Domenico Trentacoste - Lina CavalieriDomenico Trentacoste
(Palermo 1856 – Firenze 1933)

Lina Cavalieri

Bronzo, cm 21 x 17

Firmato in basso al centro: D. TRENTACOSTE.Iscritto in basso a sinistra: LINA; in basso a destra: ANNO / MCMIV

Bibliografia: Roma 2001, p. 41

L’opera ritrae Lina Cavalieri (Viterbo, 1874 – Firenze, 1944), diva del café-chantant di fama internazionale, dedicatasi al bel canto a partire dalla fine del secolo, prima di divenire una star di Hollywood. Nel 1900 la Cavalieri, considerata una delle donne più belle del mondo, debutta come cantante lirica al S. Carlo di Napoli nellaBohème, per poi esibirsi in America con Enrico Caruso.

A ritrarre la diva, personaggio dalla vita scandalosa, è chiamato Trentacoste, scultore di successo internazionale, che aveva stabilito la propria fama in Italia vincendo il primo premio alla prima Biennale di Venezia, nel 1895, con La derelitta (Trieste, Museo Revoltella). La vocazione ritrattistica, avviata dalla formazione palermitana – in orfanotrofio presso lo scultore De Lisi e poi nello studio di Domenico Costantino -, era stata approfondita a Firenze, dove Trentacoste si trasferisce nel 1878, entrando nello studio dello scultore G. B. Tassara, e dedicandosi allo studio delle opere di Donatello, Michelangelo e dei grandi scultori toscani del primo Rinascimento.

L’incontro con le opere di Rodin a Parigi, dove lo scultore si trasferisce nel 1880, stimola un’importante produzione ritrattistica, esposta con successo ai Salons annuali insieme a composizioni di genere. I suoi ritratti (busti, teste, medaglie e placche bronzee) hanno una tale successo che Trentacoste è chiamato nel 1891 ad esporre alla Royal Academy di Londra, ottenendo prestigiose commissioni. Il premio ottenuto alla Biennale di Venezia del 1895 lo richiama però in Italia. Lo scultore si stabilisce a Firenze, insegnando presso l’Accademia di Belle Arti, proseguendo l’attività di ritrattista, ed esponendo con successo le proprie opere alle rassegne della Promotrice delle Belle Arti di Torino, alle Biennali di Venezia, alla Festa dell’Arte e dei Fiori, apertasi a Firenze tra 1896 e ’97, cui partecipano Hildebrand, Bistolfi, Rivalta (Vicario 1994, v. II, pp. 1049-1054).

Osservando alcune sue statue monumentali in bronzo, quali Il ciccaiolo (1901, Venezia, Ca’ Pesaro), Il seminatore (1903, Parigi, Museée du Luxembourg), o il Nudo di donna (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) si intende quanta influenza il suo gusto naturalistico abbia esercitato sui numerosi allievi, da Marino Marini a Mirko Basaldella, protagonisti della scultura del Novecento.

Il ritratto della Cavalieri, del quale esiste una replica di minori dimensioni alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Palermo (Gardone Riviera 1988, pp.198-199, fig.268), è esemplare della particolare attività di medaglista di Trentacoste, intrapresa a partire dal soggiorno parigino sull’esempio di Alexandre Charpentier e A. Nicoloff, con lui partecipanti all’Esposizione Mondiale di Roma nel 1911. Tale attività s’intensifica in Italia ai primi del ‘900 con una ricca produzione di medaglie-placchette bronzee che ritraggono personaggi storici e d’attualità, soprattutto famose donne di spettacolo quali Emma Grammatica o Yvonne Vernon. La serie unisce al recupero del classicismo quattrocentesco, in particolare del rilievo stiacciato di Donatello e delle teste di profilo di Desiderio da Settignano, l’espressione del nuovo gusto liberty, con la sua linea sinuosa e le sue fiammelle, con le sue figure femminili venate di malinconico tormento. L’ approdo liberty di Trentacoste, realizzatore per la manifattura “L’Arte della Ceramica” fondata nel 1896 da Galileo Chini di ornamenti in metallo per mobili e suppellettili domestiche, è confermato dai gruppi allegorici eseguiti per il Palazzo del Parlamento sotto la direzione di Ernesto Basile (1911-1912). L’ascendenzanouveau è evidente nel ritratto di Lina Cavalieri, raffigurata su una panchina del parco della sua villa fiorentina, con il volpino, in una pausa dalla lettura. Il tema e l’impaginato fotografico del rilievo ricordano il celebre dipinto di Vittorio Corcos (Sogni, 1896, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), insegnante di disegno nella stessa Accademia fiorentina; e la tela Pagine d’amore di Ettore Tito, che Trentacoste suggeriva di acquistare alla Biennale di Venezia del 1909.

Alessandra Imbellone