Giacomo Trécourt - Torquato Tasso ed Eleonora d'Este

Giacomo Trécourt - Torquato Tasso ed Eleonora d'EsteGiacomo Trécourt
(Bergamo 1812 – Pavia 1882)

Torquato Tasso ed Eleonora d’Este

Biacca e inchiostri nero e grigio acquarellati su carta riquadrata e controfondata da cartoncino avana, il foglio disegnato mm. 350 x 250, l’assieme 490 x 380

Iscrizione antica a matita, in basso a destra: Trecourt 7

L’acquarello costituisce probabilmente il disegno preparatorio, o la replica autografa d’après, del dipinto dello stesso soggetto presentato da Trécourt all’esposizione dell’Accademia di Brera del 1838 (cfr.Milano 1838, p.13 n.47) e realizzato su commissione del conte bergamasco Giacomo Clemente Secco Suardo. Il legame con la tela sembra confermato dalle brevi note descrittive riportate dalla stampa coeva (cfr.[Cantù] 1838, p.27).
Mentre l’anno precedente l’artista aveva affidato il suo esordio milanese all’impegnativo dipinto sacro di San Nicolò di Bari, Vescovo di Mira, nell’atto di liberare tre innocenti condannati a morte (Zanica, Parrocchiale), in questa nuova occasione espositiva, accuratamente preparata per accogliere la visita dell’Imperatore d’Austria Ferdinando, oltre al Torquato Tasso ed Eleonoraaveva proposto due ritratti e tre dipinti “dal vero”, a metà tra studi di carattere e patetiche scene di genere (Pellegrinaggio, La preghiera,Studio dal vero di un vecchio con due fanciulle), uno dei quali premiato dall’acquisto del sovrano.

I diversi generi corrispondevano alla complessa articolazione della sua ricerca figurativa. Il dipinto sacro testimoniava l’adesione alle istanze di una pittura di “genere grande” propugnate dal suo maestro all’Accademia Carrara di Bergamo, il vessillo del classicismo Giuseppe Diotti. Gli “studi dal vero”, molto apprezzati dai collezionisti, recuperavano la matrice realista della pittura lombarda in sintonia con le prove pittoriche del Piccio, suo grande amico. Con il Tasso ed Eleonora si cimentava con la voga romantica della pittura di soggetto letterario e aneddotico sulla vita degli uomini illustri, seguita anche nel 1841 con ilTorquato Tasso a Sorrento e nel 1843 con il Tasso che si scopre alla propria sorella (cfr.Mazzocca 1992).
La tormentata vicenda del Tasso, rievocata da Goethe e musicata da Donizetti, era cara ai romantici che vi leggevano il prototipo del genio in contrasto con i tempi. Trécourt vi aveva trascelto il tema del leggendario amore ricambiato ma infelice per Eleonora d’Este, rappresentando il poeta intento nella lettura della Gerusalemme mentre la fanciulla, rapita sua ascoltatrice, sembra figurare con il gesto ciò che ode. I due personaggi sullo sfondo sono probabilmente coloro che informeranno il Duca Alfonso II di questa nascente passione, causa, già secondo il primo biografo del Tasso, il Manso, della sua successiva reclusione.

La scenografia dà prova del gusto storicista della pittura romantica per la rappresentazione di un meno schematico passato. Filologicamente la corte ferrarese è rievocata dall’architettura lombardesca del Primo Rinascimento, con le paraste corinzie decorate a candelabro, e i busti clipeati.

Stefano Grandesso