Giulio Aristide Sartorio - Associazione Artistica Internazionale. RomaGiulio Aristide Sartorio
(Roma 1860- 1932)

Associazione Artistica Internazionale. Roma

Matita, sfumino e biacca a pennello con tempera grigia su cartone, mm 587 x 584

Siglato in basso al centro: GAS. Dedica in basso a sinistra: G.Aristide Sartorio ad Adolfo Apolloni sperando che sia gradito quanto il bronzetto

Bibliografia: Fonti 1982; Rosazza Ferraris 1988, pp.146-147

Il tondo è stato messo in relazione – identica la composizione, modificate le scritte – con uno degli ex libris disegnati da Sartorio, tra il 1890 e il 1898, per Gabriele D’Annunzio (Fonti 1982, p.90; Rosazza Ferraris 1988, p.147), secondo una pratica di rielaborazione del proprio lavoro non infrequente nell’artista. Mentre la morbidezza e fluidità nel movimento delle vesti e nella sottile sinuosità delle due figure laterali rimandano (attenendosi al solo ambito grafico) al frontespizio del Trittico delle Sibille, la raccolta di tre sonetti composti da D’Annunzio nel 1889 e “confezionati” decorativamente da Sartorio (Rosazza Ferraris 1988, p.146), la figura centrale, una Dea Roma con globo della vittoria e lancia, “risponde”, come chiarisce la dedica, al bronzo (presente in mostra) che Adolfo Apolloni aveva da poco donato al pittore, collega dell’Associazione Artistica Internazionale; è probabile, vista l’affinità sopra citata, che il tondo, rimpicciolito, fosse una proposta di modello per una carta intestata dell’Associazione.

L’interesse per una elegante resa lineare delle figure, per una composizione basata su ritmi di raffinata bidimensionalità, riconduce agli anni “del rammollimento preraffaellita” del pittore, come da lui stesso definiti. Dopo un momento influenzato dall’esuberante pittura neo settecentesca di Mariano Fortuny infatti, dalla seconda metà degli anni ’80 del secolo Sartorio si era rivolto con interesse (alimentato poi da un viaggio a Londra nel 1893) alla pittura inglese contemporanea, da Alma Tadema a, soprattutto, Dante Gabriel Rossetti (sul quale scrisse un saggio sul “Convito”, nel 1895) e Burne Jones: il risultato era una pittura animata da “linfa letteraria infusa nell’evocazione storica” (Mantura 1989, p.22), dominata spesso da figure femminili silenziose, raffinate, distanti, come nelle tavole per l’Isaotta Guttadauro di D’Annunzio, del 1886, o nel ritratto dellaDuchessa di Gallese, del 1891.

Anna Villari