Giovanni Costetti - Ritratto maschileGiovanni Costetti
(Reggio Emilia 1874 – Settignano 1943)

Ritratto maschile

Acquarello su tracce di matita nera, mm. 260 x 247

Firmato a matita nera, in basso a destra:C.COSTETTI

Iscrizione sul cartone di supporto: Uomo del Nord G.C. ‘918

Allo studio della figura umana l’emiliano Giovanni Costetti dedicò gran parte della sua carriera, iniziata nel 1897 quando, di ritorno da un soggiorno a Berna, vinse il legato Sanguinetti che gli consentì di recarsi a studiare a Firenze. L’alunnato triennale presso la scuola del Nudo dove insegnava Giovanni Fattori, l’amicizia con Ardengo Soffici e Armando Spadini, e il diretto contatto con le opere della tradizione del Rinascimento, caratterizzarono in modo significativo la sua permanenza nel capoluogo toscano, dal quale non si sarebbe allontanato per lungo tempo.
La conoscenza dei capolavori dell’arte fiorentina, testimoniata dalla prima personale di Costetti dal titolo Disegni dai Maestri del Rinascimento, costituì un incentivo nella predilezione del genere del ritratto, coltivato dall’artista a partire dagli anni successivi al viaggio a Parigi del 1900. Datano infatti al 1902 e al 1903 i due ritratti di Giovanni Papini (Roma, collezione Casini Paszkowski e Firenze, collezione privata) in cui la figura umana, a mezzo busto, si colloca con precisione nello spazio, su di uno sfondo paesaggistico denso di reminiscenze tardoquattrocentesche. Costetti, infatti, in quegli stessi anni – con i ritratti di altri colleghi della rivista fiorentina “Leonardo”, per la quale svolse attività di illustratore – intendeva realizzare una galleria ideale, ispirata a modelli rinascimentali.

Questo recupero della tradizione artistica italiana sarebbe venuto ben presto a coincidere con le istanze della rivista Valori Plastici, il cui primo numero venne pubblicato nel novembre del 1918. A quelle date, dopo l’esperienza maturata sulla lezione di Cézanne e dei fauves, Costetti mantiene una costruzione di saldo impianto della figura, come appare nello studio di questo volto dove le tracce di matita nera, sottostanti l’acquarellatura, mettono in risalto l’aspetto volumetrico degli zigomi, delle labbra carnose, delle occhiaie e dell’arcata sopraccigliare. Allo stesso tempo, egli esplora le potenzialità espressive del colore, qui steso a pennellate fluide e nervose nella capigliatura scomposta e nel motivo a strisce del maglione, indulgendo forse anche – come sembrano indicare gli occhi dal contorno arrossato – a indagare lo stato d’animo del personaggio.

Chiara Stefani