Ludovico Lipparini

(Bologna 1800–Venezia 1856)

La morte di Lambro Zavella

1840

Olio su tela, cm 220 x 170

Firmato e datato in basso a sinistra: “L. Lipparini f. 1840”

Bibliografia ed esposizioni: Esposizione delle opere degli artisti e dei dilettanti nelle Gallerie dell’I.R. Accademia di Belle Arti per l’anno 1841, Milano 1841, p. 9, cat. 59; I. Cantù, “La Morte di Zavella suliotto, quadro di Lipparini”, in Album. Esposizione di belle arti in Milano, Anno V, Milano 1841, p. 33.

 

Ludovico Lipparini, bolognese di origine, ma veneziano di adozione, fu ricercato ritrattista. E nel campo della pittura storica attraversò le fasi finali del classicismo accademico ottocentesco per aderire in seguito, negli anni Trenta del secolo, al rinnovamento romantico dei soggetti sull’esempio di quanto faceva a Milano il suo antico compagno di studi e di abitazione a Venezia Francesco Hayez. Oltre ai soggetti di storia patria veneziana, Lipparini si specializzò nelle tematiche filellene, dedicate alle lotte insurrezionali del popolo greco contro l’impero ottomano, che trovarono proprio a Venezia un grande interesse per le committenze sia liberali che conservatrici.

Il soggiorno di Lord Byron a Venezia e la sua successiva partecipazione alla Guerra d’indipendenza greca avevano influenzato profondamente la cultura veneziana. Il pubblico in generale aveva seguito con grande partecipazione le vicende del popolo greco, con il quale da sempre vi erano tradizionali e forti legami. E nel campo delle arti, la fortuna del genere della pittura filellena rispecchiava, in quelle greche, le aspirazioni nazionali degli stessi veneti e dei patrioti italiani per l’emancipazione dall’impero asburgico.

Ecco dunque che a partire dall’inizio degli anni Trenta Lipparini trattò numerosi soggetti legati all’epopea della rivoluzione greca, sulla scorta dell’Histoire de la régéneration de la Grèce di F.-L. Pouqueville. Queste opere, documentate dalle fonti e solo in parte oggi note sono: Costantino Ipsilanti del 1834, per il patriota lombardo Francesco Arese; Suliotto che medita sulle condizioni della patria, esposto a Milano nel 1837 e replicato nel 1841 per la granduchessa Elena di Russia; L’arcivescovo Germanos pianta lo stendardo crociato sulla rupe di Calafrita (Milano, Galleria d’arte moderna, per il marchese Filippo Ala Ponzone); Corsaro greco (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo); La Morte di Marco Botzaris, realizzato in tre diverse redazioni, per il principe K.L. Wenzel von Metternich, per la collezione di Michele Sartorio (Trieste, Civico Museo Sartorio) e per il conte ungherese Casimiro Batthyány a Milano; Una barca di greci commissionato dalla direzione delle Pubbliche costruzioni di Venezia; infine Il giuramento di Byron sulla tomba di Marco Botzaris (Treviso, Museo Civico, Raccolta Giacomelli).

Il suo impegno per due decenni sulle tematiche greche gli guadagnò in Grecia il favore del primo re di Grecia Ottone, che lo nominò tra i membri della nuova “Società di Belle Arti”.

Insieme alla Morte di Marco Botzaris, la Morte di Lambro Zavella può essere considerato il capolavoro di Lipparini e uno dei suoi dipinti di maggiore impegno figurativo. L’opera fu esposta nel 1841 all’Esposizione annuale dell’Accademia di Brera a Milano, dove fu incisa e recensita dalla stampa periodica, già destinata al collezionista sabaudo Gaetano Bertolazzone d’Arache.

L’artista vi ha rappresentato la storia di Lambro Zavella, guerriero dell’eroica Suli nei decenni precedenti l’insurrezione del 1821, che a Venezia era stata celebrata anche dalla tragedia Lambro Zavella composta dal medico filelleno P.V. Zecchini. La morte dell’eroe suliota, sostenuto da un giovane compagno e abbracciato dalla moglie, indica che le sommosse di Suli sono la premessa della futura lotta per l’indipendenza nazionale. Il morente consegna infatti al giovane figlio, insieme alla spada, anche il compito di proseguire le lotte dei padri.

Con la sua grande abilità pittorica, Lipparini sceglieva la più classica e nobile delle composizioni, quella piramidale, a cui affidava la solennità di una scena monumentale. I costumi, restituiti con una grande precisione filologica, sono dipinti con una grande freschezza cromatica e abilità di pennello. Mentre la figura del compagno che sostiene l’eroe, rappresentato in penombra fuori dalla luce principale che illumina la scena, mostra il virtuosismo dell’artista, capace di saper variare con grande effetto le tinte scure.

Il museo Benaki di Atene custodisce una copia di piccole dimensioni dell’opera (pubblicata in Risorgimento greco e filellenismo italiano lotte arte cultura, catalogo della mostra di Roma, Palazzo di Venezia, a cura di Caterina Spetsieri Beschi, Roma 1986, cat. 26a. Sull’artista, oltre alla vasta sezione dedicatagli all’interno di questo volume, pp. 292 ss., si vedano: Fernando Mazzocca, in Il Veneto e l’Austria: vita e cultura artistica nelle città venete, catalogo della mostra, a cura di Sergio Marinelli, Giuseppe Mazzariol, Fernando Mazzocca, Milano 1989, pp. 193-195; Francesca Franco, Lipparini Ludovico, ad vocem, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 65, Roma 2005).

 

La Galleria Carlo Virgilio & C. ricerca opere di Ludovico Lipparini (1802-1856)
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