dei quali si sono conservati quattro nel museo di San Gallo. Un altro studio è ritenuto disperso ma è pervenuto in una vecchia copia (cfr.Baumgärtel 1998, pp.278-286). Nel mercato antiquariale inglese è riapparso recentemente un quinto studio di testa, rappresentante il figlio maggiore ed erede al trono Francesco di Borbone (l’opera è stata identificata da chi scrive con expertise del 8 ottobre 1999; cfr.Londra, asta Christie’s del 17 dicembre 1999, n.70 3).

Secondo Antonio Zucchi, Memorie delle pitture(…), Angelica Kauffmann fece anche lo studio del principe erede al trono, “a Napoli, 1782 setembre e otobre” (Zucchi 1998, p.16), quando questi, nato nell’agosto 1777, aveva appena compiuto cinque anni. La forma rotonda della testa e la capigliatura dello studio citato corrisponde esattamente a quelle del Bacco. I capelli divisi al centro e lunghi fino alle spalle, sono biondi e non castani come in quelli del nostro dipinto (tuttavia in età infantile, sovente e in tempi brevi il colore biondo dei capelli può scurirsi), ma in ambedue i casi gli occhi sono grigio-azzurri.
Se il Bacco dovesse davvero essere il ritratto del principino Borbone, si potrebbe anche azzardare una datazione del dipinto al 1785, nell’ultimo soggiorno a Napoli della pittrice. Una simile ipotesi sosterrebbe anche la stima dell’età del Bacco, ossia otto anni. Anche lo sfondo nel dipinto: il fianco saliente del Vesuvio, in relazione alla stirpe reale dei Borboni, acquista un significato particolare (per queste informazioni ringrazio Ingrid Sattel Bernardini): alle pendici del Vesuvio venivano coltivati pregiati vini. Fin dall’antichità quella zona, della quale si favoleggiava che vi regnasse il dio del vino, veniva chiamata Enotria. Il presunto principino nel ruolo di Bacco (figlio di Giove/Ferdinando IV) potrebbe perciò alludere al suo futuro ruolo di regnante di quella regione. Inoltre vi si può pensare anche ad una allusione al mese di nascita del principe, l’agosto, mese durante il quale gli antichi celebravano le “Argonia”, feste sacre al dio Bacco.

Bettina Baumgärtel

(traduzione dal tedesco di Ingrid Sattel Bernardini)

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