Priovani: Orfeo

Priovani: OrfeoGiuseppe Pirovani

(Pavia 1750 – Città del Messico 1835)

Orfeo che canta l’amaro suo dolore nella privazione di Euridice davanti a Plutone e Proserpina

1786

Penna, matita, acquerello a inchiostro nero e marrone su carta, mm 455 x 700

Firmato e datato sul verso in basso a destra a penna: “1786 Pirovani bresciano a Roma”; inscritto sul verso in alto a destra a penna: “Orfeo che canta l’amaro suo dolore nella privazione di Euridice, d’avanti a Plutto e Proserpina”; dedicato sul verso, verso l’alto a sinistra a penna: “all’amico Campovecchio”.

Bibliografia: La “Mano Italiana”. Disegni di tre secoli, catalogo della mostra, Galleria W. Apolloni, Roma 1981, cat. 59, tav. XXIX.

L’occasione di studio di questa rara testimonianza del talento di Giuseppe Pirovani nel disegno consente nuove riflessioni sulla vicenda di uno dei primi artisti italiani a tentare la via delle Americhe, dove ebbe un ruolo significativo nell’incipiente iconografia pubblica statunitense e messicana.

Nato a Pavia nel 1750, ma di origini bresciane, come sottolineavano i biografi Carboni (1776, pp. 4-5) e Nicoli Cristiani (1807, pp. 175-176), Pirovani aveva mostrato una spontanea attitudine al disegno. A riprova della sua abilità giovanile Gambara ricordava nel 1840 (p. 36) un eccellente disegno a penna da Raffaello nella pinacoteca bresciana di Paolo Brognoli (Pirovani eseguì più tardi serie di incisioni da Poussin e Pietro da Cortona). Carboni aveva citato invece i ritratti dispersi del cardinale Giovanni Molino, vescovo di Brescia, e del cardinale Ludovico Calini, rappresentato tra la Religione e la Virtù Morale, decisivi nel guadagnare al giovane artista la protezione dei porporati.

L’artista ebbe dunque i mezzi per recarsi a Roma e le lettere di presentazione per essere ammesso nell’accademia privata di Pompeo Batoni, di cui diventò allievo. Sotto la sua guida eseguì vari ritratti a penna, apprezzati da papa Clemente XIII Rezzonico, adottando poi nella pittura a olio l’aulica tipologia batoniana del ritratto ambientato, come nell’effigie del 1786 del Cardinale Giovanni Andrea Archetti in veste di Legato Pontificio a Bologna (Bergamo, collezione privata; cfr. Falconi 2001, p. 74) e quella coeva di Andrea Memmo (cfr. Busiri Vici 1974, pp. 123-124), ambasciatore veneziano a Roma, mecenate e teorico dell’architettura, rappresentato nel ritratto con il progetto di Prato della Valle a Padova.

Suddito della Serenissima, Pirovani esponeva regolarmente le sue opere finite a palazzo Venezia, prima di inviarle a destinazione, ottenendo lusinghiere menzioni sui periodici come il “Diario ordinario”, il “Giornale delle Belle Arti” e più tardi le “Memorie per le belle arti” del Guattani. Si susseguono in questa sede l’Assunzione di Maria e i XII Apostoli nel 1777 per il Duomo di Montichiari, la Lapidazione di Santo Stefano nel 1782 per la chiesa di Bedizzole, la Deposizione della croce nel 1785 per la Certosa di Torino, il citato ritratto del cardinale Archetti destinato al palazzo pubblico di Brescia, infine il Battesimo di Cristo per i benedettini della stessa città (Meyer 2002, p.101)

Come ricordava Nicoli Cristiani, l’artista si era aggiudicato un concorso per la decorazione di un palazzo pubblico, partendo per Filadelfia negli ultimi anni del ‘700. Nel 1795 risulta già presente in città, dove aveva in effetti decorato con l’amico quadraturista e architetto Giacinto Cocchi un salone della residenza dell’ambasciatore spagnolo Josef de Jaúdenes. Lo testimonia un avviso, pubblicato dalla “Federal Gazette” di Filadelfia, dove Pirovani e Cocchi annunciavano di esservi giunti dopo anni di lavoro a Roma, al servizio di principi e di privati cittadini, fiduciosi nel gusto crescente per le belle arti che si andava diffondendo negli Stati Uniti. Pirovani si dichiarava disponibile a realizzare ogni tipo di pittura storica, di ritratto e paesaggio, a olio come a fresco, mentre Cocchi era specializzato nelle prospettive e nella pittura di ornamento. Entrambi poi potevano realizzare pittura teatrale e di vasta decorazione, come provava il lavoro per il diplomatico spagnolo (cfr. Prime 1932, p. 26; Delorenzi 2017, p. 150, con bibliografia).

Sempre per il medesimo committente Pirovani eseguiva nel 1796 un notevole ritratto ambientato di George Washington, in gara con il prototipo di Gilbert Stuart e il busto di Giuseppe Ceracchi, anch’egli a Filadelfia l’anno precedente, e ricco di rimandi storici e simbolici in chiave massonica. Il dipinto, regalato dall’ambasciatore al suo mentore Manuel Godoy, principe della Pace, giunse poi presso la Real Academia de San Fernando di Madrid (De Viejo 1998; Bonet Correa 2012, pp. 231-232).

Mentre Cocchi più tardi rientrava in Europa, progettando i nuovi cimiteri per Palma di Maiorca tra il 1802 e il 1806, Pirovani giungeva nel 1801 a Cuba, dove il Juan José Diaz de Espada y Landa gli commise gli affreschi per il presbiterio della cattedrale dell’Avana, terminati nel 1806 in dialogo con gli interventi di Jean Baptiste Vermay, allievo di David. Decorò poi la cappella maggiore del primo cimitero suburbano dell’America latina (Perez Cisneros 2000, pp. 41-53) e lasciò affreschi oggi perduti in altri edifici religiosi (Fernández Santalices 1997, pp. 132-133; Alghisi 2000, con bibliografia).

Pirovani tentò invano di fondare all’Avana un’accademia, mentre la moglie Juana Gordón y Balduari apriva una scuola per l’istruzione delle lingue straniere. Si spostò dunque a Veracruz in Messico, dove eseguì ritratti e pittura teatrale, e poi a Città del Messico, venendo accolto nel 1811 tra i membri dell’Accademia di San Carlos come accademico di merito e secondo direttore della classe di pittura. Confermato anche dal nuovo Messico indipendente, vi esercitò l’insegnamento fino alla morte nel 1835, vittima di un’epidemia di colera, cogliendo anche l’opportunità di istruire i primi pensionati messicani in partenza nel 1825 per Roma, esortandoli allo studio della storia, della mitologia, degli ordini classici e all’esercizio della copia dai modelli antichi (Sartor 1997, pp. 8 e ss.; Mazzarelli 2018, p. 57).

L’opera più ragguardevole eseguita durante il soggiorno messicano è il Ritratto di Virrey Félix María Calleja del 1815 (Capultepec, Museo Naciolnal de Historia, cfr. Rodriguez Moya 2006, pp. 97-98), dove il viceré spagnolo è rappresentato sullo sfondo dell’accampamento militare della battaglia del ponte Calderon, decisiva contro gli insorti.

Lo straordinario foglio che rappresenta Orfeo dinanzi a Plutone e Proserpina nell’Ade, mentre canta il suo amore disperato per Euridice che compare come spettro in secondo piano, testimonia davvero l’eccezionale qualità di Pirovani come disegnatore descritta dalle fonti del tempo. Il disegno, datato 1786, di grande potenza espressiva nel nudo eroico, nella gravità delle pose e nelle espressioni forzate, che rimandano alla plastica ellenistica pergamena, rivela anche molto altro. Grazie alla tematica sublime, e allo stile rievoca la cerchia romana di Henry Fuseli, Johann Tobias Sergel e Nicolai Abildgaard, che l’artista bresciano aveva potuto frequentare durante il decennio precedente, ma anche le sperimentazioni sia grafiche che plastiche del compatriota Antonio Canova e dell’amico di questi John Flaxman. Canova condivideva del resto con Pirovani la protezione dei Rezzonico e di Memmo.

Le affinità stilistiche con i disegni di Giovanni Battista Dell’Era indicano che fu forse proprio Pirovani a influenzare il più giovane artista bergamasco, allora rientrato a Roma e impegnato nell’équipe di artisti diretta da Cristoforo Unterperger nella riproduzione all’encausto delle Logge di Raffaello per Caterina II di Russia, e forse anche Felice Giani e più tardi Luigi Sabatelli. A riprova di queste possibili frequentazioni è la dedica del foglio “all’amico Campovecchio”, pittore di paesaggio e sperimentatore delle tecniche di pittura in cera, che lavorava in collaborazione proprio con Dell’Era e Giani tra i protagonisti di quell’impresa decorativa.

Stefano Grandesso

Bibliografia citata:

R. Alghisi, Pirovani, Giuseppe, in A. Chiarini, G. Tortelli, Il Duomo di Montichiari. “La fabbrica del più sontuoso tempio del Territorio”, Brescia 2000, pp. 245-246

A.  Bonet Correa (edited by), Real Academia de San Fernando, Madrid. Guía del Museo, Madrid 2012.

A. Busiri Vici, “Andrea Memmo, ambasciatore di Venezia a Roma, ed i suoi ritratti quivi eseguiti”, Strenna dei Romanisti, 1974, pp. 123-124

G.B. Carboni, Notizie istoriche delli pittori, scultori ed architetti bresciani [ms., 1776], ed. by C. Boselli, Brescia 1962.

P. Delorenzi, “Da Venezia agli States. Vincenzo Sciepcevich “Fresco Painter” dell’Ottocento”, in Aldèbaran IV Storia dell’Arte, edited by S. Marinelli, Venice 2017, pp. 147-170.

B. Falconi, “Domenico Zeni e il ritratto a Brescia tra Sette e Ottocento”, in Dal ritratto di corte al ritratto napoleonico. Domenico Zeni, 1762-1819, exhibition catalogue (Riva del Garda, Museo Civico, 2001), edited by M. Botteri Ottaviani, B. Falconi, F. Mazzocca, Riva del Garda 2001.

M. Fernández Santalices, Las antiguas iglesias de La Habana. Tiempo, vida y semblante, Miami 1997.

F. Gambara, Ragionamenti di cose patrie ad uso della gioventù, vol. IV, Brescia 1840.

C. Mazzarelli, “L’esemplarità di Roma: prassi e funzioni delle copie pittoriche”, in Roma en México. México en Roma. las academias de arte entre Europa y el Nuevo Myndo 1843-1867, exhibition catalogue (Mexico City 2018) ed. by G. Capitelli and S: Cracolici, Rome 2018, pp. 57-72.

S.A. Meyer, ““Una gara lodevole”. Il sistema espositivo a Roma al tempo di Pio VI”, in La città degli artisti nell’età di Pio VI, edited by L. Barroero, S. Susinno, Roma moderna e contemporanea, a. X, 1-2, 2002, pp. 91-105.

F. Nicoli Cristiani, Della vita e delle pitture di Lattanzio Gambara. Aggiuntevi brevi notizie intorno a’ più celebri e eccellenti pittori Bresciani, Brescia 1807.

G. Pérez Cisneros, Características de la evolución de la pintura en Cuba, La Habana 2000.

A.C. Prime, The Arts & Crafts in Philadelphia Maryland and South Carolina 1786-1800-Series Two-Gleanings from Newspaper, Philadelphia 1932.

I. Rodriguez Moya, El retrato en México: 1781-1867. Héroes, ciudadanos y emperadores para una nueva nación, Sevilla 2006.

I. Rose de Viejo, El retrato de George Washington de Josef Perovani, Madrid 1998.

M. Sartor, “Le relazioni fruttuose. Arte ed artisti italiani nell’Accademia di San Carlos di Messico”, in Ricerche di storia dell’arte, 1997, 61, pp. 7-33.

 

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