Mario Rutelli - Johan Wolfgang Goethe a PalermoMario Rutelli
(Palermo 1859 – 1943)

Johan Wolfgang Goethe a Palermo

Bronzo, cm 60 x 52 x 38

Firmato in basso a destra: M. Rutelli. Targhetta iscritta sulla base: 19 MAGGIO 1909 / PALERMO / FUNZIONARI, IMPIEGATI P.S. / E UFFICIALI GUARDIE CITTA’ / AL SENATORE MARCHESE DE SETA / PER LORO MEMORIA

Esemplato sul celebre modello del dipinto raffigurante Goethe nella campagna romanarealizzato nel 1787 dal pittore Johan Heinrich Tischbein (Francoforte, Städtische Galerie), il bronzo presente in mostra – di cui in collezione privata si conserva anche il gesso originale (Grasso 1998, p.102) – è il prototipo per una grande statua presentata da Mario Rutelli all’Esposizione Internazionale di Monaco del 1910 (Grasso 1998, pp. 103, 138). Dopo gli onori tributatigli nel corso del XIX secolo, di cui sono testimonianza i diversi monumenti pubblici eretti in suo onore in molteplici piazze europee, quali quello scoperto nel 1844 a Francoforte ad opera dello scultore Lugwig Michael Schwanthaler – il cui modello fu preferito dalla commissione esaminatrice a quello dello stesso Thorvaldsen (Jørnaes 1997, pp. 229 – 230) –, o ancora quelli di Lipsia e di Praga (asportato dai tedeschi durante la guerra), all’alba del nuovo secolo si produsse un rinnovato interesse intorno alla figura del letterato tedesco. Così nel 1904 si scopriva a Roma, sulla collina del Pincio, il monumento marmoreo realizzato dallo scultore Gustav Eberlein (il cui restauro si è concluso peraltro in questi giorni) per volere dell’imperatore Guglielmo II mentre, nel 1909, Rutelli realizzava la statua poi esposta l’anno successivo alla ricordata Internazionale di Monaco. La stampa siciliana così aveva salutato l’evento monacense: “Fra gli espositori […] figurerà […] il nostro illustre Rutelli, l’artefice geniale e poderoso, che sa dare palpiti possenti di vita alle sue alte concezioni figurative. Il Rutelli manda a Monaco una magnifica statua di Goethe […]. Il divino cantore tedesco, innamorato della Sicilia nostra, seduto con mollezza aristocratica, affisa estasiato i suoi grandi occhi di poeta, di sognatore e di filosofo”, contemplando “i vaporosi boschi d’arancio e di ulivi, i giardini olezzanti e luminosi” (Marino Mazzara 1910).

Si trattò di un omaggio doveroso rivolto allo stesso kaiser Guglielmo II, il quale, fatta visita allo studio dello scultore nella primavera del 1906 durante un soggiorno palermitano perché favorevolmente colpito dal Monumento a Francesco Crispi scoperto in una piazza di Dresda, insignì l’artista dell’onorificenza tedesca di “Alberto il valoroso” (Grasso 1998, p.33).
Ascrivibile all’ambito di una consolidata tradizione protrattasi per tutto il corso del XIX secolo che aveva visto l’esportazione da Roma verso tutta l’Europa di monumenti dedicati ad illustri personaggi e letterati, la scultura di Rutelli (modellata secondo le riscoperte possibilità espressive della plastica barocca apprese nello studio di Ercole Rosa) risale al momento immediatamente precedente lo scoprimento della romana Fontana delle Najadi(1901 – 1911) e l’esecuzione della Vittoria alata(1910) per il Vittoriano (Panzetta 1994, p. 243). Per la capitale pontificia l’artista palermitano eseguì ancora l’esuberante Monumento equestre ad Anita Garibaldi, scoperto sul colle del Gianicolo nel 1932, a seguito del successo del quale sembra che Mussolini avesse offerto allo scultore il laticlavio di senatore del regno, previa iscrizione al fascio littorio. Rutelli, schietto e sferzante, pare rispondesse così: “Tenetevi Canonica” (Grasso 1998, p. 41).

Francesco Leone