Johann Jakob Frey - Paesaggio al tramonto

Johann Jakob Frey - Paesaggio al tramontoJohann Jakob Frey
(Basilea 1813 – Roma 1865)

Paesaggio al tramonto

Olio su carta riportata su tela, cm. 26 x 34,5

Stesi direttamente sulla carta con pennellate orizzontali, i colori a olio definiscono un paesaggio articolato su tre registri sovrapposti, scanditi da diverse gamme cromatiche. Al verde ocra degli alberi e del terreno in primo piano, si sostituisce il viola della montagna sulla quale si specchiano gli ultimi raggi rosati del tramonto, mentre il sole, offuscato dai vapori, tinge comunque di giallo una parte del cielo.

Nella scelta di queste ultime tinte – probabilmente effettuata lavorando en plein air, come lascia presumere il tratto veloce reso possibile dalla liquidità della materia pittorica – è facile pensare che, per quanto in modo involontario, l’artista rievocasse un modello autorevole del genere paesaggistico quale Claude Lorrain, forse conosciuto già negli anni della sua formazione.
Prima di giungere in Italia nel 1835, Johann Jakob Frey era stato a Parigi dove aveva lavorato come restauratore, oltre ad eseguire litografie. Stabilitosi a Roma e visitati i dintorni della città, lungo i percorsi già battuti da tanti paesaggisti stranieri, nella primavera del 1839 l’artista si era recato a Napoli, per approdare poi, nell’estate successiva, in Sicilia. A quelle date Frey non ebbe modo di conoscere personalmente Antonio Sminck Pitloo, morto a seguito dell’epidemia di colera nel 1837, il cui retaggio rimase tuttavia vivo nella città partenopea grazie alla presenza dell’allievo, Giacinto Gigante.

Influenzato anche dal passaggio di Turner a Napoli, nel corso del suo secondo viaggio in Italia, Gigante aveva elaborato uno stile di immediato impatto visivo, a consumo del mercato alimentato dal turismo internazionale, soprattutto evidente nella tecnica ad acquarello. La fluidità del segno che lo contraddistingue caratterizza anche, oltre al presente olio su carta, vari studi a matita dell’artista svizzero eseguiti entro il quarto decennio dell’Ottocento (Roma 1980), prima che egli, al seguito di una spedizione archeologica promossa dal governo prussiano tra il 1842 e il 1843, variasse il suo registro iconografico con vedute dell’Egitto e della Grecia.

Chiara Stefani