Il pittore Giuseppe Cades nasce a Roma il 5 marzo 1750, figlio di un pittore dilettante di origine francese, Jean, da cui apprese i rudimenti del mestiere, per entrare in un secondo momento nello studio di Domenico Corvi. L’artista dimostrò fin da giovane il proprio precoce talento, vincendo nel 1762 con un disegno dal gruppo capitolino di Amore e Psiche il secondo premio della terza classe di pittura del Concorso Clementino; mentre nel 1766 vince il primo premio con un disegno rappresentante Tobiolo che restituisce la vista al padre.

A seguito della rottura col Corvi, il pittore proseguì in autonomia la propria formazione artistica, legandosi in special modo agli artisti nordici di stanza a Roma, come Sergel, Abilgaard e Füssli. Al tempo di questa attività giovanile Cades divenne famoso e apprezzatissimo per le opere d’imitazione dei grandi maestri del Cinque e Seicento, riuscendo così bene ad imitarne lo stile da creare dei veri e propri falsi.

Con la commissione nel 1774 da parte del cardinal delle Lanze del Martirio di san Benigno (olio su tela, Fruttuaria, abbazia di San Benigno Canavese), di evidente derivazione guercinesca, Cades ebbe occasione di farsi apprezzare, attraverso un dipinto a carattere ufficiale, da molti mecenati, ottenendo commissioni prestigiose. Lavorò, tra gli altri, per il senatore Abbondio Rezzonico (Sala della Musica) e per il principe Borghese nella sua Villa Pinciana, per il quale nel 1787 affrescò un soffitto realizzando il tema del Riconoscimento di Gualtiero conte di Angers.

Nel 1786 Cades fu eletto membro dell’Accademia di San Luca e dei Virtuosi del Pantheon.

Durante il 1789 il pittore si dedicò ad una delle sue imprese più note, il ciclo a tempera e affresco su muro con scene tratte dall’Orlando Furioso per Palazzo Chigi di Ariccia. Nel 1790 Cades fu chiamato a restaurare le pitture del duomo di Orvieto, da cui trasse l’anno seguente una raccolta di stampe dedicate a Pio VI.

Morì a Roma l’8 dicembre 1799.

Tra le personalità di maggior spicco all’interno del panorama artistico romano caratterizzato da un Classicismo che preannunciava i futuri risvolti neoclassici, la prassi figurativa del pittore si impose attraverso un estro fantastico e personalissimo, cui si aggiunse una spregiudicata rivisitazione dell’antico, riscontrabile ad esempio in molti suoi appunti grafici, propedeutici a decorazioni ad affresco. Come decoratore Cades volle per altro porsi in stretta parentela con i grandi maestri del primo Cinquecento, sebbene, in accordo alla sua poetica “immaginaria”, finì per adottare forme più espressive e rigorose.

I suoi dipinti, riconoscibili per la pennellata vaporosa e la leggerezza della stesura pittorica, sono spesso impreziositi da tonalità pastello che lo accostano alla produzione del contemporaneo Antonio Cavallucci. Aspetti questi che possono apprezzarsi in uno dei capolavori del pittore, l’Estasi di san Giovanni da Copertino eseguita nel 1778 per la basilica dei Santi Apostoli, dove Cades dispiega tutto il suo estro compositivo, il suo eclettismo visionario e la sua straordinaria cultura figurativa.