Il pittore Vincenzo Camuccini nacque a Roma il 21 febbraio 1771. Alla morte del padre avvenuta nel 1776 l’onere della famiglia ricadde sul fratello maggiore Pietro, anch’esso pittore – seppur mediocre – che ebbe su di lui un’ascendenza determinante. Camuccini venne avviato alla pratica artistica nello studio di Domenico Corvi, allora tra i pittori più rinomati del firmamento artistico capitolino, cimentandosi nelle accademie di nudo e nella copia dei grandi maestri del passato, Raffaello sopra tutti. Proprio all’urbinate si lega la prima commissione ricevuta dal pittore nel 1787, ovvero la copia della Deposizione (conservata alla Galleria Borghese) richiestagli dal Lord Vescovo di Bristol. A partire dal 1793 si verificò una svolta nella carriera artistica di Camuccini: l’incontro con Ennio Quirino Visconti lo indirizzò infatti allo studio approfondito delle fonti storiche e della statuaria classica, funzionali ad una corretta ricostruzione filologica di ambientazioni, gesti, costumi.

Con la proclamazione della Repubblica Romana del febbraio 1798, il pittore fece il suo esordio nel campo dell’amministrazione del patrimonio artistico di Roma: venne infatti scelto come restauratore e addetto alla selezione delle opere d’arte da trasferirsi al Museo Nazionale a seguito della nazionalizzazione dei beni ecclesiastici. Successivamente, nel 1804 Camuccini venne nominato direttore della fabbrica di San Pietro dei mosaici, e cinque anni dopo Soprintendente dei SS. Palazzi Apostolici. Nel 1814 Pio VII nominò il pittore Ispettore alla Conservazione delle Pitture Pubbliche di Roma, carica prestigiosa che ne consacrava i successi “politici” oltre che artistici, mentre nel 1830 con un “breve” di Pio VIII il suo cursus honorum venne sancito definitivamente con la nomina a barone, a cui seguì l’affidamento del riordino della Pinacoteca Vaticana. Divenuto accademico di San Luca nel 1802, ne venne eletto presidente all’unanimità nel 1806 in deroga agli statuti – era infatti troppo giovane -, a testimonianza del successo e dell’apprezzamento riconosciutigli da tutto l’ambiente culturale romano.

Il pittore trascorse l’estate del 1810 a Parigi, accolto amichevolmente da Denon,  facendo la conoscenza di Jacques-Louis David, con cui strinse un rapporto fatto di rispetto reciproco, e discorrendo d’arte con lo stesso Napoleone, che gli commissionò il dipinto la Battaglia di Ratisbona. Furono questi anni di intensa attività per Camuccini, che dopo aver partecipato al cantiere di Villa Borghese nel 1797 (affresco con Archelao e Paride Fanciullo), nello stesso 1810 venne chiamato a lavorare a Palazzo Torlonia (Concilio degli Dei, 1816, demolito), e tra 1812 e 1813 realizzò le due tele per gli appartamenti di Napoleone nel Palazzo del Quirinale, oggi a Capodimonte. Così come furono molte le commissioni, specialmente di opere a carattere religioso, che gli vennero affidate durante la Restaurazione, a partire dal San Simeone e Giuda per la basilica di San Pietro.

Colpito da paralisi, si ritirò ad Albano, dove morì il 2 settembre 1844.

Tra i pittori più eminenti nel vasto panorama della pittura neoclassica a Roma, capace di padroneggiare con superba maestria l’arte del disegno, durante la propria carriera Camuccini seppe confrontarsi con egual talento con tutti i generi artistici. La sua pratica artistica, sempre controllata e studiatissima, si mantenne fin dagli esordi solenne ed essenziale, in un costante tentativo di interpretare e ricreare il linguaggio dei grandi maestri del passato. Un proposito questo assillante, quasi ossessivo, che lo sconfortò e riempì di dubbi, come testimonia emblematicamente la vicenda della Morte di Cesare (olio su tela, 1806, Napoli, Museo di Capodimonte). Commissionato dal conte di Bristol nel 1793, il dipinto, uno di quegli exempla virtutis così ampiamente frequentati durante il Neoclassicismo, venne esposto nello studio dell’artista nel 1799, e distrutto nell’immediato dal pittore stesso come reazione alle critiche ricevute in merito al colore, ritenuto monotono e tenebroso. Camuccini mise mano quindi ad una seconda versione dell’opera, che impreziosì con tonalità più vive e naturali, rilevata da Gioacchino Murat a seguito della morte del primo committente. Se ne conserva per altro un bellissimo bozzetto di dimensioni notevoli presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

In merito alla produzione d’arte sacra va ricordata la pala d’altare eseguita per la basilica di San Paolo Fuori le Mura raffigurante La conversione di san Paolo (olio su tela, 1835), dipinto in cui la vertiginosa diagonale ne suggerisce una reiterazione di soluzioni barocche, ma sempre in accordo alla essenziale calibratura propria del pittore. L’opera subì per altro una gestazione lunghissima, come rivelano i numerosissimi studi a matita e i bozzetti su carta acquerellati: commissionata nel 1823 da papa Leone XII, rimase nello studio del pittore fino al 1840, quando venne finalmente collocata all’interno della basilica insieme al San Paolo rapito al terzo cielo, allogatogli l’anno precedente da Gregorio XVI.

La Galleria Carlo Virgilio, tra le altre, ha trattato un appunto d’accademia preparatorio per la pala d’altare eseguita da Camuccini nel 1806 per la chiesa di San Giovanni in Canale di Piacenza, raffigurante La presentazione al tempio, lo Studio ad olio su tela per una gamba, un avambraccio e le mani di san Giuseppe.

Il pittore fu anche un eccellente e apprezzato ritrattista: si ricorda qui, tra gli altri, il bellissimo ritratto eseguito nel 1815 di Pio VII (olio su tela, Vienna, Kunsthistorischesmuseum), di cui sono note, tra studi preparatori e repliche, numerose versioni.