{"id":6123,"date":"2017-05-24T17:01:33","date_gmt":"2017-05-24T15:01:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/mostra\/giosetta-fioroni\/"},"modified":"2017-05-25T10:46:08","modified_gmt":"2017-05-25T08:46:08","slug":"giosetta-fioroni","status":"publish","type":"mostra","link":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/mostra\/giosetta-fioroni\/","title":{"rendered":"Giosetta Fioroni"},"content":{"rendered":"<p><strong>Una sera d&#8217;inverno<\/strong><\/p>\n<p>Sono delle trappole emotive, i disegni e le parole disegnate di Giosetta Fioroni, dei luccicanti specchietti per curiose allodole &#8211; &#8220;indizi terrestri&#8221;, diari di fatti accaduti dentro cui si infilano, senza darlo a vedere, anche fatti che \u00e8 improbabile che accadano, mezze verit\u00e0, mezze figure, linee dispettose che si arrestano sul limitare della forma, icone erranti, falci di luna, mazzi di stelle. Sempre con l&#8217;aria di raccontare qualcosa: una trottola deliziosa e perversa, un racconto libertino alla Vivant Denon, un\u00a0winter&#8217;s\u00a0tale in tempi di follia e carestia&#8230; Liberamente percorribile, per\u00f2, senza gli obblighi inerenti a un\u00a0logos\u00a0lineare, comprensivo di un prima e di un dopo &#8211; perch\u00e9 inventare un mondo e raccontarlo pu\u00f2 significare anche questo: radicarsi nell&#8217;istantaneo, dilatarne la durata con la tenerezza e l&#8217;infinita pazienza necessarie. Dentro una filosof\u00eca &#8220;artigianale&#8221; del proprio lavoro nella quale il primo oggetto da manipolare resta sempre il tempo. Quando siamo stati qui? Ci saremo? Ci siamo?<\/p>\n<p>Rue Princesse<br \/>\nRue Dufour<br \/>\nRue Vaugirard<br \/>\nE poi: Bougival, Meudon&#8230;<br \/>\nSe proprio qualcosa deve rivelare con certezza una figura, nei disegni dei tardi Cinquanta e dei primi Sessanta, sono i segni verbali ad assumersene il compito. Procedendo per\u00f2 in una direzione che non \u00e8 mai poetica, ma decisamente &#8220;romanzesca&#8221;. Qui sta, io credo, un indizio importante della profonda originalit\u00e0, per non dire bizzarr\u00eca, del carattere di Giosetta Fioroni. Che fa un uso &#8220;iconico&#8221; della parola, la inserisce con pieni diritti nella trama del disegno, senza per\u00f2 mai darle uno spessore di carattere poetico. Sono parole, insomma, che non &#8220;risuonano&#8221;, non hanno &#8220;alone&#8221;, ma raccontano. Sono stralci di lettere, appunti, indirizzi, in seguito classificazioni. Non scavano profondit\u00e0, semmai suggeriscono itinerari. Come in queste topograf\u00ece parigine, da percorrere, si immagina facilmente, ad ore insolite, e con in testa qualche proposito non proprio confessabile, qualche curiosit\u00e0 rischiosa. Volendo tentare la definizione pi\u00f9 asciutta ed essenziale, il romanzesco \u00e8 proprio questo &#8211; una sistematica erotizzazione degli spazi, dei nomi che li designano, di tutti i possibili andirivieni tra nomi e spazi. Si intravedono in questi fogli, insomma, una\u00a0Liason Dangereuse, la miniatura di un grande &#8220;notturno&#8221; di Dumas, un\u00a0Ballo del Conte d&#8217;Orgel&#8230; Non una Teoria del Mondo, ad ogni modo, ma una perpetua, circolare, lievemente ipnotica Partitura per Due Cuori, la cui connotazione fondamentale \u00e8, non ci si pu\u00f2 ingannare, l'&#8221;impossibile&#8221;, altro ingrediente fondamentale della macchinazione romanzesca &#8211; per non parlare di quella erotica. L&#8217;impossibile come luogo mentale della gestazione dei simboli, maniera stilistica, contenuto preponderante della memoria e nello stesso tempo, in questo giardino dei sentieri che si biforcano, immagine del futuro.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/mostra-casa-di-salamandra-particolare.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1895 aligncenter\" title=\"Casa di Salamandra - particolare\" src=\"http:\/\/www.carlovirgilio.it\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/mostra-casa-di-salamandra-particolare.jpg\" alt=\"Casa di Salamandra - particolare\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Casa di Salamandra<\/em>\u00a0(particolare),\u00a01974<\/p>\n<p>\u00c8 importante, nella maniera di raccontare di Giosetta Fioroni, anche la sua attenzione al piccolo, allo sfuggente, al difficilmente definibile. Tutto le arriva d&#8217;improvviso, a quanto pare, saltellando fino al bordo della percezione. Provoca un sentimento senza nome &#8211; che comprende in s\u00e9 uno spavento e il senso di qualcosa di buffo e ancora di molto rapido. Non \u00e8 catalogabile, questa maniera di percepire, nei Dizionari Ufficiali delle Emozioni. Ma guardate un&#8217;icona fissa in questi disegni, seguitela di foglio in foglio: il cuore, qui, non \u00e8 mai tranquillo. Irradia un suo\u00a0shining, cuore-sole o cuore-luna, oppure \u00e8 lambito da un assalto di nefaste macchie nere, si inclina sul suo asse, trema, si ritrova circondato da frecce innumerevoli, sorvola il paesaggio a modo di mongolfiera, &#8220;si sbatte&#8221;, in definitiva, da mattina a sera. Dire &#8220;cuore&#8221; \u00e8 la stessa cosa che dire &#8220;vento&#8221;. Vedere il mondo &#8220;con gli occhi del cuore&#8221;, come tanti antichi saggi hanno sempre consigliato, non significa essere &#8220;sentimentali&#8221;. Significa saper riconoscere l&#8217;aspetto fondamentalmente agitato, ingarbugliato, frammentato delle cose e delle emozioni che ne nascono. Anche questa incapacit\u00e0 del cuore di starsene tranquillo, poi, ci riporta all&#8217;erotismo, al romanzo come processo di erotizzazione del reale. Chi ama non si da mai pace. \u00c8\u00a0timorosus, diceva il poeta latino. Rimescola di continuo &#8211; e non pu\u00f2 fare altro &#8211; le carte dell&#8217;esperienza e si ritrova lui stesso facilmente perduto in mezzo al mazzo.<\/p>\n<p>L'&#8221;ultimo capitolo della storia del mondo&#8221;, secondo Heinrich von Kleist, dovr\u00e0 chiudere il cerchio, terminare il periplo delle illusioni, ricondurci nel seno della naturalezza originaria (Sul teatro di marionette, 1810). Quanto pi\u00f9 nel mondo organico si fa &#8220;oscura e debole&#8221; la riflessione, tanto pi\u00f9 &#8220;radiosa e dominante vi risalta la grazia&#8221;. Nell&#8217;opera di Giosetta Fioroni, la natura di questa grazia terminale si mostra senza ipocrisie, senza presunzioni d&#8217;innocenza. \u00c8 una grazia che, come ha intuito per primo Kleist, \u00e8 tale solo al termine del suo lungo viaggio nell&#8217;artificio. E della polvere dell&#8217;artificio \u00e8 ricoperta anche nel momento in cui inizia a manifestarsi. Come l'&#8221;immagine dello specchio concavo&#8221; nella metafora di Kleist, che dopo essersi allontanata all&#8217;infinito, &#8220;d&#8217;improvviso ci riappare davanti vicinissima&#8221;. \u00c8, in definitiva, l&#8217;unico tipo di grazia del quale sia davvero possibile fidarsi: grazia senza teologia, senza gerarchia, senza potere. Senza dignit\u00e0 &#8220;intellettuale&#8221;, &#8220;indifendibile&#8221;, confinata all&#8217;orlo delle tradizioni, dei codici, degli stili. Fatto sta che questa grazia sporcata, stracciata, inseminata di esperienza e disincanto, definisce i contorni di un&#8217;utopia, \u00e8 una porta aperta su un concreto altrove, su un&#8217;infanzia che rimane accessibile, un Regno Segreto, un futuro che ha l&#8217;aspetto di un&#8217;origine. Nessuna parola pu\u00f2 descrivere questa tensione, questa energia tenera e imperiosa che si pu\u00f2 solo sperimentare, e non appartiene completamente n\u00e9 allo sguardo n\u00e9 all&#8217;oggetto che lo sguardo insegue e abbraccia e lascia svanire. Niente di meglio, per Giosetta Fioroni, che mettersi in cerca di folletti e coboldi e spiriti silvestri, seguendo i sentieri dei vecchi contadini contaballe che possono diventare, proprio sotto i suoi passi, le linee e i diagrammi della\u00a0Morfologia della fiaba\u00a0di Propp. Perch\u00e9 le fate, se sono davvero fate, non potranno mai fare mostra di s\u00e9 altro che qui, nel punto terminale della loro inesistenza, al riparo, all&#8217;ombra dell&#8217;inesistenza. E se al cuore di ogni fiaba c&#8217;\u00e8 un focolare, anche l\u00e0 dentro brucia materia spuria. Come aveva gi\u00e0 perfettamente capito Goffredo Parise in quell&#8217;impareggiabile esempio di saggezza e follia, di folle e preveggente saggezza, che \u00e8 l&#8217;inizio del suo primo romanzo,\u00a0Il ragazzo morto e le comete, altro paragrafo notevolissimo di quell'&#8221;ultimo capitolo della storia del mondo&#8221; che \u00e8 molto, molto di pi\u00f9 di un progetto estetico: &#8221; Questa \u00e8 una sera d&#8217;inverno. Prima che il buio e il gelo arrivino nei cortili a tramontana per tutta la notte, Giorgio, Abramo e gli altri ragazzi accendono fuochi con foglie fradice, rami morti e carta raccattata nelle immondizie&#8221;. Di sicuro, non c&#8217;\u00e8 commento pi\u00f9 appropriato di queste tre righe all&#8217;opera di Giosetta Fioroni \u2013 parole scritte nel 1951 che ne raccolgono, ne profetizzano il timbro fondamentale. Questo \u00e8 il nostro focolare, il luogo delle fiabe, delle emozioni e delle visioni: un calore necessario e momentaneo, un fumo di povera legna umida e spazzatura che disegna i suoi filiformi, tremanti\u00a0fragments\u00a0nei cortili dell&#8217;inverno.<\/p>\n<p><em>di Emanuele Trevi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una sera d&#8217;inverno Sono delle trappole emotive, i disegni e le parole disegnate di Giosetta Fioroni, dei luccicanti specchietti per curiose allodole &#8211; &#8220;indizi terrestri&#8221;, diari di fatti accaduti dentro cui si infilano, senza darlo a vedere, anche fatti che \u00e8 improbabile che accadano, mezze verit\u00e0, mezze figure, linee dispettose che si arrestano sul limitare&hellip;<\/p>\n","protected":false},"featured_media":5782,"template":"","stato_mostra":[72],"class_list":["post-6123","mostra","type-mostra","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","stato_mostra-terminata","description-off"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostra\/6123","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/mostra"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/mostra"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5782"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6123"}],"wp:term":[{"taxonomy":"stato_mostra","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/stato_mostra?post=6123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}