Nicola Consoni - Omero cieco in casa del pastore Glauco

Nicola Consoni - Omero cieco in casa del pastore GlaucoNicola Consoni
(Ceprano 1814 – Roma 1884)

Omero cieco in casa del pastore Glauco

Matita, gessetto bianco e sfumino color bruno su carta bruna, mm. 332 x 500

Iscrizione autografa a penna, sul verso: N. Consoni da Roma / Omero in casa dei pastori

Fra il 1808 e il 1809 Tommaso Minardi appronta su carta e inchiostro la grande composizione dell’Omero in casa di Glauco della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Al culto di Omero e ai risvolti della temperie protoromantica negli anni Trenta del secolo è legata la fortuna dei fogli di Minardi rielaborati dai suoi allievi. Il tema che ben si adatta a delineare, secondo la poetica del Minardi, le “espressioni delle immagini interne dell’animo” nel modo “più semplice” e “essenziale dell’idea”, torna come occasione di riflessione intorno al genere storico nella produzione di F. Marsigli e di Consoni. Dall’Omero in casa di Glauco Consoni trasse un acquarello e due disegni preparatori, fra cui quello qui esposto, tenendo a mente l’impaginazione del partito luministico dei primi schizzi del maestro e la scabra ambientazione debitrice delle composizioni storiche di Vincenzo Camuccini.

L’eloquio intimo e familiare della scena nulla toglie al tono aulico che appartiene in pieno al soggetto letterario e all’espressione morale dei moti dell’animo colti nei diversi registri. Il disegno come l’acquarello elaborato da Consoni sullo stesso soggetto, trae spunto dalla seconda redazione del Minardi eseguita fra gli anni Trenta e Quaranta per l’edizione illustrata delle georgiche virgiliane tradotte da Dionigi Strocchi (Susinno 1982, pp. 139-40, nn.19-20; 239, n. 111). Al canto di Omero assistono rapiti animali uomini e fanciulli in una sorta di allegoria dell’Età dell’Oro costruita sull’armonica rispondenza dei gesti e delle passioni. Il disegno conserva, rispetto alla seconda redazione del maestro, l’eloquio composto dell’illustrazione del tema storico: l’impaginazione semplificata e monumentale della narrazione prende corpo nella ricerca del “vero” ideale in cui si esplica la sensibilità grafica e luministica del Consoni. Il pittore dispiega nel foglio l’erudito repertorio formale dei suoi grandi acquarelli e della decorazione monumentale non tralasciando di dare veridicità all’ambientazione del racconto. Posture e citazioni archeologiche – la lira, il berretto frigio, i calzari -, sono tradotte dalla morbida trasparenza del segno e dal virtuosismo dei tocchi di biacca con cui il pittore traspone su carta il pacato rapporto sentimentale dei personaggi intenti ad ascoltare la favola del vecchio pastore.

Serenella Rolfi