Stefano Tofanelli - Acrisio scopre l'esistenza di Perseo e ripudia Danae

Stefano Tofanelli - Acrisio scopre l'esistenza di Perseo e ripudia DanaeStefano Tofanelli
(Nave/Lucca 1752 – Marlia/Lucca 1812)

Acrisio scopre l’esistenza di Perseo e ripudia Danae

Olio su tela, cm. 102 x 126

Iscrizione a penna sul telaio: Tofanelli

L’opera non è menzionata dalle fonti e il suo soggetto appare di complessa decifrazione. Verosimilmente si tratta di un episodio della vicenda di Danae, narrata da tutti e tre i grandi tragici greci, e cioè il momento in cui Acrisio, Re d’Argo, irrompe nella torre che aveva costruito nel giardino del suo palazzo per segregarvi la figlia Danae e scopre l’esistenza di Perseo, che si rifugia tra le braccia della nutrice. Temendo il vaticinio di Delfi che gli aveva predetto la morte per mano del nipote egli aveva impedito a Danae di avere discendenza. Afferrandola per i capelli le chiede conto del fanciullo ed essa proclama la propria innocenza levando il braccio e indicando in Giove colui che, tramutandosi in pioggia d’oro, era penetrato nella torre per possederla.
L’episodio era privo di tradizione iconografica, ma si collocava idealmente tra i due momenti illustrati nell’antichità dai dipinti di Nicia, Danae che riceve la pioggia d’oro, e di Artemore, Danae con Perseo abbandonati nell’arca, descritti da Plinio il Vecchio. L’originalità del soggetto, forse suggerito a Tofanelli dal suo consigliere antiquario, l’abate Vito Maria Giovinazzi, poteva essere motivo di orgoglio per l’artista grazie alla sua ricercatezza erudita.

Attraverso una riduzione degli elementi figurativi quasi alfieriana, con i motivi esornativi ridotti ai particolari dell’arredo e dello sfondo aperto sul cortile monumentale, Tofanelli concentra la narrazione nell’efficacia dimostrativa dei gesti e delle espressioni. Ravvivato da un chiaroscuro di ascendenza correggesca, il linguaggio dell’artista lucchese evoca attraverso sorvegliate e filtrate citazioni il classicismo secentesco, dal Poussin della Strage degli innocenti (Chantilly, Musée Condé) ripreso nella concitazione sospesa dei movimenti, al Domenichino della Flagellazione di S.Andrea Apostolo (Roma, Oratorio di S.Andrea al Celio), cui rimanda la figura femminile con il fanciullo, al patetismo espressivo reniano nel volto di Danae. La posa di Acrisio e il suo mantello spiegato dall’impeto del gesto inoltre riprendono quelli di Apollo del dipinto con Apollo e Giacinto ultimato dallo stesso Tofanelli nel 1792 (cfr.Lazzareschi 1930, p.211) per la decorazione di Villa Mansi a Segromigno (ripr. in Giovannelli 1992/93, fig.2 p.407). L’esecuzione del dipinto si può presumibilmente collegare cronologicamente attorno o dopo questa data.

Stefano Grandesso

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