{"id":6137,"date":"2012-05-21T16:56:08","date_gmt":"2012-05-21T16:56:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/mostra\/quadreria-2006\/"},"modified":"2021-06-18T17:45:46","modified_gmt":"2021-06-18T15:45:46","slug":"quadreria-2006","status":"publish","type":"mostra","link":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/mostra\/quadreria-2006\/","title":{"rendered":"Quadreria 2006"},"content":{"rendered":"<p>Sulla scia delle ormai classiche rassegne periodiche della Galleria Carlo Virgilio, dedicate col titolo \u201cQuadreria\u201d alla presentazione di episodi preziosi dell\u2019arte del XIX secolo (sia pur con acute divagazioni nelle propaggini dei due secoli limitrofi), con questa mostra entriamo di peso in un periodo immediatamente successivo, laddove le precedenti per lo pi\u00f9 terminavano.<\/p>\n<p>Gli anni tra il 1910 e la Seconda guerra mondiale furono per l\u2019arte europea il momento \u201ceroico\u201d del secolo, ove si forgiarono i linguaggi pi\u00f9 innovativi e si posero le basi per le grandi elaborazioni successive, potremmo dire fino a oggi.<br \/>\nSi \u00e8 voluto inoltre, come elemento singolare (a parte il diverso scorcio cronologico) rispetto alla classica struttura delle mostre della galleria, marcare l\u2019attenzione esclusivamente sul contesto italiano, che senza dubbio \u00e8 quello che nelle definizioni critiche del recente passato maggiormente ha sofferto di mancate sistematizzazioni e corrette valutazioni: non certo per caso, poich\u00e9 vent\u2019anni di quel lasso furono segnati politicamente dalla presenza ingombrante del fascismo, che legittimamente noi stessi (noi italiani intendo) preferivamo dimenticare piuttosto che archiviare, almeno fino a tempi piuttosto recenti. Ci\u00f2 provoc\u00f2, \u00e8 ben noto, la perdita pubblica di fondamentali capolavori dell\u2019arte del Novecento mondiale, perdita purtroppo in molti casi definitiva: da Boccioni, a Balla, a de Chirico metafisico, per citare solo i casi pi\u00f9 eclatanti, ma anche ormai opere di artisti che, non acquisite nel passato, hanno raggiunto oggi quotazioni sui mercati nazionali e internazionali poco affrontabili dal nostro Paese in difficolt\u00e0 (soprattutto di intenzioni riguardo ai Beni Culturali).<\/p>\n<p>Seppure Parigi continua ad apparire oggi, a giochi fatti, il faro artistico ed estetico del mondo culturale della prima met\u00e0 del XX secolo, fino a pochi anni fa non si sarebbe neanche sospettato che Roma (ma anche Milano, insieme e in dialettica con Roma) fosse, almeno alla pari con Berlino e Mosca, uno dei centri pi\u00f9 significativi dell\u2019elaborazione artistica europea. Almeno alla pari, e certamente pi\u00f9 a lungo e con pi\u00f9 continuit\u00e0 e pregnanza, visto che gli anni Trenta furono marcati in Germania e Russia da una violenta regressione dittatoriale e da una censura estetica fatale per lo svolgimento delle arti (non azzerate, certo &#8211; come mostrano artisti del calibro di Deneka o Breker, vocati agli stilemi totalitari &#8211; ma decisamente assai limitate nell\u2019ampiezza delle loro possibilit\u00e0); mentre in Italia non fu percepibile, almeno artisticamente, alcuna censura politica, lasciando liberamente fiorire artisti e movimenti di straordinaria qualit\u00e0 e di originale presenza culturale europea. Finalmente invece quest\u2019idea entra sempre pi\u00f9 profondamente nella consapevolezza critica internazionale. Artisti come Balla, Sironi, de Chirico, Severini, Carr\u00e0, Casorati, Morandi, Pirandello, Guttuso, Fontana, e qui interrompiamo l\u2019elenco che diverrebbe troppo lungo; movimenti come il Futurismo (anche e forse soprattutto quello dopo il 1915), \u201cValori Plastici\u201d, il Novecento, la Scuola di via Cavour e la Scuola Romana, il Muralismo; insomma, questa straordinaria variet\u00e0 di motivi e di temi, di personaggi di prima grandezza e di movimenti, non hanno un paragone possibile con altri contesti europei, fuori Parigi.<br \/>\nSenza pretendere quindi una completezza che sarebbe impraticabile, per definire tutte le tendenze italiane nel piccolo spazio di una galleria, questa \u201cQuadreria\u201d vuole presentare degli episodi diversi attraverso dipinti preferibilmente poco noti o ritrovati, da mettere a confronto con capolavori viceversa celebrati, per mostrare quale livello di qualit\u00e0 aleggiasse in quegli anni nell\u2019arte italiana. Un confronto in cui, lungi dal sembrare sminuiti, dipinti di artisti meno celebrati dialogano da pari a pari con alcune vette dell\u2019arte europea: a dimostrazione di quanto fosse denso di aspettative, di elaborazioni estetiche arrovellate, di opere infine di altissima qualit\u00e0 il contesto italiano di quell\u2019epoca.<\/p>\n<p>Iniziando da Galileo Chini, esotico parallelo di Bonnard che alla fine dell\u2019Ottocento proiett\u00f2 definitivamente il gusto italiano nella modernit\u00e0 internazionale dell\u2019Art nouveau, presente con un ritratto misterioso del re del Siam, e continuando con Balla e Depero, i grandi alfieri dell\u2019ambientalizzazione dell\u2019arte contemporanea (cio\u00e8 di quella fatidica uscita dai confini asfittici del quadro, che \u00e8 stato forse il maggior contributo estetico all\u2019arte di tutto il XX secolo, fino a oggi), proseguendo attraverso Sironi e Oppi, campioni del Novecento milanese contrapposto al clima di \u201crealismo magico\u201d dei romani de Chirico, Donghi, Ceracchini e Carena, proseguendo nel confronto tra le due scuole romane degli anni Trenta, certamente il momento pi\u00f9 alto dell\u2019arte italiana di quel decennio, e terminando con un de Chirico eccezionale ed inedito, eseguito subito dopo la fine della Seconda guerra, le circa trenta opere presentano una realt\u00e0 variegata e straordinaria. Le schede accurate ne delineano la collocazione nel contesto nazionale e internazionale, per cui rimandiamo ad esse piuttosto che accennare un percorso in questa introduzione che risulterebbe per forza giambico e incompleto.<\/p>\n<p>Ma d\u2019altra parte questa \u00e8 non solo la tradizione di \u201cQuadreria\u201d, che non vuol essere esaustiva ma solo segnare un sentiero di gusto e di eccellenza determinato dal fascino e dalla qualit\u00e0 dei singoli pezzi; \u00e8 anche la prova di una qualit\u00e0 cos\u00ec diffusa da lasciarci ancora il piacere di una sorpresa e di una scoperta, e di un auspicio che gli studi nazionali e internazionali portino presto a termine la colossale impresa di una rivalutazione dell\u2019arte italiana di quegli anni, gi\u00e0 a buon punto, ma lungi dall\u2019essere definitiva.<\/p>\n<p><em>di Fabio Benzi<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla scia delle ormai classiche rassegne periodiche della Galleria Carlo Virgilio, dedicate col titolo \u201cQuadreria\u201d alla presentazione di episodi preziosi dell\u2019arte del XIX secolo (sia pur con acute divagazioni nelle propaggini dei due secoli limitrofi), con questa mostra entriamo di peso in un periodo immediatamente successivo, laddove le precedenti per lo pi\u00f9 terminavano. 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