Il pittore Franz Xaver Anton Nikolaus Caucig nacque a Gorizia il 4 dicembre 1755, e grazie alla raccomandazione del conte Guidobaldo Coblenz poté trasferirsi nel 1775 a Vienna, dove poté ottenere una prima formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti. Qui, sotto l’egida del figlio del conte, Giovanni Filippo, Caucig poté copiare i dipinti dei grandi maestri conservati al Belvedere. Nel 1779 il pittore ottenne una borsa di studio concessagli dall’imperatore Giuseppe II grazie all’intercessione del conte Coblenz, trasferendosi a Bologna per perfezionare i propri studi all’Accademia Clementina. Il fatale e imprescindibile trasferimento a Roma avvenne nel 1781, dove entrò nello studio di Anton von Maron, dedicandosi allo studio della statuaria antica e dei grandi maestri del Rinascimento. Tra le sue frequentazioni capitoline spiccano i nomi di Felice Giani e Michael Köck, a testimonianza del pieno inserimento del pittore all’interno di quella fucina eclettica e variegata che caratterizzava il Classicismo internazionale romano. Nella città eterna Caucig si dedicò alla realizzazione dei primi importanti dipinti di storia, tra cui il Suicidio di Porzia eseguito per il principe Franz Seraphim Porcia di Trieste (olio su tela, 1784, Graz, Landesmuseum Joanneum). Tornato a Vienna nel 1787, il pittore vi trascorse il resto della sua vita – ad eccezione di un soggiorno a Mantova nel 1791 e di uno a Venezia durato fino al 1796 – dipingendo prevalentemente soggetti d’ascendenza storico-mitologica, come la Morte di Socrate recentemente acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.

Nel 1795 il pittore venne nominato membro onorario dell’Accademia di Venezia, e infine nel 1799, dopo essere stato il terzo correttore di elementi di pittura storica, divenne professore di pittura di storia all’Accademia di Belle Arti viennese, battendosi in difesa dello stile neoclassico contro la nascente poetica romantica. Morì a Vienna il 17 novembre 1828.

Disegnatore prolifico dalle doti affatto evidenti, il pittore era solito eseguire numerose vedute di Roma e della campagna circostante che utilizzava successivamente come sfondo dei suoi dipinti, mentre numerosi fogli in cui sono copiate statue e rilievi antichi risultano oggi di estrema valenza documentaria. Il suo stile grafico si sostanzia attraverso un segno netto che delinea forme di estrema sodezza, di sensualità greca e purezza ideologica, in composizioni sempre equilibrate, come apprezzabile nel bellissimo disegno rappresentante Achille tra le figlie di Licomede (1800 circa, matita, penna a inchiostro bruno e acquarello su carta) conservato presso la Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia.

Delle opere del pittore di soggetto sacro, particolarmente significativa è la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Basilio, eseguita a Roma nel 1782 e spedita a Imola, dove prese posto all’interno della chiesa di Santa Maria in Regola; dipinto che denuncia lo studio incessante che Caucig dedicò alla pittura emiliana del Seicento, presentandosi quasi come un omaggio alla pittura dei Carracci per impostazione e atteggiamenti dei personaggi.

Ricordiamo anche il dipinto, di particolare interesse a livello iconografico, che inscena un’allegoria sulla Riflessione sulla caducità della felicità umana. Francesco Serafino principe di Porcia in meditazione, dai colori freddi e l’effetto porcellanato, ma con figure desunte dalla statuaria classica.

Francesco Caucig – Allegoria: Riflessione sulla caducità della felicità umana

  Francesco Caucig Gorizia 1755 – 1825 Vienna Allegoria: Riflessione sulla caducità della felicità umana. Francesco Serafino principe di Porcia in meditazione 1810-1825 circa Olio su tela, cm 163 x 287. Provenienza: principe Francesco Serafino di Porcia, Porcia, castello, o Spittal, Carinzia, Castello Porcia; collezione privata, Carinzia.   L’attribuzione di questo dipinto finora sconosciuto al…