stainhart: sant'agnese sul rogo

stainhart: sant'agnese sul rogoDominikus Stainhart

Weilheim 1655 – München 1712

Sant’Agnese sul rogo

1674-1682 circa

Altorilievo in avorio, con nimbo, raggi e fiamme in bronzo dorato a fuoco, cm 23,5 x 18, entro cornice prospettica a cassetta, originale, in legno ebanizzato rivestita sulle pareti da assicelle in avorio, cm 27,2 x 21,8

Provenienza: Monaco di Baviera, mercato antiquario, 2003; Italia, collezione privata

Bibliografia: Eduard A. Safarik, Maria Isabella Safarik, Arte Ricercata. Nuovo capitolo del collezionismo mitteleuropeo, Hradec Králové 2016, pp. 186-191.

La teca, con l’altorilievo di Sant’Agnese sul rogo entro una cornice prospettica, è una testimonianza dell’età aurea della scultura barocca romana, dove il gusto scelto e l’eccellenza virtuosa della tecnica si esprimevano con pari esiti sia nelle opere di grandi dimensioni che nelle riduzioni in formato ridotto. E così anche quest’opera di misure contenute e destinata alla devozione privata era in grado di esprimere il drammatico e movimentato pathos delle figure maggiori, enfatizzato dall’illusionismo prospettico e cromatico, con il prezioso inserto degli elementi in bronzo dorato: le fiamme, l’aureola e i raggi divini.

Il rilievo è stato pubblicato da Eduard Safarik come opera dei due maestri tedeschi Dominikus e Franz I Stainhart (o Steinhart), il primo specializzato nell’intaglio in avorio e il fratello dedito alla scultura in legno. I due avevano soggiornato a Roma per nove anni, probabilmente dal 1674 al 1682, e tra 1678 e 1680 erano documentati come alloggiati a palazzo Colonna. Al servizio del principe Lorenzo Onofrio realizzavano allora il magnifico stipo in ebano e avorio, su progetto di Carlo Fontana, con le storie del Vecchio e Nuovo Testamento, ispirate, con variazioni, ai modelli figurativi tra gli altri di Raffaello e Michelangelo, come ad esempio il Giudizio Universale rappresentato al centro (Roma, Galleria Colonna). Questo eccezionale arredo era naturalmente ben noto a Safarik che l’aveva studiato come autorevole curatore della collezione (cfr. E.A. Safarik, Palazzo Colonna, Roma 1999, p. 149, fig. 270). E come in quel caso, lo studioso notava anche per la Sant’Agnese la derivazione da un prototipo figurativo in questo caso coevo, variato in termini originali. Si tratta del bozzetto in terracotta per l’altorilievo marmoreo di Ercole Ferrata per l’altare della chiesa borrominiana di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona, rintracciato in una collezione aristocratica romana, qui ripreso con significative variazioni in controparte, similmente a quanto accade nel rilievo dell’Assunzione della Vergine scolpito da Dominikus Stainhart per la committenza Colonna.

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