Innocenzo Fraccaroli - Gesù Bambino

Innocenzo Fraccaroli - Gesù BambinoInnocenzo Fraccaroli
(Castelrotto 1805 – Milano 1882)

Gesù Bambino

Marmo di Carrara, cm 23 x 54 x 29

Firmato e datato sulla base: I.zo Fraccaroli 1854.Sul lato anteriore della base scritta a matita antica: Fraccaroli scultore
L’esecuzione dell’opera si colloca nel periodo della piena maturità di Innocenzo Fraccaroli, reduce dai premi e dagli onori ottenuti all’esposizione internazionale di Londra del 1851, a cui fecero seguito innumerevoli commissioni di prestigio sia pubbliche che private (Fraccaroli 1883, pp. 15, 42-45).

Già nelle sculture realizzate negli anni quaranta il raffinato neoclassicismo dell’artista, autore del celebratissimo Achille ferito concepito a Roma nei primi anni trenta (Marinelli 1989, pp. 181-182, n. 115), si era aperto ad una varietà d’accenti in linea con la temperie spirituale e figurativa coeva, dimostrando soprattutto nell’attenzione per il dato passionale – rilevabile in opere comeAtala e Cactas e la Strage degli Innocenti, realizzate per Ferdinando I – l’acquisizione di un linguaggio romanticheggiante (Tedeschi 1997, p. 560). Un’evoluzione che prosegue negli anni cinquanta, traendo spunti anche da Hayez (De Vincenti 2001, pp. 165, 175), quando l’artista accoglierà con maggiore convinzione, in particolare nella produzione sacra, la ricerca dei Puristi di modelli alternativi alla tradizione greco romana, e la lezione naturalista di Bartolini.
Il piccolo marmo, partecipe di tale ricchezza culturale, è notevole saggio dell’apprezzatissima maestria tecnica di Fraccaroli, e presenta un’indubbia originalità rispetto alle nidiate di bimbi, amorini e genietti che affollarono il panorama della scultura ottocentesca. Si tratta, infatti, con ogni probabilità, di Gesù Bambino, raffigurato, secondo la tradizionale iconografia dellaNatività, come un neonato disteso su un giaciglio di paglia, avvolto in un panno, con le braccine protese e il volto sorridente. In assenza di notizie certe rimane da sciogliere la destinazione di un soggetto tanto inusuale, che, tuttavia, parrebbe meglio collocarsi in un ambito di devozione collegata ad un convento o ad una pia istituzione dedita alla cura dell’infanzia.

L’eleganza formale e l’accuratezza d’esecuzione che scaturisce nella “verità” delle morbide carni e dell’atteggiamento del piccolo, associandosi ad una compostezza di matrice neoquattrocentesca, apparenta indubbiamente la sacra immagine a quell’arte di carattere decorativo, i “gentili affetti”, per la quale Fraccaroli fu particolarmente ricercato. La tenerezza e l’amabilità che dal marmo spirano sono, infatti, i sentimenti che accomunano l’opera ad altri fanciulloni dello scultore, ad esempio, al piccolo Genio della Caccia, probabilmente il ritratto del nipotino del conte veronese Erbisti (Fraccaroli 1883, p. 40; De Vincenti 2001, pp. 152, 170). Il soggetto sacro diviene allora quasi un pretesto per dar vita ad un’immagine che contiene in sé un messaggio di gioioso ottimismo e di fiducia nel futuro; una fiducia e una gioia che si rinnova ad ogni nascita, l’“Alba della Vita”.

Monica De Vincenti