{"id":631,"count":0,"description":"Figlio di Raffaele, impiegato di prefettura, e di Cecilia Forlani, entrambi di origini romagnole, Umberto Boccioni nasce a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882. L\u2019infanzia \u00e8 segnata da continui spostamenti della famiglia \u2013 Genova, Padova, Catania \u2013 che contribuiscono a formare un carattere inquieto e curioso. Nel 1897 consegue il diploma presso l\u2019Istituto tecnico di Catania e, appena diciottenne, redige il manoscritto di un romanzo intitolato <em>Pene dell\u2019anima<\/em>, rimasto inedito.\r\n\r\nNel 1901 si trasferisce a Roma, ospite di una zia, e avvia la propria formazione artistica lavorando con un cartellonista. Parallelamente si dedica alla scrittura e al giornalismo. Incontra Gino Severini, con cui stringe un sodalizio artistico: insieme dipingono nella campagna romana e frequentano lo studio di Giacomo Balla, maestro del divisionismo. Boccioni segue anche i corsi della scuola libera del nudo presso l\u2019Accademia di Belle Arti di Roma e mantiene rapporti con Padova, dove realizza opere come <em>Chiostro<\/em> (1904).\r\n\r\nNel 1905 partecipa alla mostra dei \u201crifiutati\u201d al Teatro Nazionale di Roma, dopo aver gi\u00e0 esposto l\u2019anno precedente alla rassegna degli \u201cAmatori e cultori d\u2019arte\u201d. Nel 1906 compie il suo primo viaggio a Parigi, seguito da un soggiorno in Russia. Tra il 1906 e il 1907 risulta iscritto all\u2019Accademia di Belle Arti di Venezia, dove produce numerose opere. Alla fine del 1907 si stabilisce a Milano, citt\u00e0 che diventer\u00e0 il fulcro della sua attivit\u00e0.\r\n\r\nNel capoluogo lombardo entra in contatto con Gaetano Previati e, nel 1910, con Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo. L\u201911 febbraio dello stesso anno sottoscrive con Carr\u00e0, Russolo, Balla e Severini il <em>Manifesto dei pittori futuristi<\/em>, che legge pubblicamente l\u20198 marzo al Politeama Chiarella di Torino. Il mese successivo contribuisce in modo determinante alla stesura del <em>Manifesto tecnico della pittura futurista<\/em> e, il 27 aprile, firma con Carr\u00e0 e Russolo il provocatorio <em>Contro Venezia passatista<\/em>.\r\n\r\nNel frattempo si dedica alla grafica, collaborando con il Touring Club e <em>L\u2019Illustrazione Italiana<\/em>. Espone alla Famiglia Artistica milanese e, nel luglio 1910, grazie a Nino Barbantini, tiene una personale a Ca\u2019 Pesaro con quarantatr\u00e9 opere. Partecipa anche al premio Fumagalli alla Permanente di Milano. Nel 1911 prende parte a serate futuriste in varie citt\u00e0 e tiene una conferenza al Circolo artistico internazionale di Roma.\r\n\r\nNell\u2019autunno dello stesso anno si reca a Parigi con Carr\u00e0 per organizzare la prima esposizione futurista alla galleria Bernheim-Jeune, dove Severini lo presenta ad Apollinaire. La mostra inaugura il 5 febbraio 1912 e viene successivamente portata a Londra, Berlino, Rotterdam e Bruxelles. Boccioni redige la prefazione al catalogo e tiene conferenze in diverse citt\u00e0 europee.\r\n\r\nL\u201911 aprile 1912 pubblica il <em>Manifesto tecnico della scultura futurista<\/em>, avviando una nuova fase della sua ricerca. Espone al Salon d\u2019Automne e, nel 1913, presenta le sue sculture alla galleria La Bo\u00ebtie di Parigi e alla galleria Sprovieri di Roma, dove pubblica il saggio <em>Pittura, scultura futuriste. Dinamismo plastico<\/em>. Partecipa a numerose esposizioni collettive, tra cui <em>Der Sturm<\/em> a Berlino e la mostra <em>Lacerba<\/em> alla galleria Gonnelli di Firenze. Nel 1915 \u00e8 presente alla Panama-Pacific International Exhibition di San Francisco.\r\n\r\nNel settembre 1914 prende parte alle manifestazioni interventiste a Milano e Bologna, venendo anche arrestato. Firma con altri futuristi il <em>Manifesto Sintesi futurista della guerra<\/em> e, nel gennaio 1915, il <em>Manifesto Orgoglio italiano<\/em>. Si arruola volontario nel battaglione ciclisti e, dopo lo scioglimento del reparto, torna a Milano nel novembre 1915, dove riprende l\u2019attivit\u00e0 artistica e collabora con la rivista <em>Gli Avvenimenti<\/em>. Tiene una conferenza all\u2019Istituto di Belle Arti di Napoli, pubblicata come <em>Manifesto dei pittori meridionali<\/em>.\r\n\r\nNel luglio 1916 viene richiamato alle armi e assegnato al reggimento di artiglieria a Verona. Il 17 agosto muore tragicamente in seguito a una caduta da cavallo. Nel dicembre 1916, la Galleria Centrale d\u2019Arte di Milano gli dedica una grande esposizione postuma, con prefazione di Marinetti.\r\n\r\n&nbsp;\r\n\r\nPrima di conoscere il cubismo \u2013 che scopre nel 1911 durante il secondo viaggio a Parigi \u2013 la sua pittura si fonda su ricerche di matrice divisionista e postimpressionista, con riferimenti al simbolismo e all\u2019espressionismo nordico. La sua cultura visiva \u00e8 ampia e non dogmatica: da Previati a Munch, da Medardo Rosso all\u2019impressionismo francese e tedesco, Boccioni assimila e rielabora con originalit\u00e0. Tra la fine del 1910 e l\u2019inizio del 1911, elabora il concetto di \u201cstato d\u2019animo\u201d come chiave simbolico-espressionista della sua pittura. In questo periodo realizza <em>Lutto<\/em> (1910) e avvia la composizione di <em>La citt\u00e0 che sale<\/em> (1910\u20131911), potente allegoria del lavoro e dell\u2019industria. Contemporaneamente sviluppa il trittico <em>Gli addii<\/em>, <em>Quelli che vanno<\/em>, <em>Quelli che restano<\/em>, fondato sulla corrispondenza tra linee, atmosfere cromatiche e moti interiori.\r\n\r\nTra gli studi preparatori per il trittico e la sua realizzazione finale, interviene la conoscenza dei principi cubisti di scomposizione della forma, che per Boccioni rappresentano un\u2019acquisizione definitiva, ma mai fine a s\u00e9 stessa. La sua aspirazione rimane quella di integrare i \u201ccontenuti\u201d nordici con le istanze formali delle avanguardie francesi, evitando la frigidit\u00e0 analitica e perseguendo una visione espressiva complessa, di aspirazione quasi titanica. Il suo intento \u00e8 quello di rappresentare la molteplice e dinamica variet\u00e0 di rapporti tra ambiente e oggetto, comunicando l\u2019energia vitale che muove il mondo e il suo pathos.\r\n\r\nAgli <em>Stati d\u2019animo<\/em> seguono opere come <em>Scomposizione di figure di donne a tavola<\/em> (1912), <em>Antigrazioso<\/em> (1912), <em>Materia<\/em> (1912), <em>Elasticit\u00e0<\/em> (1912), la serie dei <em>Dinamismi<\/em> (1913), <em>Costruzione spiralica<\/em> (1914). In questi dipinti, l\u2019oggetto e la figura diventano sempre meno riconoscibili, travolti in un gioco tumultuoso di forme che alludono alle \u201clinee-forza\u201d del movimento e alla scomposizione della materia in rapporto alla luce e allo spazio. Nelle ultime opere \u2013 dal <em>Bevitore<\/em> (1914) al <em>Ritratto di Busoni<\/em> (1916) \u2013 si assiste a una nuova meditazione plastica, pi\u00f9 statica e riflessiva, di spirito quasi neoc\u00e9zanniano.\r\n\r\nDi eccezionale rilievo \u00e8 la sua produzione scultorea, in gran parte perduta, nella quale Boccioni anticipa ricerche costruttiviste e polimateriche che saranno poi sviluppate da Balla e dalle avanguardie russe. Tra le opere pi\u00f9 note si ricordano <em>Antigrazioso<\/em> (1912), <em>Sviluppo di bottiglia nello spazio<\/em> (1912) e <em>Forme uniche della continuit\u00e0 nello spazio<\/em> (1913), oggi conservata al Museum of Modern Art di New York, mentre una variante di <em>Sviluppo di bottiglia nello spazio<\/em> \u00e8 conservata presso la collezione Mattioli a Milano. In queste opere, Boccioni supera la concezione tradizionale della scultura come massa chiusa e compatta, introducendo il principio della compenetrazione tra forma e ambiente, e anticipando le ricerche costruttiviste e polimateriche che saranno sviluppate dalle avanguardie successive.\r\n\r\nLa sua riflessione plastica si fonda sull\u2019idea di dinamismo come principio generativo: la forma non \u00e8 pi\u00f9 intesa come entit\u00e0 statica, ma come struttura fluida e in espansione, capace di interagire con lo spazio, la luce e il movimento. <em>Forme uniche della continuit\u00e0 nello spazio<\/em> diventa cos\u00ec l\u2019emblema della scultura futurista, sintesi visiva dell\u2019energia e della velocit\u00e0 della modernit\u00e0.\r\n\r\nNel complesso, la figura di Umberto Boccioni rappresenta l\u2019espressione pi\u00f9 alta e compiuta del Futurismo italiano. La sua opera, tanto pittorica quanto scultorea, incarna una tensione costante tra analisi formale e istanza espressiva, tra intuizione e costruzione, tra modernit\u00e0 e mito. La sua eredit\u00e0 segna in modo indelebile la storia delle avanguardie europee, ponendolo tra i protagonisti assoluti dell\u2019arte del primo Novecento.","link":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/autore\/boccioni-umberto-1882-1916\/","name":"Boccioni Umberto (1882-1916)","slug":"boccioni-umberto-1882-1916","taxonomy":"autore","parent":0,"meta":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autore\/631","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autore"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/taxonomies\/autore"}],"wp:post_type":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/opera?autore=631"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}