Anne-Louis Girodet de Roucy-Trioson - Genio funerario

Anne-Louis Girodet de Roucy-Trioson - Genio funerarioAnne-Louis Girodet de Roucy-Trioson
(Montargis 1767 – Parigi 1824)

Genio funerario

Penna e inchiostro bruno acquarellato, mm. 307 x 197

Firmato a penna, in basso a sinistra: Girodet.

Mollemente appoggiato ad un’urna antica, collocata su di un bassorilievo, un Genio funerario volge il capo nella direzione opposta rispetto alla fiaccola abbandonata ai suoi piedi, simbolo della vita spenta. Al motivo delle gambe incrociate, che variano la posa prassitelica della figura stante, fa da contrappunto il gesto delle braccia che sottolineano contemporaneamente il contatto con le ceneri del defunto e la riflessione sulla morte. Anche alcuni rimandi all’antico – quali la figura femminile del bassorilievo con il capo reclinato e la piramide, monumento sepolcrale per eccellenza -,  alludono a un contesto funerario. Altri appaiono invece generici, se non addirittura storicamente inesatti. Lo sono, per esempio, le figure di astanti davanti a un’ara con le braccia protese, e quella inginocchiata, rappresentate sul vaso baccellato con anse ad anello, mentre la Minerva sulla sommità della colonna, sullo sfondo, porta singolarmente lo scudo con la destra invece che con la sinistra. Gli occhi chiusi del Genio evocano l’allegoria del Sonno, che pone la figura al crocevia tra la concezione classica e quella cristiana della morte come trapasso naturale e indolore.

Proprio su questo motivo, congiunto a quello della bellezza dell’adolescenza, anch’essa destinata a una fine, Anne-Louis Girodet dovette meditare a lungo come prova uno dei suoi dipinti più famosi, l’Endimione (Parigi, Museo del Louvre), portato a termine nell’ottobre del 1791 e presentato al Salon del 1793. Come è stato già da altri notato (Honour 1993, p.102), l’opera non si pone in un rapporto casuale con il Genio della Morte scolpito da Canova nel Monumento funerario di Clemente XIII in San Pietro, finito nel 1792, data che vale come termine di riferimento cronologico per questo disegno.
Stilisticamente la figura del Genio andrà però messa in relazione con quella del Cupido posto sulla destra del frontespizio della serie di trenta disegni dal titolo Le Bonheur de la Vie ou l’Union de l’Hymen et de l’Amour (Parigi, Museo del Louvre; Gaehtgens-Lugand 1988, cat.197, p.260), realizzata da Joseph-Marie Vien, tra il 1797 e il 1799.

Chiara Stefani