Achille Pinelli - La famiglia del brigante

Achille Pinelli - La famiglia del briganteAchille Pinelli - Brigante in fugaAchille Pinelli
(Roma 1809 – Napoli 1841)

La famiglia del brigante

Terracotta, cm. 16 x 26.5

Firmato e datato sulla base: Achille Pinelli fece Roma. 1. 8. 32

Brigante in fuga

Terracotta, cm. 17 x 19

Firmato e datato sulla base: Achille Pinelli fece Roma. 1. 8. 32

Morto all’Ospedale degli Incurabili di Napoli all’età di trentadue anni, Achille Pinelli è stato nella sua breve vita scultore, pittore, acquerellista, disegnatore, incisore.
Specializzatosi come incisore per le rappresentazioni sacre, egli è oggi noto soprattutto per una serie di duecento acquerelli con vedute di chiese romane conservata al Museo di Roma, ma prove della sua multiforme attività sono presenti in diverse collezioni private. Iniziato all’arte dal padre Bartolomeo (1781-1835), Achille ha una giovinezza irrequieta, e il suo nome non risulta fra gli allievi dell’Accademia di S. Luca. Egli lavora nella bottega paterna, in via Felice 134, continuandone la produzione nei vari generi praticati con grande successo commerciale, soprattutto presso i collezionisti stranieri.

L’interscambio culturale con artisti di fama internazionale quali Géricault, Léopold Robert, A.J.B. Thomas, che riproducono a Roma diversi temi del repertorio pinelliano come La Mossa dei berberi del carnevale romano, testimonia la centralità della bottega dei Pinelli nell’ambiente artistico romano del primo trentennio del secolo (Barroero 1985). Venerato alla sua morte dalla folla e dagli artisti dell’ Accademia di S. Luca, Bartolomeo lascia Achille erede di un intero universo artistico, del quale egli continuerà fedelmente personaggi, forme, stili, temi e contenuti, giungendo a dar forma ad una vera e propria epopea familiare in scene che ritraggono episodi della vita paterna. A quest’eredità, gravata da debiti, allude un sonetto del Belli del 30 agosto 1835, eloquentemente intitolato Er conto tra ppadre e ffijio (Roma 1983).

Come ci mostrano le due terrecotte in galleria – il gruppo della Famiglia del brigante, concepito come un Riposo della Sacra Famiglia durante la Fuga in Egitto, che nella figura maschile riprende il classico contrapposto del Gladiatore antico -, Achille è soprattutto l’erede di quella visione eroica e pittoresca delle tradizioni locali e del costume popolare che tanto fascino esercita va sugli stranieri. I costumi romani – come la vita dei briganti, la corsa dei berberi, le attività quotidiane nello scenario eroico dei ruderi e dei monumenti classici -, erano continuo oggetto d’interesse per le colonie di artisti stranieri, in particolare dei nordici che Achille frequentava (Barroero 1985, pp. 9-11). I “soggetti di briganti”, che Bartolomeo aveva studiato a Sonnino e nella campagna laziale, e ritratto “sì al vero che gliene venivano commessi moltissimi” (Raggi 1835, p. 26), sono il tema di una serie di acquerelli del 1822, trasposti in scultura negli anni successivi, dando vita a “gruppi pittoreschi” modellati in terracotta e riprodotti all’incisione, dei quali testimonia l’unica raccolta oggi reperibile (Pinelli 1834). Le terrecotte di Achille, ispirate alle scene consacrate dall’arte paterna, sono eseguite su modelli propri, e si distinguono per le dimensioni, che sono in genere la metà di quelle dei gruppi modellati dal padre. Stilisticamente esse appaiono caratterizzate da un modellato rapido e incisivo, a colpi di stecca e di chiave, mostrando quella peculiare “tecnica ‘scritta’ delle opere plastiche pinelliane” sottolineata da Fagiolo (Roma 1978).

L’incisione calligrafica dei dettagli del costume, dai lacci delle ciocie ai favoriti del brigante, al collare del mastino – ritratto di uno dei due cani di Pinelli, divenuti presenze emblematiche della sua opera figurativa -, ci mostra anche come Achille privilegi l’aspetto pittoresco ed episodico dell’epica in costume del padre. Alla cronaca schietta dei costumi egli unisce un sentimento di forte malinconia, precocemente apprezzato da Thorvaldsen, che possedeva un suo nucleo di disegni all’acquerello (Jorgensen 1968, pp. 16-17). Al posto della chiara ascendenza neoclassica delle forme energicamente chiuse di Bartolomeo, il segno spezzato, più corsivo e meno incisivo di Achille, influenzato dalla contemporanea attività romana dei Nazareni e dei Preraffaelliti, sembra evidenziare chiare istanze puriste e romantiche (Barroero 1985, pp. 9-11).

Alessandra Imbellone