Pietro Paoletti - La danza dei figli di Alcinoo in onore di Ulisse

Pietro Paoletti - La danza dei figli di Alcinoo in onore di UlissePietro Paoletti
(Belluno 1801-1847)

La danza dei figli di Alcinoo in onore di Ulisse

Tempera su tela, cm. 175 x 270

Allievo del celebrato affrescatore bellunese Giovanni De Min, Pietro Paoletti si muove tra il neoclassicismo del maestro, il purismo e il romanticismo. Le sue inclinazioni naturali lo portarono a muoversi maggiormente in ambito puristico. Nel 1827 dal Veneto ove operava, in prevalenza Padova e Venezia, si spostò a Roma accompagnato dalle calde raccomandazioni del conte Leopoldo Cicognara. Alla corte pontificia ebbe come protettori il potente Cardinale Placido Zurla e Papa Gregorio XVI. A Rieti operò ed ebbe come amico il poeta Angelo Maria Ricci.
Paoletti fu ai vertici del freschismo italiano del tempo. Villa de Manzoni ad Agordo, Palazzo Ricci a Rieti, Palazzo Lucernari e del Governatore a Roma, Logge Vaticane, Chiesa del Cenobio di Montecassino, Chiesa di S. Isidoro a Roma, le molte proprietà della famiglia del principe Alessandro Torlonia a Roma (Teatro Apollo, Palazzo Torlonia in Piazza Venezia, Villa Torlonia sulla Nomentana) Casa dell’Intendente all’Aquila, Tempio di S.Francesco a Napoli, Cappella di S.Pio V in Vaticano, Caffè Pedrocchi e Palazzo Cittadella-Vigodarzere a Padova, Villa Patt a Sedico, Chiesa di S.Maria Formosa a Venezia, Palazzi Bortolan e Spineda a Treviso, Palazzo Vecchia a Vicenza, accolgono, o accoglievano, le molte sue opere.
Paoletti fu anche un buon pittore a olio. In questo genere lasciò numerosissimi dipinti con soggetti storici, religiosi, mitologici. Numerosi anche i ritratti. E nel disegno a penna il Paoletti sembra non avere avuto molti rivali.

La danza dei figli di Alcinoo è di provenienza Torlonia. Ancorché non firmato, il quadro, senza alcun ragionevole dubbio, può essere attribuito alla sua mano. Il segno grafico in molte sue componenti ci ricorda inequivocabilmente il Paoletti, nel volto delle donne, nelle loro espressioni e positure. I colori morbidi, mai sfavillanti, riconducono alle tinte degli episodi religiosi dedicati alla Madonna nella Cattedrale di Rieti (1828), mentre le due figure danzanti ci portano a Palazzo Bortolan di Treviso (1829-1830 ca.) ricordandone gli effetti di aerea leggerezza.
La tempera costituisce una sorta di trasposizione pittorica, con varianti, del bassorilievo canoviano di medesimo soggetto (Possagno, Gipsoteca), mai tradotto in marmo ma tirato dallo stesso artista in più esemplari. Paoletti poté conoscerlo direttamente nello studio dello scultore a Roma, prima del trasporto della gipsoteca a Possagno, oppure nella traduzione incisoria di Tommaso Piroli.

La rappresentazione non è particolarmente affollata. Essa vive nel gioco armonioso tra vuoti e pieni, di un’atmosfera pervasa di intima familiarità e naturalità. Le persone sono disposte a semicerchio al colmo del quale sono raffigurati i due giovani danzatori. Suonatore e spettatori sulla sinistra, la coppia regale e l’ospite famoso sulla destra. Il senso del ritmo che diventa melodia viene scandito dai passi leggeri dei danzatori.
È databile verso il 1830, mentre risulta difficile per il momento riferire il dipinto a qualcuno dei cicli pittorici realizzati da Paoletti. Nel demolito Palazzo Torlonia egli rese omaggio all’eroe Achille, al condottiero Alessandro Magno, a Telemaco figlio di Ulisse. Il quadro potrebbe riferirsi a uno dei tanti episodi realizzati sulle pareti o sui soffitti del palazzo, a partire dal 1836, ma l’ipotesi non appare convincente. Si sa però che il pittore bellunese lavorò in molte delle proprietà dei Torlonia. E di varie opere si ignorano tuttora i soggetti. Le cronache del tempo, le corrispondenze finora ritrovate e consultate, hanno consentito una catalogazione delle opere paolettiane, pur ampia, ancora parziale (cfr.Dal Mas 1999).

Giuliano Dal Mas