James Durno - Falstaff e le reclute

James Durno - Falstaff e le recluteJames Durno - Falstaff in incognito cacciato dalla casa di Ford James Durno
(Londra 1745 ca.- Roma 1795)

Falstaff e le reclute

Falstaff in incognito cacciato dalla casa di Ford

Olio su tela, ciascuno cm. 71 x 105

Durno giunse in Italia nel 1774 dopo un tirocinio artistico compiuto in patria sotto Andrea Casali e Benjamin West. A Roma, dove si stabilì fino alla morte, si inserì nella comunità artistica anglo-romana – sono documentati i suoi rapporti con Banks, Jones, Flaxman, Head e Hewetson – e il suo studio divenne punto di riferimento per i viaggiatori stranieri poiché vi si trovavano anche le opere d’arte antica di cui praticava il commercio. Come Gavin Hamilton e altri compatrioti che si dedicarono contemporaneamente all’attività artistica e al mercato dell’arte, non fu autore prolifico e il suo catalogo attende tuttora di essere ricostruito.
Trovò il suo mecenate in Lord Bristol, uno dei maggiori collezionisti del tempo. Le opere eseguite su suo incarico, dall’Alessandro che salva il padre nella battaglia di Maratona del 1781 al Priamo che ritorna a Troia con il corpo di Ettoredel 1791, gli consentirono di affermarsi come pittore di storia (cfr.Ingamells 1997, pp.323-4).
I suoi lavori furono ammirati anche sul versante della ricezione del pubblico italiano. La stampa periodica specializzata recensì i nuovi dipinti al loro apparire, come accadde nel 1785 sulle “Memorie per le Belle Arti” o sul “Giornale delle Belle Arti”, mentre l’ “Antologia Romana” del 1798 gli dedicò un circostanziato necrologio.

Sul primo dei periodici citati il commediografo, poeta e intenditore d’arte Giovanni Gherardo De Rossi elogiava la nobiltà della composizione e l’efficacia dell’espressione di opere come La morte di Virginia e L’incontro di Veturia e Coriolano, la prima delle quali notevole anche per la categoria della “grazia” introdotta nel soggetto tragico per mitigarne l’orrore. Si diffondeva quindi proprio nella descrizione del dipinto di Falstaff e le reclute, dall’Enrico IV di Shakespeare (Parte II; III 2), che qui si presenta assieme al suo pendant di Falstaff in incognito cacciato dalla casa di Ford, da Le allegre comari di Windsor (IV, 2). Eseguite fin dall’anno precedente, queste due fortunate composizioni furono più volte replicate dall’autore. Oltre alla coppia dipinta per lo stesso Lord Bristol nel 1786, sono testimoniate le versioni di grandi dimensioni per la Galleria Shakespeariana di John Boydell (cfr.Friedman 1976, pp.221-222, incise da Ryder, Hollis, Lizars), forse quelle esportate nel 1788 dallo Stato Pontificio (una attualmente nel Sir John Soane Museum di Londra, l’altra, acquistata nel 1805 da John Greene, passata da Sotheby’s nel 1953); infine un esemplare del 1790. Un’altra coppia è stata messa in vendita da Sotheby’s l’8 aprile del 1992.

Il redattore delle “Memorie” sapeva decifrare sia il soggetto del dipinto che il suo stile, di genere “comico”: “[Durno] ha rappresentato il Capitano Falstaff nell’atto di far leva di soldati, e di convincere i Giudici del paese, che nell’arrolare gli uomini più deboli, e meschini egli dà la miglior scelta; e ciò perché i più forti hanno già pagato in mano del Caporale Bardolph il prezzo della loro libertà. Il Capitano col suo paggio in piedi a lato siede sopra largo sedile con i due Giudici Silence, e Shallow. Il primo tace, il secondo interroga Falstaff, e questi gli accenna colla destra, quanto è agile nel fare gli esercizi Wart, ch’è una ridicola, e cenciosa figura, alla destra del quale è un meschino vecchio chiamato Feeble, ed alla sinistra un uomo sparuto, che ha nome Shadow. Il CaporaleBardoph, che è appresso a questi tre svelti soldati colla mano destra riceve i denari, che gli dà un giovinotto robusto per liberare se stesso, ed un suo compagno, che volto di schiena già parte.”
Per De Rossi Durno aveva reso felicemente i caratteri di Shakespeare nelle fisionomie delle sue caricature, più graziose e nobili di quelle della scuola fiamminga, modello del genere comico: “lo Shakespeare ha adattato la gran parte dei nomi propri al carattere dei personaggi. Uno dei Giudici, che sempre tace, si chiama Silence (Silenzio); l’altro che si lascia convincere dalle insulse ragioni di Falstaff, ha nome Shallow (Uomo di poco fondo). Il Capitano Falstaff è noto chè uno di quei caratteri talora goffi, talora scaltri, egli adduce per ragione di arrolare Wart (Porro dai porri, che ha sul viso) la prontezza con cui maneggia le armi; riconosce in Feeble (Debolezza) un soldato bravissimo per fuggire nelle ritirate, e finalmente in Shadow(Ombra) trova il requisito dell’eccessiva magrezza, per cui i nemici più facilmente potranno mirare i colpi al taglio di un coltello, che alla persona di colui. Il Caporale Bardoph è un ubriacone, ed il suo volto è talmente brugiato, ed acceso dal vino, che Falstaff dice, che nelle notti oscure si serve del naso di colui per candela nella lanterna.” (“Memorie per le belle arti” 1785, pp.72-75).

La medesima interpretazione si ritrova nel secondo dipinto, dove Falstaff, sorpreso da Ford durante l’abboccamento galante concessogli dalla moglie di questi per celia, per allontanarsi si traveste con gli abiti della strega di Brainford ma si merita le nerbate che Ford aveva promesso alla fattucchiera.
Come i contemporanei Singleton, Smirke e Stothard, Durno per Falstaff adottò la fisionomia inventata da Füssli nel 1771 a Roma (Falstaff e Doll Tearsheet, Zurigo, Kunsthaus) sul modello dell’attore inglese John Hendertson, celebrato interprete del personaggio. L’artista svizzero lasciò un giudizio limitativo su Durno: “he once made an attempt at some grandeur of style in one or two greek and Roman subjects, but soon dwindled into the meagre Gothic method exposed in his two pictures for the Boydell Gallery” (Durno 1963/64). Ma proprio lo stile gotico dell’ambientazione architettonica, recepito come lo stile nazionale inglese, e insieme il tentativo di fondazione di un linguaggio sperimentale in grado di esprimere nella pittura l’equivalente di quello comico letterario, condividevano quelle istanze alla base della creazione della raccolta di dipinti di soggetto tratto da Shakespeare e messa insieme da Boydell per favorire l’affermazione anche in Inghilterra di una pittura di storia, concepita come il genere artistico più nobile (cfr.Boase 1947).

Stefano Grandesso