Christian-Daniel Rauch - Busto femminile

Christian-Daniel Rauch - Busto femminileChristian-Daniel Rauch
(Arolsen 1777 – Dresda 1857), attribuito

Busto femminile

Marmo, cm 43,5 x 34,5 x 16,5

La cifra del busto è lo straordinario equilibrio tra il dato naturale e l’idealizzazione. Il primo corrisponde all’individuazione di una fisionomia caratterizzata e il secondo alla pulizia formale e alla semplificazione degli elementi, prive di notazioni realistiche. La forma eletta, dalle ampie superfici e dal morbido trapasso di chiaroscuro, coincide con lo schema, anche grazie al bellissimi lineamenti della fanciulla ritratta. Lo sguardo fisso e sereno le conferisce una nobile distinzione, il lieve scarto della testa verso destra e la leggera inclinazione in avanti contribuiscono all’espressione aggiungendole una concentrazione riflessiva.

L’opera può essere databile tra secondo e terzo decennio dell’Ottocento, anche per via dell’acconciatura, con scriminatura centrale e capelli raccolti superiormente in una treccia a formare una corona. Le coordinate formali dell’autore del busto sembrano piuttosto precise e indirizzano verso un artista di area nordica, tedesca in particolare, legato da un lato all’esperienza formativa italiana, dall’altro al magistero di Bertel Thorvaldsen.

Affine per sensibilità a questo ritratto è la statua muliebre sedente della Fanciulla che si lega il sandalo (Berlino, Friedrichswerdersche Kirche, Maaz 1993, p.91), esposta da Rudolph Schadow (Roma 1786 – 1822) a Roma nel 1819, colta in atteggiamento di raccolto intimismo, con identica acconciatura e simile purezza nel profilo. Il parallelo più convincente è però soprattutto quello con la ritrattistica di quegli anni di Christian Friedrich Tieck (Berlino 1776 – 1851) e Christian Daniel Rauch (Arolsen 1777 – Dresda 1857), artisti con un percorso artistico parallelo: entrambi a Roma a contatto con Thorvaldsen e in seguito per alcuni anni a Carrara, impegnati nella realizzazione di monumentali sculture destinate ai committenti prussiani, prima del definitivo rientro in patria (Hubert 1964, pp.197-198).

Entrambi gli scultori realizzarono busti simili per tipologia, con il caratteristico taglio dell’erma che si restringe verso il basso e un profilo continuo anche sui lati costituito dallo spessore del marmo tagliato verticalmente. Con cautela si propone comunque la sua attribuzione, che solo qualora si ritrovasse il corrispondente modello originale in gesso potrebbe essere confermata o smentita in via definitiva, alla mano di Rauch.

Il dato di un ideale classico e purista in grado di controllare il rimando naturalista è comune a molti busti femminili di Rauch a cui quello qui esposto assomiglia, come quelli di Frederike Unger e di Agnes Rauch (Berlino, Nationalgalerie). Sorprendente è la vicinanza sia nello stile che nei tratti fisiognomici con ilBusto della principessina Charlotte di Prussia(1798 – 1866), poi zarina Alessandra Fiodorovna di Russia, di cui la gipsoteca Rauch del Museo di Berlino custodisce due versioni in gesso, realizzate dallo scultore a partire dal 1816 (Bloch 1990, p.96-98) e più volte replicate in marmo negli anni successivi (Berlino, Schloss Charlottemburg, Skinkelpavillon; Dresda, Staatliche Kunstsammlungen Gemäldegalerie Neue Meister; von Simson 1996, pp. 103-107), tanto che non è escluso vi sia effigiato lo stesso illustre personaggio.

Stefano Grandesso