Cesare Maccari - Resurrezione di CristoCesare Maccari
(Siena 1840 – Roma 1919)

Resurrezione di Cristo

Carboncino su carta avana, mm. 786 x 662

Firmato, localizzato e datato in alto a sinistra: C. Maccari / Roma 1890
in basso, a sinistra: C.Maccari / Roma / Eseguì in affresco al Cemitero / della Misericordia a Siena

È lo studio preparatorio per l’affresco della cappella Clementini Piccolomini nel cimitero della Misericordia a Siena, dove l’artista aveva già dipinto, nel 1887, una Allegoria della Fede, unaMadonna con Bambino, e il Ritratto dei coniugi Franci nella cappella dell’omonima famiglia.
Nato a Siena, Cesare Maccari si era formato inizialmente quale scultore, nello studio di Tito Sarrocchi, dove era entrato nel 1856. Avviato da Luigi Mussini alla pittura, si era accostato all’affresco nel 1862 con la decorazione della volta della cappella della Villa già Pieri Nerli di Quinciano (Quattro Evangelisti), importante cantiere di impronta neogotica dove lavorarono vari artisti del Regio Istituto Senese di Belle Arti. Nel contesto di una riscoperta dei primitivi, la tecnica dell’affresco viene rivisitata con attento scrupolo filologico: ne fa fede il precetto, dato da Luigi Mussini agli allievi attivi nel cantiere di Quinciano, di leggere le pagine del Libro dell’Arte o Trattato della pittura di Cennino Cennini, pubblicato nel 1859 a Firenze da Gaetano e Carlo Milanesi.

Il vigoroso plasticismo dimostrato da Maccari in quella impresa pittorica si manifesta ancora, a quasi tre decenni di distanza, nella Resurrezione di Cristo, e appare più evidente nello studio preparatorio, qualora lo si confronti con la realizzazione finale ad affresco (Sisi-Spalletti 1994, fig.188, p.512). Pur rimanendo invariata la struttura della composizione – dove le quattro figure di soldati e gli elementi paesaggistici sono disposti lungo una ellissi con al centro il Redentore – l’introduzione dell’aspetto cromatico ha ridotto l’effetto volumetrico, in particolar modo nei panneggi dei centurioni in primo piano. Lo sfondo, qui leggermente sfumato nell’uso del carboncino, acquista maggior risalto nell’affresco, ravvivato dalle due macchie in equilibrio del blu: nel sepolcro a destra, e nel lontano, dietro l’albero, a sinistra.

Chiara Stefani