{"id":6124,"date":"2012-05-29T14:55:16","date_gmt":"2012-05-29T14:55:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/mostra\/giuseppe-ducrot\/"},"modified":"2012-05-29T14:55:16","modified_gmt":"2012-05-29T14:55:16","slug":"giuseppe-ducrot","status":"publish","type":"mostra","link":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/mostra\/giuseppe-ducrot\/","title":{"rendered":"Giuseppe Ducrot"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u2026e racconta la storia<\/strong><\/p>\n<p>Gli incontri tra pittura e cinema sono infiniti e sono alla radice stessa del film per mezzo della fotografia. Infiniti sono anche gli incontri tra pittori e cinema. Qui non si tratta di forme ma piuttosto di poetiche; qui \u00e8 la letteratura a proporsi come matrice: da Poe a Wilde il ritratto ha consegnato la memoria di s\u00e9 al tempo lineare cinematografico laddove lo schermo ha spesso giocato sull&#8217;animazione della figura bloccata una volta per tutte sulla tela ricavandone storie, assai spesso &#8211; e non avrebbe potuto essere diversamente &#8211; storie del desiderio. O se volete desiderio di storia, di racconto, che e anche desiderio di una identit\u00e0 individuale e collettiva.<\/p>\n<p>Tutto il cinema classico &#8211; anche quando non vi appaiono, come di sovente nel genere &#8220;nero&#8221;, quadri di cui svelare il segreto e a cui dunque ridare vita &#8211; \u00e8 un cinema che lavora sul personaggio-attore: se questi \u00e8 un divo, la sua immagine \u00e8 legata alle fotografie che dissemina sui media; se \u00e8 un caratterista, la sua immagine \u00e8 di fatto una fotografia vivente, non ha a che vedere con l&#8217;aura del mito ma con il realismo della cronaca.<\/p>\n<p>Il giovane Peppino Impastato che, affascinato da un ritratto di Majakovskij, chiede a chi lo ha dipinto di &#8220;raccontarne la storia&#8221; si inserisce perfettamente in quella tradizione classica e per pi\u00f9 aspetti perduta o assente nel cinema italiano. Anzi ne \u00e8 una possibile didascalia: l&#8217;arte del ritratto \u00e8 la concentrazione in un volto della ricchezza narrativa di un paesaggio. E questa specifica teoria del ritratto calza perfettamente con lo stile di Ducrot, cio\u00e8 con il pittore &#8220;vero&#8221; dei quadri ripresi sul set. Pezzi di verit\u00e0 come i frequenti brandelli di telegiornale che fanno da sfondo al tempo narrato del film. &#8220;Vero&#8221; come del resto vera \u00e8 la storia a cui \u00e8 stato chiamato a collaborare. Un Ducrot perfettamente scelto in quanto interprete ideale di un artista che sa suggestionare l&#8217;attesa dello sguardo con primi piani di volti tanto intensi, tanto emotivamente carichi di espressione umana da turbare i sensi (ci\u00f2 di cui l&#8217;infanzia pi\u00f9 dispone).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/mostra-marco-tullio-giordana-con-il-ritratto-di-peppino-impastato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2030 aligncenter\" title=\"Marco Tullio Giordana con il ritratto di Peppino Impastato\" src=\"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/mostra-marco-tullio-giordana-con-il-ritratto-di-peppino-impastato.jpg\" alt=\"Marco Tullio Giordana con il ritratto di Peppino Impastato\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Marco Tullio Giordana con il ritratto di Peppino Impastato<\/em><br \/>\n(foto di scena di Angelo Turretta)<\/p>\n<p>\u00c8 la scena con cui viene descritta l&#8217;iniziazione al comunismo del protagonista di un film-documento (come per il ritratto, si tratta di una\u00a0fiction\u00a0che lavora su un modello reale). La scena verr\u00e0 rimessa in campo drammaturgicamente &#8211; la componente drammaturgica \u00e8 quella pi\u00f9 sentita e esibita in questo film di Giordana &#8211; alla fine del racconto-verit\u00e0, quando Peppino sta per essere ucciso dalla mafia. Il ritratto di un bambino che ancora non conosce la sua storia e dunque \u00e8 congelato nella propria inconsapevolezza si mostra ora a un giovane che ne ha vissuto il futuro ma che sta per tornare nella fissit\u00e0 della morte, nell'&#8221;icona&#8221; da cui oggi e stato ricavato il film. Un modo per &#8220;raccontare la storia&#8221; di uno dei ritratti della lunga e tragica galleria di vittime della mafia.<\/p>\n<p>Dunque Giordana \u00e8 insieme il pittore-militante del racconto e il Ducrot che con i suoi ritratti gli ha fornito la credibilit\u00e0 necessaria per essere vero: ha concentrato in queste due brevi sequenze la poetica del film: il mandato artistico ma anche sociale di un regista che usa il cinema per descrivere un nome, per nominare una identit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;idea di definire il ritratto come un paesaggio trova una ulteriore spiegazione nella sequenza in cui Peppino, proprio mentre osserva l&#8217;amico che sta fotografando il paesaggio deturpato dalla speculazione dei mafiosi, mostra di sentire quanto ogni delitto sociale finisca per diventare natura, normalit\u00e0 persino affettivit\u00e0 (famiglia: padre e madre). Il lavoro di regia in questo caso per Giordana \u00e8 stato anche quello di scoprire ci\u00f2 che il paesaggio nasconde, l&#8217;amoralit\u00e0 di ci\u00f2 che ce lo rende familiare.<\/p>\n<p><em>di Alberto Abruzzese<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Volti, rughe, sguardi obliqui<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo pensato a Ducrot, ricordando entrambi una bella mostra di ritratti presentata da Erri De Luca qualche anno fa proprio qui da Carlo Virgilio. Erano ritratti di commilitoni, volti nei quali era forte il disagio di una torsione (la naja) occasionale ma al tempo stesso ferocemente incisiva. Quei ragazzi, sospesi come in uno stato senza tempo e senza identit\u00e0, raccontavano lo stordimento, la spossessione, l&#8217;assenza di desiderio e iniziativa. Si intuiva, dietro tutti quei volti, istupiditi da bromuro e sveglie all&#8217;alba, l&#8217;energia che covava sotto la cenere, la voglia di esplodere e ribellarsi. Solo chi li avesse molto amati poteva scoprire e trasmettere la vitalit\u00e0 di quei ragazzi nascosta e compressa dalla vita militare. Ceraolo ed io avevamo conservato la stessa sensazione; non abbiamo avuto alcun dubbio nel chiedere a Giuseppe di &#8220;essere&#8221; il nostro Stefano Venuti prima ancora dell&#8217;attore che l&#8217;avrebbe impersonato (il bravissimo Andrea Tidona).<\/p>\n<p>Abbiamo chiesto a Giuseppe di andare a Cinisi, di scegliersi una quindicina di persone da ritrarre. Volti, rughe, sguardi obliqui nei quali distinguere l&#8217;orgoglio celato dall&#8217;apparente sottomissione. Nessuna ulteriore istruzione, nessuna richiesta particolare. Pi\u00f9 che ripresentare allo specchio la mia idea speravo che Giuseppe mi sorprendesse, mi facesse vedere quello che aveva visto lui in aggiunta e oltre quello che avevo visto io. Ha fatto le sue ricerche, ha scelto le sue &#8220;facce&#8221;. Li ha incontrati, li ha convinti, ha stabilito il suo personale rapporto con loro. L&#8217;atelier\u00a0era installato nello stesso ambiente che Franco stava intanto preparando per il film, un grande appartamento nel corso principale di Cinisi rimasto come lo lasci\u00f2 l&#8217;ultimo proprietario pi\u00f9 di vent&#8217;anni fa. Ho visto i ritratti solo a lavoro finito: erano bellissimi o, forse, pi\u00f9 che bellissimi erano esattamente quello che cercavo, stupore compreso. Anzi, nemmeno: erano qualcosa in pi\u00f9. Per molti giorni in seguito, girando per Cinisi, mi \u00e8 capitato di incrociare i modelli di Ducrot, di riconoscerli a loro insaputa. Nel film questi quindici ritratti sono sparpagliati nella scena 10, studio Venuti, interno giorno. Non si vedono tutti, perlomeno: non si vedono tutti bene. Alcuni sono fortemente sottolineati (tre ritratti inquadrati a pieno schermo), altri fanno da sfondo (lo splendido ritratto azzurro di Majakovskij), un altro lo vediamo a distanza in una scena successiva (il ritratto di Peppino adolescente). Alcuni stanno in alto, la macchina da presa li sfiora appena. Altri sono fortemente contrastati dal bel controluce col quale il direttore della fotografia Roberto Forza ha allagato tutta la scena. Sono contento che questa mostra permetta di vederli uno ad uno, di riconoscerli, di ritrovarli.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/mostra-bozzetto-per-lo-studio-di-stefano-venuti-.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2031 aligncenter\" title=\"Bozzetto per lo studio di Stefano Venuti\" src=\"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/mostra-bozzetto-per-lo-studio-di-stefano-venuti-.jpg\" alt=\"Bozzetto per lo studio di Stefano Venuti\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Bozzetto per lo studio di Stefano Venuti<\/em><br \/>\n(scenografia di Franco Ceraolo)<\/p>\n<p>Peppino Impastato nasce a Cinisi, provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia contigua a Cosa Nostra. Il padre, Luigi, \u00e8 un piccolo imprenditore affiliato al clan di Gaetano Badalamenti, lo zio, Cesare Manzella, un capo-mafia che verr\u00e0 ucciso nel 1963 nel corso di una guerra tra opposte fazioni.<\/p>\n<p>Ancora ragazzo Peppino rompe col padre e avvia un&#8217;attivit\u00e0 politico-culturale che finir\u00e0 per confliggere direttamente coi mafiosi. Nel 1967 fonda il circolo\u00a0Musica e Cultura\u00a0promuovendo cineforum, concerti, spettacoli e dibattiti fra i giovani di Cinisi e del circondario (Terrasini, Partinico, Villagrazia). Nel 1976 fonda\u00a0Radio Aut, piccola emittente corsara con cui denunzia illegalit\u00e0 e affari dei boss. Il suo programma\u00a0Onda Pazza\u00a0&#8211; che mette alla berlina mafiosi, politici e portaborse &#8211; sar\u00e0 esempio per molte altre radio come la sua.<\/p>\n<p>Nel 1978 decide di candidarsi come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l&#8217;8 e il 9 maggio del 1978, durante la campagna elettorale, con una carica di tritolo che lo dilania sui binari della ferrovia. Gli investigatori esitano, non vogliono pronunciare la parola &#8220;mafia&#8221;. Ci vorranno vent&#8217;anni prima che la Procura di Palermo incrimini Tano Badalamenti come mandante dell&#8217;omicidio. Malgrado il clima di intimidazione i suoi funerali si trasformeranno in una delle prime grandi manifestazioni di massa contro la mafia e gli elettori di Cinisi voteranno per lui eleggendolo simbolicamente in Consiglio comunale.<\/p>\n<p>Il cuore del film \u00e8 soprattutto la storia di un rapporto (mancato) col proprio padre naturale, la continua proiezione e ricerca da parte di Peppino di figure (o statuti) che possano sostituirlo. L&#8217;incontro col pittore Stefano Venuti, segretario della sezione PCI di Cinisi, non sar\u00e0 solo l&#8217;elezione affettiva di un possibile padre nobile ma la scoperta stessa della politica, l&#8217;individuazione del percorso in cui muovere i propri personali &#8220;cento passi&#8221;. Ma Venuti non \u00e8 soltanto un politico; \u00e8 anche e soprattutto un artista e l&#8217;imprinting\u00a0di quell&#8217;incontro determina in Peppino adolescente una vocazione nella quale il richiamo della cultura e dell&#8217;arte &#8220;pesa&#8221; quanto quello del bisogno di uguaglianza e di giustizia. Nel caratterizzare il personaggio di Stefano Venuti (mancato ultranovantenne pochi mesi fa e voglio qui ricordarlo con tenerezza) ho cercato insieme allo scenografo Franco Ceraolo una pittura che non fosse il calco mimetico di quella originale. Ci voleva qualcosa di molto &#8220;forte&#8221; per quei pochi secondi in cui sarebbe apparsa nel film, qualcosa che raccontasse, oltre ai soggetti scelti, anche di lui. &#8220;Una faccia \u00e8 come un paesaggio &#8211; dice Stefano Venuti &#8211; e un paesaggio pu\u00f2 essere un bosco, un giardino, oppure una terra desolata dove non cresce niente&#8221;. Ritratto e paesaggio andavano cercati in uno stesso segno.<\/p>\n<p><em>di\u00a0Marco Tullio Giordana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2026e racconta la storia Gli incontri tra pittura e cinema sono infiniti e sono alla radice stessa del film per mezzo della fotografia. Infiniti sono anche gli incontri tra pittori e cinema. 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