{"id":604,"count":0,"description":"<p style=\"text-align: justify;\">Il pittore Domenico Induno nacque a Milano il 1815. Fin da ragazzo frequent\u00f2 la bottega di un orefice, all'interno della quale ebbe modo di conoscere l'incisore Luigi Cossa, che lo spinse ad iscriversi all'Accademia di Brera. Induno frequent\u00f2 cos\u00ec dal 1831 al 1839 i corsi sotto la guida di Luigi Sabatelli e Pompeo Marchesi, vincendo numerose medaglie e guadagnandosi la stima del Marchesi, che acquist\u00f2 alcuni suoi disegni per la propria collezione privata. Formatosi sulla tradizione della pittura di storia, le prime opere del Nostro esposte a Brera sono di conseguenza tratte dai repertori classici, tra cui il <em>Bruto che<\/em> <em>giura sul corpo di Lucrezia<\/em>, presentato nel 1838, e <em>Alessandro infermo condanna la denuncia di Parmenione<\/em> (olio su tela, Milano, Accademia di Brera), che nel 1839 gli valse la vittoria del Gran Premio, l'esenzione dal servizio militare e una commissione da parte di Ferdinando I. Il pittore si mise dunque al lavoro sulla grande tela raffigurante <em>Davide unto re dal profeta Samuele<\/em> destinata alla galleria imperiale di Vienna, esposta nel 1840 insieme ad una <em>Strage degli Innocenti. <\/em>Il Nostro suscit\u00f2 quindi l'interesse di Francesco Hayez, che gli mise a disposizione uno studio e lo spron\u00f2 a dedicarsi anche al ritratto, genere che per\u00f2 Induno non sent\u00ec mai come affine alle proprie inclinazioni. A partire dal 1844 infatti il pittore inizi\u00f2 a dedicarsi a quelle tematiche popolari dalle intonazioni prosaiche e dalle forti valenze morali, che lo occuperanno tutta la carriera, presentando all'annuale esposizione di Brera una <em>Orfanella che sta<\/em> <em>pregando<\/em>. La seconda met\u00e0 degli anni Quaranta rappresentarono per Induno l'inizio del grande successo presso il pubblico e i collezionisti, tra i quali figurano il marchese Gerolamo D'Adda Salvaterra, per il quale dipinse la <em>Partita di carte<\/em> (olio su tela, 1846, ubicazione sconosciuta), e il duca Litta, che gli allog\u00f2 <em>L'incendio<\/em> (olio su tela, 1851, Milano, Galleria d'Arte Moderna). Di poco successivo \u00e8 il dipinto raffigurante <em>La questua<\/em> (olio su tela, 1850, collezione Giustina Crivelli), caratterizzato gi\u00e0 da quella pennellata libera e sciolta che il pittore porter\u00e0 sempre di pi\u00f9 a sfrangersi nell'ultimo periodo di attivit\u00e0. Gli interni della piccola borghesia e delle classi pi\u00f9 indigenti, la miseria narrata nella sua quotidiana dignit\u00e0 e gli episodi cronachistici diventano tra i temi prediletti da Induno, che riesce a donare alla pittura di genere, accostabile per altro alla miglior tradizione fiamminga per descrittivismo ambientale e poetico afflato luministico, l'aulico sentimento moraleggiante della pittura di storia. Nascono cos\u00ec opere come <em>Pane e lacrime<\/em> (olio su tela, 1854, gi\u00e0 collezione Ramazzotti) premiato all'Esposizione Nazionale di Parigi del 1855 e successivamente acquistato da Hayez, e <em>Il Monte di Piet\u00e0<\/em> (olio su tela, 1869, gi\u00e0 collezione Imbert), replicato in pi\u00f9 versioni, una delle quali venne presentata all'Esposizione Nazionale di Milano del 1872.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Mor\u00ec a Milano il 5 novembre 1878.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Fervente patriota, Induno attinse spesso alla storia italiana contemporanea ed agli eventi delle guerre d'indipendenza per la realizzazione delle sue opere, declinandoli tuttavia in una chiave prosaica, di cronaca quotidiana. Ne \u00e8 un magistrale esempio il dipinto rappresentante <em>L'arrivo del bollettino della Pace di Villafranca<\/em> (olio su tela, 1862, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), nel quale il pittore volle testimoniare, pi\u00f9 che l'atto ufficiale, l'impressione che ebbe sul popolo l'arrivo della notizia che Napoleone III aveva imposto agli austriaci l'armistizio, opera gravitante tra la pittura di genere e quella di storia intrisa di una luce naturalistica.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad una fase pi\u00f9 matura dell'attivit\u00e0 del pittore appartengono opere dedicate ad una pi\u00f9 intima quotidianit\u00e0, a figure popolari emarginate e al lavoro del mondo femminile, probabilmente stimolato dai pittori austriaci <em>biedermeier<\/em> attivi a Milano, come nel caso del dipinto <em>Scuola di sartine<\/em> (olio su tela, 1865 ca., Milano, Galleria d'Arte Moderna), caratterizzato dalla tipica pennellata sprezzante che diventa un marchio di fabbrica dell'ultimo periodo. In merito al genere del ritratto, non particolarmente frequentato dal pittore, pu\u00f2 qui citarsi il <em>Ritratto di Antonio Carnevali<\/em> (olio su tela, 1860, Milano, Ca' Granda Ospedale Maggiore Politecnico) in cui il benefattore dell'Ospedale Maggiore di Milano, l'ente che commission\u00f2 l'opera ad Induno, si staglia contro uno sfondo indefinito, a figura intera.<\/p>","link":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/autore\/induno-domenico-1815-1878\/","name":"Induno Domenico (1815-1878)","slug":"induno-domenico-1815-1878","taxonomy":"autore","parent":0,"meta":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autore\/604","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/autore"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/taxonomies\/autore"}],"wp:post_type":[{"href":"https:\/\/www.carlovirgilio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/opera?autore=604"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}