Il pittore Giovan Battista Borghesi nacque a Parma  il 25 novembre 1790, ottenendo una prima formazione in campo artistico presso lo studio di Biagio Martini. Specializzatosi nella pittura ad affresco, Borghesi iniziò fin da giovane a decorare le dimore dei facoltosi parmensi: tra le prime opere a lui ascritte Putti che giocano in un pergolato su una volta di Palazzo Mariotti, in cui propone una rilettura moderna della graziosità correggesca. Le prime imprese certe del pittore sono ad oggi andate distrutte: trattasi di un Omero che spiega l’Iliade, eseguito per Palazzo Ducale di Colorno nel 1818 sotto la guida di Pietro Smitt; e l’affresco raffigurante Maria Luisa come Minerva consegna ad Apollo la fiaccola della sapienza, licenziato per una sala della Biblioteca Palatina su diretto incarico della duchessa (1820). Negli stessi anni iniziò un’intensa attività come pittore di tele di carattere religioso da collocarsi nelle chiese parmensi, tra cui si possono ricordare quella eseguita nel 1821 per la chiesa di Sant’Ulderico raffigurante Sant’Antonio Abate e i due piccoli ovati per la chiesa di Santa Teresa (distrutta).

Con la pala raffigurante la Santissima Trinità, eseguita nel 1821 per l’oratorio di casa Rossi, il pittore si conquistò il pensionato ducale a Roma, di durata biennale, a cui seguì un secondo periodo di formazione a Firenze, nel quale si dedicò alla copia dei grandi maestri del Cinquecento. Tornato a Parma nel 1828, Borghesi viene nominato professore di ‘pittura a fresco’ presso l’Accademia – dal 1830 di pittura tout court – a cui fa seguito il prestigioso incarico per la decorazione della volta e del sipario del Teatro Ducale, considerato l’apice della carriera del pittore. Sullo sfondo degli ornati eseguiti dal Toschi, il pittore presentò contro un cielo stellato i maggiori rappresentanti del teatro, antichi e moderni. Per il sipario, terminato nel 1829, ideò invece un’iconografia celebrativa, ispirata al monumento di Maria Luigia di Antonio Canova, rappresentando il tema della Sapienza ispiratrice dell’arte (un bozzetto è conservato presso il Museo Lombardi).

Borghesi durante la sua carriera venne interessato anche dall’attività di restauratore, occupandosi dei restauri degli affreschi del Molosso appena rinvenuti nel Palazzo del Giardino (1833) e di quelli del Parmigianino nella Rocca di Fontanellato.

Morì a Parma l’11 dicembre del 1846 .

La cultura figurativa del Borghesi, fortemente influenzata dalla prestigiosa tradizione della sua città natale, si sostanzia attraverso un neoclassicismo che mai venne del tutto abbracciato in pieno, tanto appare legata all’esperienza dei grandi maestri del XVI secolo, Raffaello e Correggio sopra tutti. Ai loro canoni di equilibrio ed armonia rimanda ad esempio la Santissima Trinità conservata nella chiesa di Santa Teresa, dove sia l’impianto compositivo che la gamma cromatica risultano di chiara derivazione correggesca.

Nel campo del ritratto, l’apice della produzione del pittore può essere individuato nell’effigie di Maria Luigia d’Austria (olio su tela, 1839, Parma, Galleria Nazionale), dove la seconda moglie di Napoleone è presentata in un ambiente sfarzoso, seduta solennemente su un trono con indosso un abito di tulle alla moda, reso dal Borghesi con estrema perizia tecnica – si osservino a tal proposito le delicate trasparenze dei ricami in oro.