Paolo Albertis, documentato anche come De Albertis, nasce a Napoli nel 1770, formandosi presso l’Accademia di Belle Arti della città sotto la guida del pittore francese Jean Baptiste Wicar, importante figura del Neoclassicismo, che rivestì numerose cariche anche in Italia. Il pittore ottenne la cattedra di pittura in seno alla medesima Accademia, riformata nel 1822, partecipando spesso alle esposizioni da quest’ultima organizzate: in quella del 1830 è ricordato con alcuni dipinti, tra cui un San Francesco riceve le stimmate; mentre in quella nel 1833 con La morte di Sant’Andrea Avellino. Morì a Napoli nel 1844.

Apprezzato ritrattista al servizio della nobiltà partenopea, Paolo Albertis è noto in particolar modo per il dipinto raffigurante Il ritorno di Ferdinando I a Napoli, episodio accaduto in seguito alla caduta di Napoleone, con la Restaurazione. L’opera, che in origine aveva come soggetto una Festa popolare di piazza, venne mutuata in immagine celebrativa dall’Albertis nel 1815 su richiesta della stessa corte borbonica, per la quale l’artista realizzerà in seguito numerose commesse di stampo ufficiale. Altamente significativo per il valore simbolico e documentario che la riveste, l’immenso olio su tela è sapientemente organizzato su un piano prospettico defilato, e denuncia, per caratteristiche spaziali e atmosferiche, lo studio profondo da parte del pittore della lezione del vedutista Gaspar van Wittel, il quale aveva soggiornato a Napoli a cavallo tra XVI e XVIII secolo. Dell’artista sono transitati presso la Galleria due pendant con Gesù al Tempio, due olii su tela inediti in cui la nitidezza e il rigore neoclassico vengono stemperati da una gestualità di matrice seicentesca, e che mostrano le eccellenti doti di colorista del pittore.