Il pittore Bernardino Nocchi nacque a Lucca l’8 maggio 1741, entrando fin da giovane nella bottega di Antonio Luchi, detto il Diecimino. Nel 1766 gli venne chiesto di realizzare il frontespizio per i nuovi Capitoli e ordini dell’Accademia lucchese di Belle Arti, a cui era iscritto e di cui divenne direttore l’anno successivo. Il pittore si trasferì a Roma nel 1769 insieme a Stefano Tofanelli grazie alla pensione concessagli dal nobile concittadino Carlo Conti. Per quest’ultimo il pittore eseguì successivamente due opere di soggetto storico, il Pianto di Ulisse e il Ritorno di Ulisse (entrambi ad olio su tela, 1794, Lucca, Museo di Villa Guinigi). Nell’Urbe i due pittori entrarono a lavorare come aiutanti nella bottega del calabrese Nicola Lapiccola, che affiancarono durante i restauri di Villa Giulia e nei lavori di Palazzo Chigi ad Ariccia.

Con la decorazione ad affresco di Palazzo Vidoni Caffarelli (già Stoppani) del 1773, dove raffigurò i Fasti Prenestini, per il pittore si aprirono le porte al successo sulla scena capitolina, che gli permise di accaparrarsi importanti commissioni, come quella del principe Marcantonio IV Borghese per il suo palazzo.

Nel 1780 Nocchi venne nominato Pittore dei Sacri Palazzi Apostolici, succedendo al maestro Lapiccola, a cui seguì la realizzazione nel 1784 de La Pittura sulla rupe Tarpea consegna alla fama il ritratto di Pio VI nella Sala Stampe Biblioteca Apostolica Vaticana (distrutta) e la decorazione del Palazzo della Consulta al Quirinale, residenza del cardinale Romualdo Onesti Braschi (1787-1790).

Sotto la direzione di Ennio Quirino Visconti il pittore fu impegnato a partire dal 1792 anche nella traduzione ad incisione delle sculture facenti parte della collezione Borghese.

Il pittore trascorse gli ultimi anni di vita afflitto da problemi fisici e ristrettezze economiche, per poi morire a Roma il 27 gennaio 1812.

Pittore che a buon giudizio può definirsi “capitolino” nonostante il luogo di nascita, Bernardino Nocchi si dimostrò fin dal suo approdo nell’Urbe permeabile alle novità figurative proposte in città, come si può constatare nel giovanile Sacrificio di Jefte (olio su tela, 1770, Lucca, Palazzo Vescovile), dove gli scorci arditi, la pittura smaltata e attenta ai dettagli, i gesti enfatici e teatrali denunciano la frequentazione del cantiere di Santa Caterina in Via Giulia.

Pittore di scene storiche e mitologiche, come d’obbligo per un artista operoso alle soglie del Neoclassicismo, seppe coniugare inventiva compositiva con colori luminosi e umidi, attitudini esemplate nel dipinto con Mercurio annuncia a Calipso che Ulisse deve partire (olio su tela, collezione privata), commissionato da Giovan Battista Collio ed esposto nel 1807 in una mostra tenutasi nella sede dell’Accademia del Nudo al Corso.

All’interno della produzione a carattere sacro del pittore, vanno menzionate le due pale eseguite per la chiesa di San Secondo a Gubbio, d’impianto monumentale e gestualità dirompenti, e la Trinità con una gloria d’angeli e santi cappuccini eseguita su espressa istanza di papa Pio VI per il convento di Tor Tre Ponti (1795), dispersa, ma di cui resta il modelletto che ne testimonia la complessità compositiva e l’iridescenza luminosa che abbaglia e trascolora le tinte.

Nel genere del ritratto, cui pure si dedicò con costanza, il pittore, a differenza di Tofanelli, fondò le proprie basi sul gusto ornamentale e decorativo di Batoni, specialmente nell’attenzione ai dettagli e nella resa analitica dei particolari, come magistralmente esposto nel bellissimo Ritratto di Pio VII (olio su tela, 1805, Cesena, Palazzo Chiaramonti).

Grazie alla Galleria Carlo Virgilio è potuto riemergere il Ritratto equestre di Luigi Braschi Onesti con alle spalle la veduta di piazza San Pietro, di cui si conosceva un’altra versione, sempre di piccolo formato, in cui gli abiti riccamente descritti e le bardature del cavallo ne testimoniano la valenza ufficiale.